Giuseppe Leuzzi
Emilio Jona, che ricorda centenario in un libro di
ricordi le donne che salvarono lui e i suoi familiari dal lager, cita in
un’intervista con Baudino su “La Stampa” “un vecchio detto piemontese”: “A I
su gni e se I savisi ai savria gni”, non so nulla, e anche se sapessi non
saprei. Allora è vero che l’omertà ce l’hanno portata i Carabineri, il
Piemonte.
Il Sud è teatro
Goffredo Fofi, “Arcipelago
Sud”, 308, è tassativo: “Il grande teatro italiano del Novecento è legato
anzitutto al Sud, i grandi del teatro italiano del Novecento sono Pirandello, il
cui genio è stato universalmente riconosciuto, e che ha influito enormemente sul teatro moderno, anche su quello delle avanguardie, e con lui Eduardo, Viviani,
Carmelo Bene, ai quali aggiungerei Totò, che era non solo attore ma anche
autore di se stesso. Sono i cinque grandi del Novecento, grandi come Goldoni e
Alfieri lo sono stati prima di loro”.
E forse anche De Simone,
stranamente ingrato a Fofi – non lo menziona mai. E il suo amato Brancati, e
Camilleri, Martoglio, lo stesso Sciascia. E D‘Annunzio – o Pescara la
mettiamo al Nord? E Verga?
Certo, c’è anche Fo. E
Testori? Franca Valeri, forse Natalia Ginzburg. Ma il Sud per una volta non è
appiattito.
Il Nobel è grande
se lombardo
Curioso quadro fa Paolo Di Stefano
su “La lettura” esumando le cronache e i commenti del “Corriere della sera” ai
Nobel italiani. Per l’entusiasmo maggiore riservato ai Nob Letteratura rispetto
a quelli scientifici, Fisica, Medicina, Chimica, Economia. E ai vincitori
lombardi rispetto a quelli di fuori regione, specie se del Sud, compresa Grazia
Deledda, collaboratrice del giornale, e poi Pirandello.
I Nobel non letterari vanno in
prima pagina solo dal 1984 con Rubbia. Seguito l’anno seguente da Franco
Modigliani per l’Economia, celebrato in prima pagina da Mario Monti - e poi nel
1986 con Rita Levi Montalcini (Medicina) e Giorgio Parisi (Fisica) nel 2021. Prima
di Rubbia si contano nove Nobel scientifici, con poche righe sul giornale, al
più un titolo, in pagine interne e remote. Per tutti - compreso il Nobel a Fermi
del 1938, che poi da Stoccolma non avrebbe fatto ritorno in Italia, “prendendo
il volo verso l’esilio americano, con la moglie Laura Cappon minacciata dalle recenti
leggi razziali”. Unica eccezione per il chimico Natta, “tutto milanese”,
osannato, in prima pagina e all’interno a firma di Alberto Cavallari, e per più
giorni.
Per la Letteratura (premiati
Carducci, Deledda, Pirandello, Quasimodo, Montale, Fo) Deledda e Pirandello “non
andarono in prima pagina”. Grazia Deledda aveva collaborato al “Corriere della sera”
“a cadenze regolari dal 1910”, ma “non guadagnerà mai la prima pagina”. Diverso
nel 1997 il trattamento per Dario Fo, milanese cona Natta: “Quel giorno il
riconoscimento al «giullare» occupava ben tre pagine”.
Più che la salute
pesa l’istruzione
Usa fare i conti con
raccapriccio di quanto le regioni meridionali, la Calabria soprattutto, spendono
per le cure sanitarie dei residenti fuori regione, normalmente per specialisti,
cliniche e ospedali da Roma in su. Un conto che però andrebbe defalcato di
quanto le altre Regioni spendono per la sanità fuori regione – la Calabria ci
rimette più di tutte le altre Regioni per non avere praticamente crediti, all’infuori
di qualche avventurato turista oppure emigrato di ritorno temporaneo,
occasionale. Ma il vero salasso non è questo – quella per la sanità è una spesa “traslata”,
differita geograficamente. Il salasso è l’istruzione, che in larga percentuale,
anche nove su dieci, è a perdere: il Sud investe per formazioni che verranno
utili e produttive fuori, lontano.
Non solo una perdita, ma un
drenaggio di risorse cospicuo - su base familiare si direbbe enorme. Un corso
universitario fuori sede, a Roma, Firenze, Bologna, Milano, Torino – o negli esamifici
di Siena, Pisa, un tempo Camerino - per tre-cinque anni, più le specializzazioni,
costa fra i 40 e gli 80 mila euro. In una bilancia dei pagamenti regionali, sarebbe
la voce maggiore d’impoverimento: nell’80-90 per cento dei casi la formazione del
futuro professionista sarà stata pagata dalla “Calabria” per altre economie
regionali.
Per esempio i medici. La regione
Calabria non ne trova, deve cercarli a Cuba – per poco o molto che li paghi
sono altri capitali dirottati fuori, su Cuba. Ma a Roma è raro non imbattersi in medici,
specialisti, di origine calabrese. I medici calabresi che non sono tornati a
esercitare in Calabria sono nell’ordine delle decine di migliaia.
Cronache della
differenza: Milano
Prezzi raddoppiati e alberghi
completi per febbraio, per l’Olimpiade. In questo Milano è maestra, degli
“eventi”. Da vecchia piazza fieristica. Inventarsi il superfluo e imporlo come
necessario – lo sci a Milano, come il “miracolo” di De Sica-Zavattini.
E dunque con la legge Renzi
Milano ha il primato mondiale di residenza dei ricchi: “Milano prima al
mondo per concentrazione di ricchi”. Nella proporzione iperbolica di 1
residente milionario su 12 – a New York 1 ogni 22 abitanti, a Londra 1 ogni 41, a Roma 1
ogni 54. Camminare per Milano ora fa impressione, come scivolare su marciapiedi
di dollari.
