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giovedì 18 ottobre 2018

Il mondo com'è (356)

astolfo


Arabia Saudita – Un secolo di relazioni strette e ininterrotte con gli Stati Uniti vanno alla fine con l’assassinio del giornalista Kashoggi nel consolato saudita di Istanbul? Il segretario d Stato americano Pompeo e il principe ereditario saudita, Mohammed ben Salman, lo negano. E sono anche convincenti: nessuno dei due partner ha il minimo interesse a dissolverle. Gli Stati Uniti sono anche impegnati a sostegno dell’Arabia Saudita nello Yemen, dai tempi di Obama, contro l’Iran, in una guerra che non può essere perduta.
L’assassinio di Kashoggi in una sede diplomatica saudita non è il primo incidente grave tra i due paesi. La relazione privilegiata è sopravvissuta a Bin Laden, esponente di una famiglia saudita legata alla famiglia reale, e all’11 settembre, opera di un commando prevalentemente saudita. Nonché al finanziamento saudita, diretto o indiretto, al terrorismo islamico di ispirazione wahabita-salafita, la matrice dell’Is, in Siria e altrove.
L’Arabia Saudita, dopo la Libia, è stata nel Medio Oriente il posto dove gli Stati Uniti hanno da più tempo operato, e con successo. Inizialmente per erodere la sfera d’influenza britannica. Prima della prima guerra mondiale. Il petrolio era allora iracheno, e persiano, saldamente presidiato dalla Gran Bretagna, con minori interessi francesi. La Standard Oil e il governo federale Usa puntarono allora sugli sceiccati della penisola arabica, tra i quali emergeva Abdelaziz Ibn Saud, il futuro sceicco dalle cento mogli, il fondatore della dinastia e della Arabia Saudita, di cui i regnanti successivi alla sua morte nel 1953 sono figli, cinque – l’ultimo nella linea di successione diretta sarà il re in carica, Salman.
Su di lui puntarono perché fra tutti il più attivo e energico. Saud dovette farsi strada contro gli Hussein, protettori della Mecca, protetti a loro volta da Londra. Gli Stati Uniti si affacciarono nell’area, in vista dello sfruttamento del petrolio, in veste antibritannica, e patrocinarono sempre Saud. Gi approcci diplomatici e la protezione paramilitare si concretizzarono nel 1933 in un accordo petrolifero, che diede praticamente agli Stati Uniti il monopolio del petrolio in quella che diventerà rapidamente la più grande riserva mondiale di petrolio per l’esportazione.
La grande compagnia petrolifera di Stato saudita, l’Aramco, è stata fino alla nazionalizzazione nel 1976 la Arabian American Company. Tutt’oggi l’Aramco è gestita da manager americani – al vertice è una donna, Lynn Laverty Elsenhans, ex Shell. Col compito di portare l’Aramco in Borsa – la società si ritiene capitalizzerà abbastanza per finanziare il reame per qualche anno.  

