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martedì 6 gennaio 2026

L’amore a lungo

Alcune presenze riemergono, insistenti.


Peppino lavora in Africa e ha una ragazza africana. La ragazza è graziosa, è alta in gambe e quindi soddisfa Tonino doppiamente, che è piccolo: per avere una donna alta e per fare l’amore guardandola in faccia. È una ragazza fatta, attenta, perfino premurosa, ma molto giovane, e non sembra che le piaccia, e neppure che le dispiaccia. Entra in silenzio, sorride e si dirige verso la camera, dove si mette nuda sul letto. Lo fanno due volte la settimana, il mercoledì e il sabato pomeriggio.
La ragazza viene con la mamma e qualche fratello. Che nell’atte-sa rassettano, spazzano, lavano, cucinano, e dopo, mentre mangiano in cucina insieme con Tonino, scelgono discutendone i cibi e gli oggetti da portarsi via. Tra un mese o tra un anno la ragazza, col suo giovane fidanzato o marito, riconoscente per la sua ricca dote, si divertirà e farà figli, centellinando i dollari di Peppino, della cui brutta faccia, le gibbosità, la secchezza non resterà traccia.
Lui lo fa, buon cattolico e comunista, per opera di bene, oltre che per il piacere. È parco ma è ghiotto. Ha moglie e figli a casa, ma talvolta parla della ragazza africana come della fidanzata:
- È per bene – dice: - È molto ingenua, è dolce. Le piace farlo a cavalcioni – insiste convinto - che per me è anche più comodo. - Lui lo deve fare passivamente sdraiato, perché ha un risentimento muscolare a una coscia, e dura a lungo: un paio d’anni fa per un’infezione si è dovuto circoncidere, racconta spesso la cosa, e ha perso sensibilità. Talvolta se ne dice stanco. L’amore capriccio, di cui tratta Stendhal nell’introduzione all’“Amore”, è più delicato che il grande amore, più intelligente, persino le ombre vi sono di rosa. Ma non dura.

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