Come numeri assoluti è
un’altra storia: New York conta 384.500 milionari – con 818 centomilionari. Milano ne ha solo 115.000. Alla pari con
Pechino, una capitale morale e una comunista Ma a Milano si potrebbe dire un
fatto mafioso: ha miliardari di ogni risma e paese, che vi prendono la
residenza perché non pagano le tasse. La teoria della mafia capitalista
inciampava nell’unigenerazionale – non ci sono successioni. Milano ha risolto
l’inciampo.
Nella corsa a metropoli la
città si celebra con un “Atlante della nera milanese”. Ma lo ha compilato e
illustra un Giuseppe Paternò Raddusa, nobile, ma di Acireale. Il ponte con la
Sicilia Milano ce l’ha da (almeno) un secolo e mezzo.
Milano non si priva di linfa
straniera, il leghismo funziona al contrario, è una sorta di ventosa,
succhiasangue.
“Benessere, Milano riferimento
mondiale”, grande titolo. Ma è la spesa per il benessere. Del corpo, dei
massaggi, le cure estetiche. È il messaggio pubblicitario di Tecnogym,
all’evento con Wellness Foundation. Cava soldi da ogni piega.
“Milano è un contesto mafioso,
né più né meno di come può esserlo in Calabria”, dichiara in Tribunale
Alessandra Cerreti, la pm antimafia di Milano al processo “Hydra” da lei
azionato. Cerreti è di Messina. La città che vive con la Calabria in faccia. Ma
ha sempre lavorato, e fatto carriera, a Milano. Il tutto mafia non risparmia
nessuno.
A metà 1897 la Scala,
finanziata dal Comune, dovette chiudere. Riaprì un anno e mezzo dopo con fondi
privati, promossi e gestiti da Guido Visconti di Modrone, con Arrigo Boito, e la
direzione di Toscanini. E l’ostracismo a Verdi. Toscanini programma solo
Wagner. con Berlioz e Meyerbeer. E i veristi dell’editore Sonzogno, succeduto a
Ricordi come organizzatore musicale, Mascagni, Boito.
La Scala verista di Sonzogno
programma anche il debutto di Puccini, con “Edgar”. Ma nel 1904 “Madame
Butterfly” vi debutterà con un “clamoroso fiasco” - non abbastanza
sentimentale. Milano era una città di provincia.
“7”, il settimanale del “Corriere della sera”,
si interroga nel numero di fine anno su Milano, ma non si preoccupa molto:
“Milano che corre e cambia”. Anche in tema “sicurezza”, per il quale la città è
“finita sulle copertine di tutto il mondo per la pessima percezione che
serpeggia tra i residenti”. Non per il numero dei reati. “I dati Censis hanno
certificato che, tra i giovani, il 70 per cento”, due su tre, “ha paura a
tornare a casa da solo la notte”. Ma non c’è da preoccuparsi: “In quale
metropoli un ragazzo o una ragazza (ma diciamo pure chiunque) sarebbe
matematicamente tranquillo e sereno a rientrare a casa alle due, le tre di
note”. Matematicamente, certo, e come sarebbe possibile?
Nuova Urbanistica, verticale, affitti
carissimi, case introvabili. Milano ha una densità demografica di 7 mila abitanti per kmq. Quasi quanto
Napoli, (8.500), il triplo di Palermo.
Milano, scrive Eric Ambler nel suo romanzo
ambrosiano d’anteguerra, “è né più né meno che una versione italiana di
Birmingham”. Sapere com’è Birmingham non è dato, Milano dovrebbe essere meglio,
è il posto più ricco in Europa. Ma Ambler ne fa pure il centro della
corruzione, e questo non è contestabile.
“Villa Borghese è stupenda. Roma è stupenda”, Achille
Lauro spiega a Cazzullo sul “Corriere della sera”, “la mia città. Anche se vivo
a Milano, dove succedono un sacco di cose”. È la ricetta, il moto perpetuo:
evita di riflettere, basta guadagnare.
Bianciardi, che ci ha passato
metà della vita, lavorando venti ore al giorno, peggio di un milanese, non la
amava. Dalle sue lettere agli amici Crosetti può estrarre un florilegio di
insulti: “Milano è un luna park dove la folla compra, compra, compra. Per il
resto, non è una città, non è un paese, non è niente. È solo una gran macchina
caotica, senza cielo sopra e senza anima dentro. Andrebbe minata. Eppure in
tanti si ostinano a dire che è il cuore dell’Italia”. Milanesi?
“Un amico medico primario”, scrive su “7” Cristiana
Mainardi, milanese di adozione (“anch’io sono Milano”), “moglie insegnante, due
figli, anche lui ha rinunciato a comprare casa”, troppo cara. “E pensare”,
aggiunge, “che il suo reparto…è casa per migliaia di milanesi, con rari spazi
liberi, perché la prima cura, dopo l’abnegazione professionale, è la relazione.
Gli ho chiesto di che cosa è ammalata Milano. «Di malattia psicosomatica» ha
risposto senza indugi”. Di guardarsi l’ombelico – come si può essere, altrimenti,
leghisti?
Paolo Jannacci e Paolo Rossi si
esibiscono allo speciale di Fazio per Ornella Vanoni con un dialogo
interminabile di elogi per Milano. Non si sa che pensare: cattivo gusto di
Fazio? una città bisognosa di conferme? Dopo la dedica della famosa “aiuola” a Ornella,
come Milano fa ormai da una dozzina d’anni – annettersi le personalità di cui si
parla con una targa di marmo su un alberello o lo slargo di un portone.
leuzzi@antiit.eu

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