Ildegarda di Bingen – È celebrata come anticipatrice delle terapie integrate. Proclamata infine santa, a otto secoli dalla morte, per chiara fama senza istruttoria, senza bisogno di “prove”, e poi dottore della chiesa, a opera del papa tedesco Ratzinger, è stata protagonista a Stresa da venerdì a domenica di un convegno medico. Non è il primo, è il secondo convegno nel suo nome, della “medicina hildegardiana”: “La Discretio di santa Ildegarda nell’approccio integrato alle malattie croniche”. Una novità e una conferma: “La medicina di santa Ildegarda” da molti anni long-seller delle Edizioni Mediterranee.
Una anticipatrice delle terapie integrate che di sé diceva: “Io sono senza istruzione e non so nulla delle cose del mondo esteriore, è nella mia anima che sono istruita”. Ma conscia dei propri mezzi, secondo la sua diagnosi dell’essere umano: “È l’uomo un microcosmo, l’essere razionale che assorbe il mondo, di cui è sintesi significativa e attiva”. Personalmente fu molti attiva.
Una falsa fragile, che visse ottant’anni, e dominò il suo secolo, il dodicesimo – modello poi di Caterina da Siena: badessa di molti conventi, mistica, filosofa, filologa, teologa, poetessa, musicista, pittrice, e naturalista, ambientalista e guaritrice, nonché, a tempo perso, predicatrice, e esorcista. Conventuale, ma ben nel mondo. Rigida amministratrice. Consigliera e fustigatrice dei potenti. Psicologa. Della malinconia, antesignana della moderna depressione, non benevola:
“I malinconici hanno le ossa grandi con poco midollo, che è tanto ardente da renderli incontinenti con le donne come le vipere”, equini, “sono libidinosi come gli asini”. Non è il solo accenno alla sessualità, vissuta allora senza pregiudizio.
 “La luce che vedo non è limitata nello spazio, è più brillante di una nuvola che porta il sole, la chiamo Riflesso della Luce della Vita”, diceva. Essa stessa una visione, badessa girovaga, malgrado l’obbligo regolamentare alla Stabilitas Loci, consigliera di quattro papi, due imperatori, Barbarossa incluso, il re d’Inghilterra Henri II, Bernardo di Chiaravalle, e di margravi, vescovi, abati, ai quali scriveva dettando, a monaci esperti di latino. Che, devoti, ne trascrissero gli inni, farciti di lancinanti verghe, copule, amplessi, amplessatori, di poesia odiernamente scabrosa nel repertorio di Rémy de Gourmont: “Oh virga ac diadema\purpure Regis”, invoca per la Madonna, o verga e corona\purpurea del Re. Nonché le opere di edificazione, un bestiario di sorprendente bizzarria, e un inferno non turbato da vendette. Di cui pure non mancarono occasioni alla fondatrice di conventi, colpita d’interdetto alla soglia della morte, per gelosia, e per la debolezza dell’intima amica Riccarda von Stade, che la accusò – di che non si sa. Per questo, e per gli intralci burocratici tedeschi, difficile da santificare, ma la chiesa la iscrisse d’autorità nel Martyrologium Romanum.
Era epoca di forte pietà. Venerata era stata lungo il Reno la santa Vigefortis, la Crocifissa barbuta. Ildegarda, donna santa benché voluttuosa e aspra, impose a penitenza il Sacro Cuore di Gesù, pugnalato, sanguinante, purulento, materia dei primi venerdì del mese e le orride novene della buona morte, che il santo Francesco di Sales rinverdirà e la vergine Maria di Alacocque consacrerà. L’anello da san Bernardo inviato alla santa recava inciso: “Mi piace soffrire”. Ma l’epoca ebbe pure culto profondo dello Spirito, invocato nei suoi sette doni, primo di tutti l’intelligenza.
La “Prophetissa teutonica” Ildegarda era la decima figlia, e fu per questo data in decima dai genitori alla chiesa. Ciò avveniva un secolo dopo il Mille, la Germania allora era pia, e il Reno, la via dei soldati romani, era via dei preti, possesso dei vescovi di San Gallo, Costanza, Basilea, Strasburgo, Spira, Worms, Magonza, Treviri e Colonia, provincia domenicana da Basilea a Rotterdam. I luoghi a lungo furono fertili di molteplici beatitudini, Gela, Jutta, Lioba, la deliziosa autrice di lettere a san Bonifazio di Crediton, Guda, Gisella, la dolce figlia di Brömser, il castello che domina il Ginger Loch, sotto l’ala vigile del vescovo di Magonza, oggi museo del vino, Adelaide, moglie, madre e nonna dei tre Ottone, Herrade, Ildegarda, Iltrude, la penitente di papa Eugenio, Taulero il sognatore, Tommaso da Kempis, Heinrich Seuse, il “Suso”, Gerardus Magnus, e Meister Eckart naturalmente.
Ci sono professioni che innalzano lo spirito. Fu amministratore di Saxonia o Teutonica, una provincia di quarantasette conventi femminili, nonché maestro di teologia, Meister Eckhart. Ildegarda rinnovò la santità. 

Trasformismo – Nasce formalmente con Depretis a fine 1878. Dopo due governi dello stesso Depretis interamente di sinistra, i primi e unici della storia d’Italia (vararono la scuola obbligatoria e pubblica, gratuita per tutti i bambini), entrambi implosi per litigi interni alla stessa sinistra. Ma come concetto politico, sotto il nome di “connubio”, è opera originaria di Cavour. Il “Gattopardo” viene da lontano.
Da ministro del conservatore D’Azeglio, Cavour volle l’apertura a sinistra, con i democratici di Rattazzi, per scongiurare ogni possibilità di rivoluzione. Con un governo “centro-sinistro”, a fine 1851, che coronava una carriera politica fulminea. In due anni Cavour passò da capo della maggioranza parlamentare dopo il successo personale a Torino nelle due elezioni del 1849 (la prima, che aveva visto il successo dei Democratici, era stata invalidata dal nuovo re Vittorio Emanuele II), a ministro dell’Agricoltura e Commercio nel governo D’Azeglio, a ministro delle Finanze dello stesso governo, a capo del governo.
Destra e Sinistra dell’epoca necessitano un chiarimento. Il governo ultradestro di D’Azeglio, varato all’indomani della sconfitta del 1849 e della fine dell’esperimento di Carlo Alberto con la Sinistra,  si reggeva con i voti della Destra di Menabrea. Ma era anticlericale, varò le leggi Siccardi, severe contro i beni e la funzione della chiesa, e studiava il matrimonio civile, anatema per il Vaticano. Aveva inoltre avviato con Cavour, ministro dell’Agricoltura e del Commercio, e poi delle Finanze, la riforma della produzione e dell’economia. La Sinistra doveva quindi votare le “sue” leggi, fatte da un governo di destra. Una incongruenza che Cavour sfruttò per sostituirsi a D’Azeglio: fare le cose della Sinistra con la Sinistra. Quando il colpo di mano del 2 dicembre 1851 a Parigi portò al potere il futuro Napoleone III, presunto rivoluzionario, Cavour ne approfittò con un progetto che avrebbe dovuto spuntare alla radice ogni ipotesi sovversiva a Torino: allearsi con la Sinistra.


astolfo@antiit.eu

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