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venerdì 20 maggio 2016

Rommel senza cervello, Roma non romana

“Anche adesso giurerei che Rommel sia stato proprio il miglior generale del mondo. Non è vero che egli avesse l’intelligenza di un sergente furiere, come qualcuno ha voluto dire più tardi. Probabilmente non ebbe mai neanche quella”. Come il sempre giovanile Kierkegaard, il giovane Comparoni in arte D’Arzo amava le prefazioni. Qui racconta in prefazione la “generazione perduta” che va alla guerra, ripromettendosi di non parlarne. In caserma, in Croazia, in Libia, e in Libia a Alamein. Un racconto che basterebbe da solo a imporne la ripresa – non fosse che la buona letteratura, quindi anche DArzo, è cancellata da decenni.
Col generalissimo di Hitler va la resa, ai terribili “Australiani di Freiberg”: “All’epica nessuno pensò, e neanche ai libri. Credo proprio che non pensassimo a niente”. A cui succede “la frase magnifica” del “colonnello Lawrence d’Arabia”: la “morte in vita”. Nel campo di prigionia “per due anni quasi ai piedi dell’Himalaia, a Lahore, in mezzo ad altri 4200 ufficiali”. Poi la liberazione, tra i primi, e la scoperta, ancora con la divisa, dell’autunno a Roma: “Sempre bella, a settembre lo è due volte di più”. Perché “Roma non è Milano. È la città meno romana del mondo”.
Un narratore a molte corde, lascito sicuro del Novecento anche se lo ha vissuto poco. In questa raccolta c’è anche - “Una storia così” - una morte straordinaria, che cambia natura: è impotente. Una  “Elegia alla signora Nodier”, racconto non nodieriano (la signora è solo una vicina di campagna), che termina alla Nodier: il mondo bislacco della donna è “una storia vera”. La figura del “padre” fa risorgere nel racconto più lungo, quello del titolo: “I padri non dovrebbero mai piangere”, e il padre “è l’uomo più buono di tutti, al quale si è attaccati più di ogni altro… Si piglino dieci uomini, il più buono, il più forte, il più comprensivo, il più affettuoso ed altri sei: l’insieme di costoro dà il padre”.
Una prosa che rotola,  all’apparenza senza un centro – curiosamente analoga a quella del contemporaneo Fenoglio. Senza una storia o aneddoto da raccontare. Ma i suoi mondi restano vivi.
Silvio D’Arzo, L’uomo che camminava per le strade

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