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La vecchiaia del nostro scontento
“Si chiusero gli
ultimi cinema, però si sono aperte librerie”. Senonché, le “librerie” sono
posti dove bere senza pagare le tasse. E non sono le sole brutte novità. Del resto,
libri perché? Non si scrive più, ci pensa il computer, figurarsi.
Un vecchio che è
uscito a protestare contro la chiusura del cinema Ideal, in piazza Jacinto Benavente,
si racconta. Sorpreso tra i compagni manifestanti da “uno di questi venti intempestivi
che ora mi assaltano con frequenza”, da più di uno, incontrollabili, puzzolenti
oltre che rumorosi. E poi non ricorda la strada di casa.
Uno scorreggione,
involontario, che è di tutte le manifestazioni. Ma non per questo triste, triste
è di ritrovarsi sempre più solo, con pochi sopravvissuti, “eravamo appena
quattro gatti”, quelli delle belle speranze rivoluzionarie. Da “inguaribile conservatore”
(ma “irredento conservatore”, come nell’originale, non suonava meglio, per un orecchio
italiano abitato all’irredentismo politico, nazionalistico?)
Un “viaggio del
nostro scontento” segue, trascinandosi, tra un marciapiedi, una piazza, un
giardino, una panchina. Con i venti che si tramutano in cacca. Tra tutto ciò
che gli altri passanti sorpassano senza notare e invece sono paracarri ostili. Le
biblioteche chiuse. Niente più arte nelle piazze, all’aperto e al chiuso - l’ultima
mostra s’intitolava “Sculture con l’olfatto”. Niente più fidanzatini.
Soprattutto deludono
gli “squilibrati”: nati in Giappone mezzo secolo fa, si aggirano promettenti anche
per Madrid, ma poi fanno ragionamenti assurdi, perfino vegetariani – una bistecca
bella alta… Ma ha infine ritrovato casa, riesce a entrarci pur avendo dimenticato
le chiavi, si può ripulire, e godersi anche il terrazzo. Senza problemi, dovesse
pure morire.
Un racconto
diseguale – lo humour scompare presto. La vecchiaia è brutta, ma ormai
si sa, e il mondo pure. Un omaggio alla memoria. Con una breve nota di Claudio Magris.
Mario Vargas
Llosa, I venti, Einaudi, pp. 96 € 14
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