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Morte a Venezia, in musica, a Capodanno
Capodanno triste, malgrado le arie, le romanze e i
cori noti e notissimi e popolarissimi. Orchestra senza gioia, garbo, vigore –
senza fascino: come una banda di impiegati, maldisposti. Il teatro specializzato in musica “italiana”
si sa che è in lite per la nomina di un direttore artistico, Beatrice Venezi,
che si vuole sovranista: i nazionalismi sempre confliggono. Al confronto, subito
dopo, su Rai 2, Wiener Phiarmoniker smaglianti – sembravano lucidati anche gli
ottori: partecipi, divertiti, cantanti
anche. Per non dire, della Fenice, il coro: accigliato, lugubre, a minimo sindacale
– specialmente venendo da una sinfonia n.9 di Beethoven su Sky classica, di Abbado
venticinque anni fa con i Berliner, legnosa come si sa, che il coro della Radio
Svedese animava a ogni piega, alla gioia recondita.
Peggio ancora il balletto, il solito culturismo gay,
esibizionista, con frontali gonfiati opposti alla fragile Abbagnato. Anche qui
impietoso il confronto con i balletti del concerto viennese, specie per la Diplomat
Polka, lieve, veloce, fantasiosa – su un tema assurdo, le scartoffie impiegatizie.
Il giovane maestro Mariotti, specialista di arie e
cori, a Roma felice direttore artistico dell’Opera, provava invano a rianimare
il consesso. Erano della partita perfino gli spettatori: lugubri, mai divertiti,
e come fuori posto – la regia Rai ha dovuto rinunciare a inquadrarli, per
movimentare la scena è finita a inquadrare il pubblico dall’alto, da dietro. Eppure
il biglietto sarebbe costato 1.500 euro, una enormità – erano tutti invitati, “personalità”?
Come già venti anni fa alla Scala, quando cacciarono Muti
(all’unanimità…) - e ancora non si sono ripresi, si vede alle prime Rai ogni
anno - i trinariciuti non promettono nulla
di buono. Non in musica, la quale non è politicanteria – vuole entusiasmo.
L’unico merito di questa Venezia sarà stato la conferma
di Jonathan Tetelman, il tenore americano: finalmente un tenore che canta, non
di naso – Mariotti l’aveva già sperimentato a Roma, Cavaradossi trionfante nella
“Tosca” del giubileo. Ha perfino una dizione italiana perfetta, che per un
americano è un miracolo. E si diverte – e diverte.
Un dubbio è possibile: si voleva il concerto,
intitolato al Capodanno perché lo paga la Rai, in realtà una rievocazione-celebrazione
di “Morte a Venezia”, il film, di Visconti, sicuro compagno, 45 anni fa? Questa
cultura è propensa ai funerali. Ma, allora, perché non ce l’hanno detto, avremmo
visto il tutto con altro occhio.
Michele Mariotti, Concerto di Capodanno La Fenice,
Rai 1, Raiplay
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