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mercoledì 14 febbraio 2018

Perfetto è il racconto del nulla

Il “racconto perfetto” – da Montale a Tondelli, giudizio univoco. “Perfetto” è il racconto perché non si giova di nulla, né amori (o violenze) né sparizioni, né agnizioni, e tutto il contrario dell’eroismo: la vita quotidiana di due vechi senza passione, un prevosto e una lavandaia. In chiave realista, ma non “neo”: Ivan Tassi, che ha curato l’edizione Diabasis, vi trova specchiato un senso autobiografico d’inutilità della vita. Una vena esplorata anche altrove, per esempio da Jean Giono in “Les âmes fortes”, 1950, ma qui con più verve – la vita dietro il nulla.
Anche gli altri suoi racconti, raccolti postumi in brevi antologie, sono prose che rotolano, all’apparenza senza un centro, una storia, un personaggio, un aneddoto. Curiosamente analoghe a quella del contemporaneo Fenoglio – che però narrava di guerra, resistenza, eroismi, antieroismi, destini alti.  
L’edizione Diabasis porta le tre redazioni del racconto. A cui “Silvio D’Arzo” (Ezio Comparoni), reggiano, classe 1920, ha lavorato a partire dal 1947, rimaggiandolo e anche riscrivendolo. Nel 1948 lo pubblicò, firmandolo “Sandro Nedi”, col titolo “Io prete e la vecchia Zelinda”. Che è la sintesi del racconto. Nel 1952 lo ripubblicò, rivisto, col nome “Silvio D’Arzo”, e il titolo “Casa d’altri”. Poi lo riscrisse, senza pubblicarlo – uscirà postumo nel 2002, ricostruito sulle sue carte.
Silvio D’Arzo, Casa d’altri Diabasis, pp. 144 € 15
Consulta, pp. 116 € 15

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