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Le radici aeree della memoria
Alcune presenze riemergono insistenti
Un texano colto e sensibile è un albero dalle radici aeree che sia
templi-ce e robusto. Tale è Alan Lomax, che per primo nel 1954 percorse l’Italia
con pazienza per creare un archivio della musica tradizionale, registrando tremila
danze e canti in un centinaio di paesi e città, dando un suono alle raccolte di
Pitré, Raffaele Corso, il barone Lombardi Satriani, con Diego Carpitella, gnomo
gentile:
- Il caso - dice Alan, quieto sessantenne
- ha voluto che fossi la prima persona a registrare la cultura popolare, una
specie di Cristoforo Colombo musicale di ritorno. - In Italia e in Europa, per
otto anni. Filosofo, direttore degli archivi folk della biblioteca del
Congresso, texano di prognato e pettorali, prima che il Texas sparasse a
Kennedy. E di famiglia: suo padre John Avery già faceva a fine Ottocento
archeologia popolare. Là dove il popolo si trova. Insieme hanno girato le
borgate e le prigioni del Sud degli Stati Uniti. Hanno riscoperto cajun
e zydeco, e scovato Leadbelly, Muddy Waters, Aunt Mollie Jackson,
portandoli alla radio. E Woody Guthrie, padre di Baez e Dylan. Ma non ce l’ha
più con Dylan, con i cui agenti si picchiò a Newport, per la chitarra elettrica
nel folk e il blues bianco:
- È un’altra musica – dice.
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