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La grazia è dello spettatore
La grazia, che il presidente della Repubblica ha il
privilegio di concedere, a lui non è concessa. Sorrentino ritorna sul
turbamento della politica, una sorta di potere del non potere, con questo dilemma.
Il capo dello Sato, alla scadenza del mandato, deve decidere su due domande di
grazia, e l’emanazione di una legge che introduce il suicidio volontario, “assistito”,
che in fondo è – moralmente se non giuridicamente – la stessa cosa: disporre delle
vite altrui.
Una sorta di riflessione giuridico-filosofica, che si
dipana per due ore e un quarto, nei saloni quasi reclusori del Quirinale – poca
la luce, pochi perfino gli spazi. Con l’ora d’aria sulle terrazze, per una
sigaretta. Anche il personale vi diventa claustrale: la convivenza con la
figlia, con la quale non ha mai condiviso niente – il vecchio padre, vecchio
stile, e giurisperito perduto dietro le migliaia di pagine dei suoi trattati. Con in più l’ossessione che l’amata moglie, alla
quale sempre ritorna, alla prima immagine, al primo incontro, morta da dieci anni,
lo abbia tradito “quarant'anni fa”.
Una narrazione forte, in cui Sorrentino è a sua volta
forte – scrittore prima che regista. Tenuta su da attori veri, a cui Sorrentino
– è la sua cifra – ama dare carattere e rilievo. Toni Servillo, Milvia Marigliano e
Venturiello eccezionali, in ruoli forti, con Anna Ferzetti, la figlia onnipresente.
Con caratterizzazioni a catena, in una o due scene, la giovane Linda Messerkingler
sopra tutti, Alessia Giuliani, Francesco Martino. Presenze robuste anche nei ruoli
secondari. Il corazziere col portasigarette per il presidente in terrazza, a
cui fa la playlist – il presidente ama tutto, da Elvis al rap, e può
farlo, è nel personaggio, non è una una forzatura goliardica. Il consigliere-avversario
giuridico. Il figlio musicista, una brevissima scena, “da remoto”, che basta a raccontare il padre. Con la sola sbavatura del papa: nero e rasta. Che, per
giunta, “fa” l’africano, deresponsabilizzato. Per Sorrentino, due stagioni di “The Pope”, il Vaticano
è pop.
Pope pop?
Ma, a ripensarci non è il solo deragliamento di questo pensoso pensamento sul
potere impotente.
Paolo Sorrentino, La grazia
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