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giovedì 1 gennaio 2026

Sostituto d’amore

Un maestro di scuola di Pico sposò a Roma la figlia della pescivendola di Ponte Milvio. Donne per bene, anche l’odore era pulito. La ragazza, in carne e eccitabile per la giovane età, sorrideva e parlava con senno. I primi anni furono felici. Ebbero un figlio, il maestro divenne imprenditore, tramite la politica, guadagnarono, e presero casa ai Parioli. La suocera, che non teneva già più il banco del pesce, morì di  tumore.
La crisi data all’incirca da quell’epoca. Lei volle rendersi indi-pendente e si cercò un lavoro di commessa. Lui la spinse a prendere un paio di franchising che le diedero buone soddisfazioni, sia materiali che morali. Intervenne con cautela, poiché lei non l’aveva messo a parte, e sì che non si separavano mai, della sua decisione di lavorare. Ma s’instaurò allora quello che sarà lo schema del loro rapporto: lei brusca, insolente perfino, lui conciliante. Eccetto che per periodi brevi, che potevano durare una settimana, in cui lei sembrava subire i calori animali - se lui ne avesse avuto la forza e la voglia lei si sarebbe detta insaziabile, gli si avvinghiava senza pudore.
0La crisi, per solito muta, a volte durava mesi. Sempre lui riapriva un contatto, il più delle volte tornando agli inizi, alla fresca disponibilità di lei, i risentimenti mettendoli a proprio carico. Ora si diceva assente, ora scortese, ora non abbastanza generoso, e spendeva, in regali anche costosi, pellicce, diamanti. Ma l’esito era transitorio. Spesso anzi ebbe la sensazione che la riconoscenza fosse manierata, che i regali al contrario accrescessero il risentimento. Ogni suo pensiero, dal risveglio alla notte, e sempre più spesso nelle ore del sonno, era ormai indirizzato a sciogliere quel grumo d’incomprensione. Con costanza s’immaginò un aiuto da un medico, un chirurgo famoso, che era stato a scuola con lei e aveva-no ritrovato coinquilino ai Parioli. Ma l’uomo, affascinante, s’incontrava di rado, era di modi spicci, evitava le assemblee e ogni altro problema di condominio. Poi scomparve, si seppe che aveva sposato una principessa. Avvenne in un periodo di amore sfrenato, lei gli faceva quasi paura. 
La crisi si estese con gli anni per periodi più lunghi, durava anche sei mesi. Gli rimproverava perfino il diploma di maestro, per dire che era colto e la metteva nel sacco. Intervennero periodi di separazione. Gli affari non andavano più, mutata la politica, e lui passò sempre più tempo a Pico, dandosi obblighi inutili. Finì naturalmente anche l’erratico contatto carnale. Dell’ultima volta mantenne un ricordo via via più dettagliato, perché avevano appena saputo della morte improvvisa del chirurgo, for-se di cuore, e per un momento era sembrato che la tensione fosse stata spazzata via: lei era stata dolce, innamorata come all’inizio.
Poi lui si gonfiò e perse i denti. E quando la ricerca del grumo gli procurò qualche disturbo mentale lei non volle più vederlo, lasciò che se ne occupasse il figlio, al quale non chiese mai del padre. Del resto, lei trovava il figlio somigliante al grande affascinante chirurgo. Col quale non aveva mai avuto nessun tipo di rapporto.

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