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sabato 12 marzo 2011

Sarkozy rifà Chirac

Ha puntato a sfondare a destra, imponendo l’ordine nelle periferie e ai figli degli immigrati. Ma Le Pen continua a sopravanzarlo – Marina Le Pen, la figlia. Aveva voluto fare la destra con i ministri della sinistra. Ora ha un governo tutto di destra per sfondare a sinistra. Sicuro perdente alle presidenziali l’anno prossimo se si fosse votato oggi, umiliato cioè al ballottaggio con lo stesso misero 21-22 per cento del predecessore Chirac, Sarkozy tenta ora di accreditarsi come l’ultimo baluardo contro la barbarie, e cioè contro Le Pen, la figlia di Le Pen, e per ciò stesso depositario del voto, al secondo turno, dei socialisti.
È una partita rischiosa, perché il candidato socialista, se fosse Strauss-Kahn, ha questa volta molte più opportunità del presidente uscente di qualificarsi al secondo turno con Le Pen – Marine Le Pen, la figlia. Ma non ce n’è altra: per Sarkozy sarebbe l’ultima possibilità che ha di riscattare una presidenza incolore. La destra che si fa sinistra, o viceversa, non è del resto una novità in Francia: alle presidenziali del 1988 George Marchais spiegò in tv che il partito Comunista avrebbe potuto allearsi dopo la vittoria con la destra di Le Pen – senza alcuna segno di vergogna nella sua maschera da elettroshock.
I diplomatici europei attribuiscono a questo disperato tentativo il suo passaggio alla testa del movimento per l’esportazione della democrazia, e cioè per la guerra alla Libia - dopo avere inaugurato lui per primo a Parigi i ricevimenti in pompa alle stravaganze di Gheddafi, fino ad allora tenuto in punta di bastone in Europa. Un’avventura da tutti i punti di vista, compreso quello dei diritti umani, l’intervento europeo non potendo che essere aereo e navale, e cioè con bombardamenti a distanza, a costo della vita di molti civili. Ci sarebbe questo intento alla radice dell’estremismo del presidente francese. Oltre che il bisogno di prendersi una rivincita sulla Germania, che da alcuni anni è rimasta la sola del celebrato condominio al centro della scena europea, tutta presa dall’euro, dai debiti nazionali e dalla speculazione angloamericana

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