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Effetto Trump - l’Atlantico non divide
Si può considerare il primo anno di Trump come l’effetto di un politico
di second’ordine, un capopopolo, che semina arbitrio e discordie. Oppure inquadrarlo
nella politica nazionale americana, come delineata dall’annuale National
Security Strategy presidenziale, e confermata oggi dalla National Defense Strategy del Pentagono, a prescindere dalla personaltià del presidente – che peraltro
sa di teatrale, artefatto (specie l’adozione del linguaggio eccessivo dei social,
ma sempre calibrato).
Sull’Europa la Nss 2025 è stata molto chiara. Della Nato il revamping
deve essere a carico degli Europei. Alla Ue si guarda con riserva, per
l’assetto giuridico e politico - una non-entità statale, in nessuna forma, una
sorta di accordo multilaterale. E specchio di una società disorientata, tra
declino demografico e immigrazione incontrollata. Ma sempre in un quadro
“familiare”, di basi etiche e politiche comuni.
Il “declino” umano dell’Europa urta e impaurisce la cultura americana al
potere. Che è “identitaria” e “securitaria”. Per questo è motivo di
recriminazioni e rimproveri. Ma non ostile, muove al contrario da una sorta di
“identificazione” con l’Europa – dell’Europa vista a specchio.
In questo senso la Nss 2025 è stata recepita in Germania – sulla linea
non detta ma operativa di Meloni – dal cancelliere Merz: gli Stati Uniti hanno
bisogno di alleati solidi, se la Ue non può esserlo, la Germania lo sarà. Una
lettura il cui primo effetto è stato l’indebitamento Ue per 90 miliardi pro
Ucraina deciso a maggioranza.
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