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martedì 30 ottobre 2018

La felicità corre sull’Appennino

Un racconto semplice, come il libro di viaggio cui si ispira, di Paolo Rumiz lungo l’Appennino su una Topolino nel 2006. I personaggi, con qualche anno in più, sono gli stessi. Rumiz e la Topolino legano nel montaggio i vari episodi, le storie del viaggio. Senza una trama, ma un racconto che si dipana agile: due ore senza stanchezze né cadute di attenzione.
Un racconto corale. Di esperienze diverse, dalla musicologia alla pastorizia. Ma tutte felici: un racconto di felicità. Anche nella fatica e nell’abbandono, l’Appennino non è facile, specie la parte continentale, tosco-emiliana. Un pieno di energia: volontà, curiosità, applicazione, rispetto di sé.
Si pensa – si dice – un viaggio nella natura. “La leggenda dei monti naviganti” Rumiz ha svolto nel 2002 (Alpi) e nel 2006 (Appennino) in ambito extra-urbano, per ambienti anzi impervi e isolati, lungo strade e sentieri poco battuti. Ma la natura non è granché, nel libro come nel film. E le storie che incontra e narra sono per lo più di privazioni: fatica, isolamento, bisogno più spesso che guadagno. La gente invece sì, quella che ha scelto l’Appennino: la loro scelta è per un modo di essere. Senza conti del dare e avere. La felicità vuole essere semplice, nei consumi come nei bisogni.  
Alessandro Scillitani, Ritorno su monti naviganti

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