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giovedì 1 gennaio 2026

Morte a Venezia, in musica, a Capodanno

Capodanno triste, malgrado le arie, le romanze e i cori noti e notissimi e popolarissimi. Orchestra senza gioia, garbo, vigore – senza fascino: come una banda di impiegati, maldisposti.  Il teatro specializzato in musica “italiana” si sa che è in lite per la nomina di un direttore artistico, Beatrice Venezi, che si vuole sovranista: i nazionalismi sempre confliggono. Al confronto, subito dopo, su Rai 2, Wiener Phiarmoniker smaglianti – sembravano lucidati anche gli ottori: partecipi, divertiti,  cantanti anche. Per non dire, della Fenice, il coro: accigliato, lugubre, a minimo sindacale – specialmente venendo da una sinfonia n.9 di Beethoven su Sky classica, di Abbado venticinque anni fa con i Berliner, legnosa come si sa, che il coro della Radio Svedese animava a ogni piega, alla gioia recondita.
Peggio ancora il balletto, il solito culturismo gay, esibizionista, con frontali gonfiati opposti alla fragile Abbagnato. Anche qui impietoso il confronto con i balletti del concerto viennese, specie per la Diplomat Polka, lieve, veloce, fantasiosa – su un tema assurdo, le scartoffie impiegatizie.  
Il giovane maestro Mariotti, specialista di arie e cori, a Roma felice direttore artistico dell’Opera, provava invano a rianimare il consesso. Erano della partita perfino gli spettatori: lugubri, mai divertiti, e come fuori posto – la regia Rai ha dovuto rinunciare a inquadrarli, per movimentare la scena è finita a inquadrare il pubblico dall’alto, da dietro. Eppure il biglietto sarebbe costato 1.500 euro, una enormità – erano tutti invitati, “personalità”?
Come già venti anni fa alla Scala, quando cacciarono Muti (all’unanimità…) - e ancora non si sono ripresi, si vede alle prime Rai ogni anno -  i trinariciuti non promettono nulla di buono. Non in musica, la quale non è politicanteria – vuole entusiasmo.
L’unico merito di questa Venezia sarà stato la conferma di Jonathan Tetelman, il tenore americano: finalmente un tenore che canta, non di naso – Mariotti l’aveva già sperimentato a Roma, Cavaradossi trionfante nella “Tosca” del giubileo. Ha perfino una dizione italiana perfetta, che per un americano è un miracolo. E si diverte – e diverte.
Un dubbio è possibile: si voleva il concerto, intitolato al Capodanno perché lo paga la Rai, in realtà una rievocazione-celebrazione di “Morte a Venezia”, il film, di Visconti, sicuro compagno, 45 anni fa? Questa cultura è propensa ai funerali. Ma, allora, perché non ce l’hanno detto, avremmo visto il tutto con altro occhio.
Michele Mariotti, Concerto di Capodanno La Fenice, Rai 1, Raiplay

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