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venerdì 26 aprile 2019

La Liberazione di Bossi - Berlusconi prequel

Venticinque anni fa, per il 25 aprile 1994, si poteva scrivere:
“Bossi che sposta Berlusconi a destra, celebrando la Liberazione con la sinistra e schiacciandolo sui neofascisti, lui che ce l’ha più duro di tutti, fa sorridere. Ma è nella sua logica.
“Il fatto in sé non è importante. In poco più di un paio di settimane dal voto Bossi si è assicurato un numero incredibile di parlamentari, incredibile di fronte alla modesta percentuale di voti raccolti,  grazie al gioco delle “desistenze”, degli accordi pre-elettoral con Berlusconi e con gli stessi ex fascisti. Si è venduto bene, ha venduto il poco della Lega a molto. Ma la sua ambizione, quella di prendere i voti del Centro, ora di Berlusconi, resta intatta.
“Bossi ha vinto con Berlusconi ma in realtà ha perso. Voleva occupare il Centro, e invece il Centro glielo ha preso Berlusconi. E ora non sa cosa fare. Cioè lo sa, è nato cinico: spostare Berlusconi a destra, schiacciarlo su Fini, sui “fascisti”. e prendersi il corpaccione del voto moderato. Non subito. Dopo la messe di parlamentari, non si priverà del piacere di fare il ministro, anzi il vice-capo del governo – chi non lo farebbe? Ma il suo disegno resta scalzare Berlusconi, spingerlo su posizioni “estremiste”.
“Non sarà facile. Si dice Berlusconi una sorpresa. Ma, e se nulla fosse cambiato? Berlusconi non è Craxi, è Andreotti, il tessitore. Il suo partito è l’ex Dc, Bossi e Fini sono i soliti partitini di contorno rompicoglioni, cercatori di poltrone. La vecchia Dc di cui si tenta la ricostituzione, da Leoluca Orlando a Casini, sarebbe l’ennesima ruota di scorta: il grosso è berlusconiano.
“Berlusconi si può dire anzi un super-Andreotti, essendo riuscito a scongelare tutto il voto di destra, cosa che ad Andreotti non era riuscita. Questa novità non è da poco. E forse ha già qualche compromesso, sotterraneo, con la Quercia o le sue fronde. Questo può non essere vero, un accordo Berlusconi-ex Pci, per le Riforme o per la Patria,  ma è sicuramente il pensiero del capo della Lega. Che non è un bollito, non vuole fare il comprimario, e si ritiene solo all’inizio dell’ascesa.
“Bossi non lo dice ma schiuma rabbia: Berslconi è stato un fulmine inatteso per lui più che forse per lo stesso Occhetto, l’ex Pci con la sua sicumera. Una rabbia inversamente proporzionale all’acume. Se Occhetto ha sbagliato di pochi percenti, Bossi ha sbagliato di molto. Tanto più che lui frequentava Berlusconi, e sapeva quindi che voto voleva intercettare. Un voto che s’intercetta con la vaselina, non con la “menate”, questo lo capisce anche un bambino.
“Ma Bossi non ritiene di avere sbagliato – i Bossi non sbagliano. Né qualcuno gliene chiede ragione - la Lega è Bossi. Ma gliela farà pagare: Berlusconi dovrà temere Bossi, più che Occhetto e i media.
“Già oggi Bossi se ne è smarcato. Profittando della dabbenaggine dell’ex Pci e delle sue organizzazioni ausiliari: celebrare la Liberazione come un fattore di viisione,  la Liberazione cosa nostra mafiosetta – molto bossiana, si può anche dire”.

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