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mercoledì 7 gennaio 2026

Le logiche delle follie di Trump

È Trump un pazzo? Sicuramente no. È anzi in salute ottima per gli anni – si vede dalle quotidiane conferenze stampa improvvisate, con risposte precise e concise a domande a mitraglia di frotte di giornalisti ammassati nello Studio Ovale - 11 metri per 9, meno, una sessantina di mq - e perfino dallo stipite della porta (mentre va in bagno - in aereo?), senza protezione né vaglio preventivo. Gli altri presidenti hanno sempre concesso al massimo una domanda, a distanza di sicurezza. Ha vinto  la presidenza, e ha fatto vincere il suo partito, recalcitrante, a 78 anni da solo, anzi contro una mezza dozzina di giudici che lo perseguivano per reati gravi e gravissimi benché indimostrati.   
Trump è un improvvisatore? No. Scrive da improvvisatore, specie sui social, ma è una tecnica di comunicazione – i messaggi che devono fare scandalo sono approntati per lui da specialisti del linguaggio. In politica estera e di sicurezza, e in politica economica, c’è molta continuità nell’amministrazione federale americana, il ruolo personale del presidente eletto è di favorire questa o quella opzione, ma tutte sono studiate. Le decisioni più controverse dell’ultimo anno hanno già prodotto i risultati voluti, senza danno: la cessazione dell’immigrazione selvaggia, la svaluazione “competitiva” del dollaro, col rilancio dell’export Usa, e ora la messa in guardia – tuti ammutoliti – dei cacicchi latinoamericani.
Ha detto l’Europa miserabile – accattona – e illiberale – antidemocratica. Ma è quello che dicono Alphabet (Google) e Meta (Facebook). Ed è un fatto che l’Europa politica non sa accettare la destra, l’alternanza – lo ha fatto in Italia ma solo per l’abilità di Berlusconi, in Germania, in Francia e in Gran Bretagna non ci riesce, la respinge nell’estremismo). Quanto alla difesa l’Europa, che pretende tanto di sé, fa sempre affidamento (Italia e Germania in cima, ma anche la Francia, e la Gran Bretagna) sull’“ombrello nucleare” americano.
E la Groenlandia? E il Canada? È un assioma strategico, prima che trumpiano, da ben prima di Trump alla presidenza, che con la “normalizzazione” della navigazione polare, gli Usa sono scoperti a Nord, e non protetti, da Canada e Groenlandia, tanto vasti quanto inermi, grandi praterie per l’accerchiamento e l’invasione. La frontiera sguarnita è una novità totale per gli Stati Uniti, che hanno vissuto per due secoli e mezzo e hanno prosperato nell’insularità - una sorta di isola felice tra gli oceani, quando l’imperialismo era europeo, coloniale fino al 1914 e nel dopoguerra sovietico.
C’è una logica in questa follia, la battuta di Polonio è scontata, ma con fondamento.

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