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lunedì 5 gennaio 2026

La Resistenza in Venezuela è petrolifera

L’ha detto Trump a giustificazione del raid notturno su Caracas e il trafugamento di Maduro, ma è anche agli atti, lo stato comatoso dell’industria del petrolio in Venezuela. Per pozzi di estrazione arrugginiti, comunque poco produttivi, e oleodotti che perdono il greggio strada facendo. Trump l’ha denunciato in chiave di “il petrolio è nostro”, delle compagnie americane licenziatarie dispossessate. Ma il malfunzionamento lo attesta la storia recente della stessa società statale venezuelana dei petroli.
La Pdvesa, Petroleum de Venezuela SA, l’industria petrolifera pubblica, è stata l’ultimo baluardo contro le dittature di Chavez e di Maduro, che ne hanno minato la professionalità e la capacità di produrre. Nel dicembre 2002 la dirigenza del gruppo operò una serrata contro le ingerenze di Chavez, che voleva dirigenti, e anche semplici lavoratori, suoi “dipendenti”, cioè suoi affiliati politici, senza competenze specifiche. L’agitazione durò due mesi, trasformandosi da serrata in sciopero. Chavez licenziò 19 mila dipendenti – tra accuse e manifestazioni anti-Chavez per arresti e torture. L’azienda fui affidata a “tecnici” cubani e impiegati fedeli, ma di altre competenze.
Gli impianti sono andati in deperimento e la produzione di petrolio si è ridotta all’equivalente di 50 milioni di tonnellate l’anno (meno di quanto l’Italia consuma, anche dopo la riduzione della dipendenza da petrolio, per le politiche di risparmio e di transizione energetica):  buona per i consumi interni, in calo per la crisi economica endemica, e per modeste esportazioni, indirizzate quasi tutte verso la Cina.

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