Cerca nel blog

giovedì 23 giugno 2022

Xi rimette in gioco la Russia

Il governo cinese ci ripensa e passa dal benign neglect, la disattenzione, per quanto favorevole, verso la bellicosa Russia, a un appoggio indirettamente attivo. Per ora solo politico, ma dichiarato: la proposta di una Global security Initiative, opposta alla Nato americana, e di una moneta di conto alternativa al dollaro. È bastata l’annunciata partecipazione del Giappone e della Corea del Sud al vertice Nato di fine giugno a Madrid, che ha in agenda un allargamento all’Indo-Pacifico, per cambiare in pochi giorni l’atteggiamento del presidente Xi: dai commenti pochi, e poco sbilanciati per la Russia, sulla guerra, a un piano addirittura alternativo al dollaro e all’egemonia Usa, compartecipato con la Russia.
Le dichiarazioni filorusse sui giornali cinesi si sono intensificate, e scopertamente di appoggio alla guerra. Ieri il vertice improvvisato con gli altri quattro grandi paesi Brics: Brasile, Russia, India, Sud Africa. Utile se non altro allo sdoganamento diplomatico di Putin, che per la prima volta partecipa a un summit internazionale dopo la guerra, belligerante contro l’“Occidente”, sulla falsariga degli ex “non-allineati”. E a mettere in piazza un programma, seppure ancora sotto forma di ragionamento, per soppiantare la leadership del dollaro nella finanza internazionale. Con una fiducia riaffermata sulla globalizzazione - che ha fatto la Cina grande – contro i dazi americani e europei. Il tutto entro un progetto di pace, dal nome accattivante di Global Security Initiative, alternativo a quello “aggressivo” dell’amministrazione americana, sotto la copertura Nato. Con una polemica diretta contro gli Stati Uniti, seppure non citandoli, e un occhio ancora di riguardo verso l’Europa – il presidente Xi sarà ancora personalmente sotto l’impressione favorevole avuta dal governo Conte per esempio in Italia, nel suo viaggio europeo, e dagli accordi speciali che furono firmati a Pechino.
L’India, che è parte autorevole del Quad, l’alleanza a quattro dell’Indo-Pacifico promossa dagli Stati Uniti, con Australia e Giappone, mantiene il dialogo anche con Pechino. In realtà è e resterà neutrale, ma così si assicura di sapere in anticipo cosa bolle in pentola. Perché qualcosa bolle, non ci sarà un ritorno come prima.

Nessun commento: