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lunedì 23 settembre 2019

A Sud del S ud - il Sud visto da sotto (403)

Giuseppe Leuzzi


La Costituzione campana
De Luca in cattedra, il presidente della Regione Campania, al forum Ambrosetti a Cernobbio, gli stati generali degli afafri in Italia. Con la fine del precariato nel pubblico impiego – i “socialmemte utili” di Prodi, pagati ai Comuni dallo Stato: “Lo sapete quanti ce ne sono nella Regione Campania? Circa 20 mila”. Grazie al ritorno alla Costituzione, con i concorsi e l’assunzione a tempo indeterminato.
Diecimila dei ventimila precari, assicura, saranno costituzionalizzati in tre anni. “I primi tremila giovani entreranno a novembre”, esaminati dal Formez, cioè dallo Stato. La Regione paga l’anno di formazione dei neo assunti, i Comuni subentreranno con lo stipendio.Sembra l’uovo di Colombo.
A novembre – ancora il ciclone De Luca - partirà un concorso specialistico, per rafforzare i 46 centri per l’impiego della Regione Campania. In polemica non sommessa con i nuovi alleati 5 Stelle – alleati del suo partito, il Pd: “Il reddito di cittadinanza è il più grande atto di masochismo del Sud prodotto da un ministro del Sud. La misura, in questo momento, ha prodotto la quasi scomparsa del lavoro stagionale”. Uno. Due: “L’esercito dei precari storici adesso si vuole implementare con altri 471 navigatori”. Parte del piccolo esercito, continua, di tremila operatori assunti in deroga delle norme che regolano la Pubblica Amministrazione. Da una Anpal Servizi che è una società di diritto privato. Per due anni. Di non specialisti del mercato del lavoro e dell’avviamento al lavoro. Senza concorso, per titoli e una sola prova scritta, giusto per giustificare le assunzioni.
Non si può dire, ma è un fatto: Napoli trabocca di idee, buone. .

La tenuta del Sud
Robert Walser, che usava molto camminare, e vestire in fogge eccentriche, dice di sé nel racconto “Wurzburg”: “La mia tenuta di marciatore evocava un po’ l’Italia del Sud”. Non dice in che modo evocava l’Italia del Sud, dove non è mai stato. Ma è tale da suscitare meraviglia, e agli occhi di molti la riprovazione: vuole dire che vestiva esagerato o sbagliato?
L’abbigliamento contestato così si fa spiegare dal poeta bavarese Max Dauthendey che lo ospita generoso: “Assomigliate, amico mio, a un abitante di paesi che non esistono che nella vostra testa, mentre dovreste avere l’aria, che sarebbe raccomandabile, di un  semplice peccatore tra gli uomini, o di un contemporaneo tra i contemporanei”. E: “Siete intelligente, tutti lo sanno, ed è evidente che è la vostra ostinazione, giovanile e collerica, che fa di vioi un personaggio bizzarro. Ma non c’è alcun senso a voler apparire strano e bizzarro. Questo modo di distinguersi deve essere considerato totalmente erroneo. Per distinguersi”, basterebbe “non esibire che competenze”. Questo sì, è roba del Sud, da dirsi meglio al Sud.
In altro racconto della stessa raccolta (“Vita di poeta”), “La zia”, lo scrittore si dice abbigliato”di un pantalone verde cacciatore e di una blsa blu e bianca”. Di fantasia, colorato. Un tempo, prima dell’adozione del grigio-nero Armani d’ordinanza, il Sud vestiva anche molto colorato, anche gli uomini.

L’amicizia sarda
Nei “Racconti del maresciallo” il padano professo Soldati fa di passata l’elogio dell’“amicizia sarda”, come un qualcosa di unico. Un’osservazione antropologica, senza attinenza con la narrazione: dell’amicizia di un personaggio che ama dice che è come quella sarda.
Il maresciallo dei racconti di Soldati si è rivelato essere Salvatore Careddu, di Olbia. Sue le storie, racconterà Careddu, che Soldati trascriveva:  “Ci vedevamo una volta la settimana, io raccontavo le mie storie, lui prendeva appunti”. Lo racconterà nel 1996, in pensione e scrittore debuttante, quando Soldati era infermo a casa. A “la Repubblica” confidando: “Soldati crede nell’amicizia in maniera spaventosa, un sentimento che ha sempre vissuto intensamente”. Ma precisa: “Ci presentarono nel 1972”. Mentre i “Racconti del maresciallo” sono pubblicati nel 1967 – la prima serie, quella dei “racconti” dell’amico, la seconda, “Nuovi racconti del maresciallo”, del 1984, è una (piccola) serie per la tv, tecnologica, avventurosa, cosmopolita, e poco amichevole.
Il suo maresciallo Soldati vuole già negli anni 1960 non più giovane, anzi prossimo alla pensione. E una “figura semplice, esemplate. Protettiva”, spiega Soldati ai lettori con la seconda raccolta, 1984: un “bisogno” e un “istinto”, “che in termini psico-analitici si chiama la ricerca del padre”.

Soldati ha, nei “Racconti del maresciallo”, una cameriera ladra della diva in casa della quale lavora, che, perdonata, sarà la sua fedele “dama di compagnia, la sua segretaria, la sua factotum”. Per “crudeltà? capacità di calcolo?” della diva? “No”, la diva “è soltanto una creatura dell’Italia centro-meridionale, una povera creatura che, con tutti i suoi miliardi, non può credere a niente, se non alla morte e al denaro”.

