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domenica 18 gennaio 2026

Totò il buono da De Sica a Pasolini

Inquadrature aperte e delimitate, quasi fisse. Illuminazione piatta, senza ombre. Il bambino trovato sotto le foglie del cavolo dalla donna  sola, anziana, gioiosa. Il funerale in carrozza coperta, seguito da un bambino solo, che avanza lento, nelle strade vuote, ripreso dall’alto, lontano e vicino. Un edificio grande sullo sfondo, tanto quanto lo schermo. Un giovane ne uscirà gioioso, saltellando. Una distesa grigiastra, vuota, occupa l’orizzonte Anche la musica si adegua, in autonomia, come usava nei film muti.
Il miracolo visivo è la riedizione, nel 1951, da parte di un regista del racconto, delle tecniche del primo cinema, degli still frame, animati per sequenza di immagini. Tra il metafisico di De Chirico e le nature morte di Morandi o Primo Conti. Piani fissi, molte facce, molte espressioni. È questo che fa l’attrattiva, ancora oggi, del film – la povertà contro la ricchezza, la bontà contro l’avidità in un mondo di still frames, variabili e immutabili. E spiega, particolare non insignificante, il Totò di Pasolini, specie di “Uccellacci e uccellini “, se e poiché il miracolo di Milano era stato scritto originariamente per Totò - e anche, in un primo momento, da Totò insieme con Zavattini.
Il “miracolo” lo fa De Sica con la tecnica, più che Zavattini col racconto. Tutto concorre alla narrazione fiabesca. Toto è probabilmente l’unico ragazzo che esce pieno di voglia di vivere dall’orfanotrofio. Per animare una landa desolata e polverosa. E la stessa tecnica di ripresa, come meravigliata, è applicata al quartiere e alla magione dei ricco, tutta luccichio - col servo appeso alla finestra per indicare direzione e intensità del vento.
Il Piccolo di Milano ne prepara, per i 75 anni del film, una versione teatrale. Che segue l’impianto di De Sica, del film, con facce-maschere, costumi e scenografie straripanti, dialoghi velocissimi, anzi monologali – un grande ritmo. La riesumazione del Piccolo è probabilmente in chiave “milanese”, per riconciliare la città, che all’epoca non aveva gradito, con uno dei suoi capolavori. L’ennesima celebrazione della città, dopo il trionfo atteso con l’Olimpiade. Ma con ragione, per il semplice fatto di proporsi, in epoca così distante e diversa, come apologo d’arte e non come saggio-denuncia – la lettura sulla quale si divisero spettatori e critica nel 1951, scontenti a sinistra, scontenti a destra, e allarmati i cattolici: di fiaba moderna, al cinema.
Vittorio De Sica, Miracolo a Milano, you tube

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