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venerdì 23 gennaio 2026

Lo scandalo non fa più scandalo

Con un nuovo titolo e in un’ottica diversa, la rivista ripropone un saggio di biografia di Luisa Casati di Soncino del 2003 - che su questo è già capitato di recensire quando è stato riproposto la prima volta, meno di un anno fa, il 12 aprile 2025. Non osannante. “Poche sacerdotesse della moda sono state più dotate per la loro vocazione di Luisa Casati, aristocratica milanese nata nel 1881 in una immensa ricchezza, che, avendo probabilmente speso più soldi in abiti e gioielli di qualsiasi regina della storia, morirà senza un soldo nel 1957” è l’inizio: “La Marchesa era eccezionalmente alta e cadaverica, con una testa a forma di pugnale e un visino piccolo e ferino inondato da occhi incandescenti. Illuminava le pupille con la belladonna e ne anneriva i contorni con il kajal o l'inchiostro di china, incollando una frangia di cinque centimetri di ciglia finte e strisce di velluto nero alle palpebre. I suoi zigomi erano vertiginosi, il suo naso aquilino, la sua bocca un taglio livido. Si incipriava la pelle di un bianco fungino e si tingeva i capelli per farli sembrare una corona di fiamme. Questa maschera allarmante, come osservò Cocteau, dava agli uomini l’illusione che la donna che la indossava avesse deliberatamente devastato una grande bellezza, una bellezza che in realtà non possedeva”.
Ebbe come tutte le “divine”, se ricche, con D’Annunzio. Ma soprattuto si volle regina delle arti e della moda a Parigi, tra Poiret, Schiaparelli, Picasso e i Balletti Russi. Più che altro abbondando in stravaganze. Non semre sotto l’effetto di droghe. “A Capri, nel 1920, riempì un guardaroba di abiti neri con strascico a cattedrale, si tinse i capelli di verde, dipinse d’oro il corpo del suo servitore (che crollò per il caldo e fu salvato dal soffocamento dal padrone di casa, che raschiò via la doratura) e sfilò per le vie con una sfera di cristallo”. Nella stagione veneziana usava non indossare nulla: “Gli abitanti di Venezia assistevano regolarmente all’apparizione notturna dell’ospite più ricca e magra che passeggiava per Piazza San Marco perfettamente nuda e di un bianco lunare sotto un mantello di pelliccia, accompagnata da due ghepardi al guinzaglio tempestato di diamanti e da un maestoso servitore negro con torce per illuminare la scena”.
Luisa Annan, marchesa Casati di Soncino per matrimonio, madre di una figlia non accudita, non era bella e decise di essere un personaggio. Facendosi una vita teatrale. Spese per questo l’enorme patrimonio ereditato dal padre (con una sorella gemella, che sarà sua ombra), un magnate tessile milanese self-made man promosso a conte dal re Umberto I, suo frequente ospite, per finire povera, solitaria e afflitta. Ma dopo ben 76 anni, sopravvissuta a se stessa, al suo mito – morirà dimenticata nel dopoguerra avanzato, nel 1957, anche se nell’ottimo quartiere londinese di Knightsbridge.  Ha fatto in tempo a innamorare anche Kerouac, che le dedicò una quartina: “La marchesa Casati / È una bambola vivente / Appuntata sul mio muro di Frisco / Skid Row"). Qualche anno dopo, in memoriam.
Una vita teatrale. Una che si volle opera d’arte vivente – oltre che collezionista molto preveggente – ispiratrice pare, di Peggy Guggenheim, altrimenti avveduta. Insensata, si direbbe, da un punto di vista ordinario, moralistico. Anche perché, conclude l’autrice, “i feticci e i costumi perversi della Belle Époque di Luisa Casati non fanno più scandalo”. È per questo che la rivista lo ripropone. Fra i contributi in morte di Valentino.
Una quasi biografia, che Thurman, la biografa di Karen Bixen (coautrice del soggetto del film “La mia Africa”) ha poi sintetizato in questo lungo racconto. Un saggio biografico soprattutto interesante per i tanti paralleli che l’autrice trova con Karen Blixen. La scritrice ha ben altro spessore, e tuttavia, sul piano umano, quasi una copia della marchesa. Per lamagrezza provocata, per la petulanze, per il vezzo di vivere con le ricchezze di altri.
Judith Thurman, The Heiress Who Blew a Vast Fortune on Fashion, “The New Yorker Classics”, 15 settembre 2003, free online, leggibile in italiano, L’ereditiera che ha sprecato una vasta fortuna nella moda)

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