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mercoledì 31 dicembre 2025

Proteste e immigrazione, il pacifista Wilson come Trump

Il presidente americano della “diplomazia aperta” e del pacifismo, professore di Scienze Politiche, promotore del “14 punti” e della Società delle Nazioni, per un nuovo ordine mondiale basato su trasparenza, autodeterminazione dei popoli e cooperazione internazionale, deportava gli immigrati, come fa un secolo dopo Donald Trump. “Nel 1919, dopo anni di sforzi per reprimere l’organizzazione sindacale e le agitazioni socialiste dispiegando truppe federali nelle città americane o appoggiando la formazione di gruppi di vigilanza nativisti, l’amministrazione Wilson ebbe l’idea di radunare e deportare i militanti di sinistra. A partire da quel novembre, il Procuratore Generale A. Mitchell Palmer – con l’assistenza di un ambizioso funzionario ventiquattrenne del Dipartimento di Giustizia di nome J. Edgar Hoover (direttore poi dell’Fbi per quarant’anni, dal 1924, n.d.r.) – organizzò una serie di violente incursioni contro gruppi anarchici, comunisti, socialisti e immigrati, radunando migliaia di persone, anche cittadini americani. Il 21 dicembre 1919 – 106 anni fa – un gruppo di 249 di questi dissidenti politici, tra cui l’anarchica Emma Goldman e il suo amante Alexander Berkman, furono stipati su una nave mercantile e inviati in Unione Sovietica”.
Una ricostruzione del 2011, che la rivista ripropone. Come se, su certi terreni, il dissenso e l’immigrazione, l’America avesse sempre usato la forza. Per la sindrome della cittadella assediata. Ma la ricostruzione è anch’essa “americana”: l’espatrio forzato si risolse in una catastrofe ideale per molti, confrontati dalla realtà sovietica - tra essi Emma Goldstein: questo il succo della ricostruzione di Baker.
Russell Baker, Anarchists and Capitalists, “The New York Review of Books”, 21 dicembre 2025, free online (leggibile anche in italiano, Anarchici e capitalisti)

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