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sabato 24 marzo 2018

La guerra è fra Trump e Xi

La guerra commerciale di Trump si allarga e si restringe. Si allarga ad altri prodotti, oltre a quelli siderurgici già sotto dazio. I 128 dazi decretati l’altro ieri a Washington si riferiscono a 3 miliardi di importazioni, quelli allo studio saranno venti volte tanto. Colpiranno almeno un decimo delle importazioni dalla Cina, oggi sui 500-600 miliardi di dollari (un terzo di tutto il pil italiano). La guerra commerciale si restringe infatti alla Cina: la serie di eccezioni decretate per le importazioni siderurgiche (Ue, Canada, Messico, Australia, Brasile, Argentina e Corea del Sud) verrà applicata anche per i dazi che si annunciano.
Usa prendere un provvedimento generale e poi restringerne la portata per evitare le sanzioni della Wto, l’organizzazione mondiale del commercio, che non ammette misure mirate contro un particolare paese.

La decisione di Trump interrompe il trentennio di relazioni commerciali  privilegiate tra Usa e Cina, avviate dopo – e malgrado - le stragi di Tienanmen. Su questa base, si ritiene, si è sviluppata la liberalizzazione mondiale del commercio che si dice globalizzazione. Trump è arrivato a questa decisione dopo avere incontrato il presidente cinese Xi Jinping. L’unico leader mondiale con cui ha avuto contatti approfonditi, dapprima in Florida, dopo la sua elezione, e a novembre in Cina.  

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