Quattro euro a sacchetto di spazzatura
Imposte locali record al Sud, per servizi invece al di sotto della media, e dell’accettabilità. Nella sanità malgrado i superticket. Peggio ancora nel trattamento dei rifiuti. Le città con la Tari, l’imposta sui rifiuti urbani, più alta sono nell’ordine: Trapani € 550 (per utenza domestica, 80 mq., nucleo familiare di 4 componenti, reddito Isee di 25 mila euro), Benevento 492, Agrigento 470, Reggio Calabria e Salerno 461.
Una tassa che, unitamente alla Tasi, in aree a forte emigrazione, porta i paesi inevitabilmente allo spossesso e all’abbandono. Le case di origine, di famiglia, essendo ipertassate per niente. Un calcolo molto semplice: per 30-40 giorni di presenza nella casa di famiglia in un borgo reggino in Calabria porta a € 4 per sacchetto di spazzatura.
Ma c’è un Sud migliore anche del resto d’Italia. Potenza, città ordinata e pulitissima, ha il record  per il costo minore della Tari: appena 133 euro per famiglia tipo.    

Milano
Si apre a mesi l’Expo a Dubai: 192 paesi espositori, attesi 25 milioni di visitatori. A Dubai, che trent’anni fa era un deserto di nomadi. Milano, che non cessa di farsene vanto, ha avuto 137 paesi espositori, con 22 milioni di visitatori. Comprese le scolaresche, che Dubai per ovvii motivi non ha – fa in tutto tre milioni di abitanti.

È stata la città della Lega. Anzi protoleghista: quando la Lega, tra Lombardia e Veneto, non assommava al 4 per cento del voto, aveva eletto un sindaco leghista, Formentini. Milano Uno, la circoscrizione dei ricchi e degli intellettuali milanesi, non i borgatari di ringhiera.

Ha prodotto il peggio della politica nazionale, dal generale che fucilava i dimostranti a Mussolini e Bossi. Non escluso Berlusconi. Li crea, li impone, e poi li abbatte. È città frou-frou, come la dice Camilla Cederna. Ma non senza danni.

Contro Berlusconi è arrivata alla persecuzione poliziesca, per anni e decenni, con migliaia di guardie mobilitate. Per invidia. Dell’unica azienda forse onesta in città.

Milano non ha istituzioni scientifiche. Ne ha creata una, Human Technopole, per utilizzare le costruzioni dell’Expo, ma ancora non ha niente – l’ha varata due anni fa, e la avvierà forse nel 2024. Tre giovani ricercatori all’estero hanno intanto dato la disponibilità a lavorarci e tanto basta a Dario Di Vico, purtroppo, per dichiararla sul “Corriere della sera” Città della Scienza, “un ruolo che tra le grandi città europee può forse vantare soltanto Londra”.

La propaganda è l’anima del commercio anche per la scienza. Per ora del business statale: “HT è una fondazione di diritto privato”, spiega il finto ingenuo Dario, “finanziata con 140 milioni l’anno dal ministero dell’Economia”. Centoquaranta.

Gli interisti (milanesi) dicono che le offese al loro beniamino Lukaku, compresi i “buuh!”, sottinteso “bovero negro”, non sono offensive, ma un modo per celebrarlo. Scandalo dei benpensanti, “Corriere della sera” eccetera, ma poco – nessuna inchiesta, nemmeno per sapere se la Curva Nord rappresenta ventimila o solo venti tifosi. 
La cosa diventa una notizia quando s’indigna il principe William, il futuro monarca inglese: Milano è snob.

La cosa naturalmente risulta strana – difficile concepire Milano fuori di Milano? Perfino il “New York Times” si scandalizza: “In Italia (non a Milano, n.d.r.) l’abuso razzista a Lukaku è fatto passare come parte del gioco. I suoi stessi tifosi gli hanno fatto notare che il verso della scimmia è una situazione usuale”.

Vuole tutto, quello che le serve, quando le serve. Torino a lungo. Tentò con la Fiat e gli Agnelli, poi si prese le banche, poi ci ha provato con i libri. Ora ci prova con l’Olimpiade invernale.
Si è presa la Lega che era Veneta - e come Liga Veneta debuttò alle politiche del 1983. Ora si prende l’Olimpiade invernale, ci prova.

Milano non avrebbe mai un’Olimpiade: nessuna attrattiva, e poi non vuole spendere. Ma non demorde, anzi punta sull’Olimpiade che assolutamente non potrebbe avere, quella invernale, non avendo montagne. Per farlo fagocita Cortina. Da cui il progetto di Olimpiade Milano-Corina – non Cortina-Milano come sarebbe giusto, per l’alfabeto e per la fama di Cortina stazione invernale.

Cortina vittima di Milano, si direbbe una brutta fine. E invece sono contenti.
Da sola Cortina avrebbe avuto l’Olimpiade invernale, con Milano forse. Ma Cortina e il Veneto sono contenti lo stesso.
Bossi ha scippato la Liga Veneta, ma i veneti votano il Bossi in forma di Salvini contenti. È lo schema della “servitù volontaria” di La Boétie, l’amico di Montaigne.

Altrove uno può, potrebbe, votare liberamente Salvini. Ma il leghismo ha introdotto l’appartenenza: si vota in base a quello che si è. Ed è l’ultimo degli inconvenienti del Sud, che non ha capito la “rivoluzione” del leghismo, che tutto cambia: le prospettive, la convivenza, il linguaggio.

Si vede anche dalla oneupmanship tra leghisti – la rincorsa a chi ce l’ha più duro.  Così ecco i lombardi fregare i veneti. E poi fregarsi tra di loro, il Nord della Lombardia, Varese, Bergamo, Milano contro il resto, Piacenza, Cremona, Mantova, la stessa Pavia. Il leghismo è una chiusura senza fine – è chiusura.   


leuzzi@antiit.eu

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