skip to main |
skip to sidebar
Lo scandalo non fa più scandalo
Con un nuovo titolo e in un’ottica diversa, la rivista
ripropone un saggio di biografia di Luisa Casati di Soncino del 2003 -
che su questo è già capitato di recensire quando è stato riproposto la prima
volta, meno di un anno fa, il 12 aprile 2025. Non osannante. “Poche
sacerdotesse della moda sono state più dotate per la loro vocazione di Luisa
Casati, aristocratica milanese nata nel 1881 in una immensa ricchezza, che,
avendo probabilmente speso più soldi in abiti e gioielli di qualsiasi regina
della storia, morirà senza un soldo nel 1957” è l’inizio: “La Marchesa era
eccezionalmente alta e cadaverica, con una testa a forma di pugnale e un visino
piccolo e ferino inondato da occhi incandescenti. Illuminava le pupille con la
belladonna e ne anneriva i contorni con il kajal o l'inchiostro di china, incollando
una frangia di cinque centimetri di ciglia finte e strisce di velluto nero alle
palpebre. I suoi zigomi erano vertiginosi, il suo naso aquilino, la sua bocca
un taglio livido. Si incipriava la pelle di un bianco fungino e si tingeva i
capelli per farli sembrare una corona di fiamme. Questa maschera allarmante,
come osservò Cocteau, dava agli uomini l’illusione che la donna che la
indossava avesse deliberatamente devastato una grande bellezza, una bellezza
che in realtà non possedeva”.
Ebbe come tutte le
“divine”, se ricche, con D’Annunzio. Ma soprattuto si volle regina delle arti e
della moda a Parigi, tra Poiret, Schiaparelli, Picasso e i Balletti Russi. Più
che altro abbondando in stravaganze. Non semre sotto l’effetto di droghe. “A
Capri, nel 1920, riempì un guardaroba di abiti neri con strascico a cattedrale,
si tinse i capelli di verde, dipinse d’oro il corpo del suo servitore (che
crollò per il caldo e fu salvato dal soffocamento dal padrone di casa, che
raschiò via la doratura) e sfilò per le vie con una sfera di cristallo”. Nella
stagione veneziana usava non indossare nulla: “Gli abitanti di Venezia
assistevano regolarmente all’apparizione notturna dell’ospite più ricca e magra
che passeggiava per Piazza San Marco perfettamente nuda e di un bianco lunare
sotto un mantello di pelliccia, accompagnata da due ghepardi al guinzaglio
tempestato di diamanti e da un maestoso servitore negro con torce per
illuminare la scena”.
Luisa Annan, marchesa Casati di Soncino per
matrimonio, madre di una figlia non accudita, non era bella e decise di essere
un personaggio. Facendosi una vita teatrale. Spese per questo l’enorme patrimonio
ereditato dal padre (con una sorella gemella, che sarà sua ombra), un magnate
tessile milanese self-made man promosso a conte dal re
Umberto I, suo frequente ospite, per finire povera, solitaria e afflitta. Ma dopo
ben 76 anni, sopravvissuta a se stessa, al suo mito – morirà dimenticata nel
dopoguerra avanzato, nel 1957, anche se nell’ottimo quartiere londinese di Knightsbridge.
Ha fatto in tempo a innamorare anche
Kerouac, che le dedicò una quartina: “La marchesa Casati / È una bambola
vivente / Appuntata sul mio muro di Frisco / Skid Row"). Qualche anno
dopo, in memoriam.
Una vita teatrale. Una che si volle opera d’arte
vivente – oltre che collezionista molto preveggente – ispiratrice pare, di
Peggy Guggenheim, altrimenti avveduta. Insensata, si direbbe, da un punto di
vista ordinario, moralistico. Anche perché, conclude l’autrice, “i feticci e i
costumi perversi della Belle Époque di Luisa Casati non fanno più scandalo”. È per
questo che la rivista lo ripropone. Fra i contributi in morte di Valentino.
Una quasi biografia, che Thurman, la biografa di
Karen Bixen (coautrice del soggetto del film “La mia Africa”) ha poi
sintetizato in questo lungo racconto. Un saggio biografico soprattutto
interesante per i tanti paralleli che l’autrice trova con Karen Blixen. La
scritrice ha ben altro spessore, e tuttavia, sul piano umano, quasi una copia
della marchesa. Per lamagrezza provocata, per la petulanze, per il vezzo di vivere
con le ricchezze di altri.
Judith Thurman, The Heiress Who Blew a Vast
Fortune on Fashion, “The New Yorker Classics”, 15 settembre 2003, free online,
leggibile in italiano, L’ereditiera che ha sprecato una vasta fortuna nella
moda)
Nessun commento:
Posta un commento