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lunedì 8 ottobre 2018

Consolidare il ddbito


Dopo un tentativo fallito nel 1924 di convertire i bot di guerra a più lunghe scadenze, su base volontaria, il governo Mussolini il 6 novembre 1926, a ridosso delle celebrazioni della Vittoria, varò un decreto, il cosiddetto prestito Littorio, che trasformava i Buoni ordinari, quinquennali e settennali in titoli consolidati (“consol” in inglese), remunerati ma senza scadenza. Il debito fu ridotto di un quinto.
Il saggio è del 2014. Fratianni anche precedentemente aveva percorso questa strada, unitamente con Savona  e Antonio Maria Rinaldi, sul “Sole 24 Ore” del 28 agosto 1912,  per “abbattere lo stock di debito pubblico di 400 miliardi di euro”.
Il prestito Littorio comportò una forte deflazione, e alti tassi reali d’interesse. Con costi, quindi, economici e sociali. Ma liberò la finanza pubblica dagli oneri derivanti dalla guerra. Oggi non sarebbe così facile. Allora il governo aveva nella neo costituita Banca d’Italia un prestatore di ultima istanza, che oggi non ha più – sostituita dalla Bce, che può “trattare” con le banche ma non con gli Stati membri. Una decisione autonoma sarebbe la rottura del patto euro, e senza rete di protezione. Inoltre, all’indomani di un consolidamento, il governo ha le mani legate: avendo perduto credibilità sui mercati, deve esercitare una politica di bilancio molto severa, con uscite legate alle entrate.
Malgrado tutte queste difficoltà, l’economista fiorentino ritiene il consolidamento necessario e anche auspicabile. Possibile, anche, in sede euro. Con un consolidamento limitato e retribuito. Il paper prospetta la trasposizione di tutte le scadenze inferiori in buoni a dieci anni. Remunerati sulla base dell’inflazione - o sul tasso obiettivo della Bce, o ex post, sul tasso rilevato.   
I lettori di questo sito sanno che un consolidamento del debito - che averebbe dovuto essere effettuato prima della nascita dell’euro - resta inevitabile. E tanto prima tanto meglio: il costo del debito per l’economia italiana. In termini monetari, si aggira sui 50 miliardi l’anno. E di vincoli di bilancio, che si traducono in un indebolimento e depauperamento della Funzione Pubblica, il collante sociale e la tela di fondo del sistema produttivo, in atto ormai da un quarto di secolo. Il consolidamento ha dei costi, ma è un atto di liberazione indifferibile.
Michele Fratianni, Il consolidamento del debito pubblico italiano del 1926: una strada percorribile oggi? free online

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