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sabato 24 gennaio 2026

La grazia è dello spettatore

La grazia, che il presidente della Repubblica ha il privilegio di concedere, a lui non è concessa. Sorrentino ritorna sul turbamento della politica, una sorta di potere del non potere, con questo dilemma. Il capo dello Sato, alla scadenza del mandato, deve decidere su due domande di grazia, e l’emanazione di una legge che introduce il suicidio volontario, “assistito”, che in fondo è – moralmente se non giuridicamente – la stessa cosa: disporre delle vite altrui.
Una sorta di riflessione giuridico-filosofica, che si dipana per due ore e un quarto, nei saloni quasi reclusori del Quirinale – poca la luce, pochi perfino gli spazi. Con l’ora d’aria sulle terrazze, per una sigaretta. Anche il personale vi diventa claustrale: la convivenza con la figlia, con la quale non ha mai condiviso niente – il vecchio padre, vecchio stile, e giurisperito perduto dietro le migliaia di pagine dei suoi trattati.  Con in più l’ossessione che l’amata moglie, alla quale sempre ritorna, alla prima immagine, al primo incontro, morta da dieci anni, lo abbia tradito “quarant'anni fa”.
Una narrazione forte, in cui Sorrentino è a sua volta forte – scrittore prima che regista. Tenuta su da attori veri, a cui Sorrentino – è la sua cifra – ama dare carattere e rilievo. Toni Servillo, Milvia Marigliano e Venturiello eccezionali, in ruoli forti, con Anna Ferzetti, la figlia onnipresente. Con caratterizzazioni a catena, in una o due scene, la giovane Linda Messerkingler sopra tutti, Alessia Giuliani, Francesco Martino. Presenze robuste anche nei ruoli secondari. Il corazziere col portasigarette per il presidente in terrazza, a cui fa la playlist – il presidente ama tutto, da Elvis al rap, e può farlo, è nel personaggio, non è una una forzatura goliardica. Il consigliere-avversario giuridico. Il figlio musicista, una brevissima scena, “da remoto”, che basta a raccontare il padre. Con la sola sbavatura del papa: nero e rasta. Che, per giunta, “fa” l’africano, deresponsabilizzato. Per Sorrentino, due stagioni di “The Pope”, il Vaticano è pop.
Pope pop? Ma, a ripensarci non è il solo deragliamento di questo pensoso pensamento sul potere impotente. 
Paolo Sorrentino, La grazia

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