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lunedì 13 febbraio 2023

Ombre - 654

Scandalo a Sanremo: nessuna cantante sul podio. Ci volevano le quote, una e mezzo e uno e mezzo, come alle votazioni politiche? Ma lo scandalo è proprio italiano: fra i dischi più venduti nel 2022 solo nove sui primi cento sono di donne – e cinque delle nove sono straniere. Urge una legge subito per la parità commerciale? Ma chi compra i dischi, solo gli uomini?
 
“Oltre a Mengoni, ha vinto Instagram, il territorio prediletto, la «bottega» di Chiara Ferragni: tramite un tutorial ad Amadeus, il social network ha goduto gratuitamente di una pubblicità che, monetizzata, avrebbe forse salvato i bilanci Rai”, Aldo Grasso. Un po’ criptico, ma: a gratis?
 
Singolare, insistito, 43 minuti, che in televisione sono un’enormità, processo della Rai-Domenica Sportiva contro la Juventus, che pure aveva vinto, con merito. Col conduttore Rimedio che insisteva, mettendo in imbarazzo molti dei suoi commentatori, Giordano, Marchisio, l’ex arbitro Saccani, la stessa napoletanissima Morace. Come se Rimedio dovesse svolgere un compito. Per conto del Grande Potere Confessionale dietro il campionato? Cambiano i millenni, la Rai è sempre quella.
 
Riprende lo stillicidio di intercettazioni sulla Juventus. Per bilanciare l’odio manifesto del giudice Santoriello, e di un paio di “giudici” sportivi? Riprende attraverso un canale fidato, il “Corriere della sera” del patron del Torino calcio, Cairo. Con la scusa di far sapere che anche un Agnelli dice “merda”. In realtà per mettere zizzannia con Chiesa, il campione italiano della Juventus. Sottile ma non poi tanto.
Però: c’è un giudice, o un colonnello della Finanza, che “lavora” così? Che può farlo.
 
La diffusione delle intercettazioni si penserebbe non discriminatoria: sono lì, e c’è chi sa leggerle, come il giornalista Nerozzi del “Corriere della sera”. Se non che in parallelo, sul supplemento “La Lettura” dello stesso giornale, il giurista Glauco Giostra denuncia sdegnato il potere arbitrario di diffusione dei termini d’indagine che la legge Cartabia 188\2021 riserva ai giudici: “La «somministrazione» della notizia processuale è sostanzialmente affidata all’arbitrio del detentore della stessa”, colonnello o giudice. E non siamo in uno Stato di polizia, Cartabia è buona devota.
 
Un Sanremo a sinistra spinta, dopo un’elezione perduta con largo svantaggio, alla vigilia di un’altra analoga, è una genialata. Un’esibizione di “democristianesimo” perenne, la pratica del potere che si nega, insuperabile. Turba soltanto la condiscendenza, anzi l’entusiasmo, dei media, che mostrano palesemente di non avere capito.
 
Non c’è stata sagra più “democristiana” di Sanremo 2023. Anche nello stile Baudo di Amadeus, fino ad ora semplice onesto presentatore. Che forse non ha gestito – li hanno gestiti Fuortes e Calenda – ma ha fatto del suo meglio per far passare Mattarella invece di Zelensky. Forse, a differenza di Baudo, non sapendo di che si trattava.
 
Mercoledì si canta e si balla a Sanremo con una band californiana, i Black Eyed Peas. Finalmente, nel mezzo della indistinguibile lagna che sarebbe la canzone italiana secondo il festival. Giovedì con i Måneskin, che cantano in inglese, al più mandando “Zitti e buoni” lagnosi e dipendenze, e con Tom Morello. E con “Fatti mandare dalla mamma”, un twist, di sessant’anni fa, musica di Bacalov.
 
Si accumulano a Milano archiviazioni e proscioglimenti al giudizio preliminare per l’Eni. E non si capisce il perché di queste indagini, quattro o cinque. Forse perché l’Eni operando in posti esotici, Algeria, Angola, Congo, le vacanze sono pagate – con interprete? La giustizia a volte è semplice.
 
Per due giorni, anche tre, la Siria è esclusa dal terremoto, anche se ha colpito Aleppo, città storica, che quindi l’Italia presume di conoscere, e ha fatto probabilmente più vittime e più danni che in Turchia. I media sono telecomandati, a centrale unica, anche nei terremoti?
 
Zelensky è stato mercoledì a Bruxelles. E martedì da Macron a Parigi, dove è stato ricevuto anche dal cancelliere tedesco. L’Italia voleva offrirgli la passerella di Sanremo – la diplomazia delle canzonette. Poi nemmeno quella. E forse ha appreso delle visite a Bruxelles e a Parigi dai giornali.
 
Benigni e Mattarella vanno a Sanremo a “difendere la Costituzione”. C’è qualcuno che la minaccia? Il giovanissimo Blanco, già premiato a Sanremo, finge un fit di follia e si mette a dare calci in scena.  Tutte gag programmate, Sanremo è spettacolo. E c’e spettacolo e spettacolo. La Rai li vuole così, e del resto agli italiani piace. Ma perché discutere ancora il giorno dopo, e ancora due giorni dopo, Benigni, Mattarella e Blanco? Il giornale dovrebbe avere di meglio da fare.
 
L’ex presidente del consiglio comunale di Prato, Maurizio Bettazzi, assolto dopo dieci anni dal solito garbuglio di imputazioni, non vuole risarcimento. Solo denuncia, con grandi spese, lo spreco pubblico di soldi e di forze, oltre che della sua personale integrità. Era uno che ci teneva? Credeva al partito? Credeva ai giornali?
 
“La Stampa” s’inventa una conversazione a palazzo Chigi fra il sottosegretario di Meloni, Fazzolari, e il generale Federici, consigliere militare di Meloni, su come “insegnare a sparare nelle scuole”. Sugli orecchiamenti di un-a dipendente di palazzo Chigi? Con susseguente “tempesta” politica, tra Pd, Iv, Verdi, l’onnipresente Conte, e fino a Salvini, l’alleato di Fazzolari-Meloni. Per una facile smentita di Fazzolari. I giornali di John Elkann giocano “a vacca”?
 
È singolare che Elkann schieri i suoi maggiori giornali, “la Repubblica” e La Stampa”, all’opposizione gridata contro un governo votato a grande maggioranza. Due-tre pagine al giorno, quattro-cinque articoli ammazza-governo, per 360 numeri l’anno, per cinque anni, fanno un exploit professionale rimarchevole, 7.200-9.000 cadute del governo – 14.400-18 mila fra i due giornali. Ma per quali lettori?
 
Può darsi che Elkann voglia perdere i suoi giornali, i capitalisti hanno ragioni che sfuggono alla ragione – potrebbe averli comprati per averli in continua perdita (per farsi benemerito pagando meno tasse). Ma possibile che a sinistra, e anche al centro, non si trovino ragioni politiche altre che quelle che “la Repubblica” e “La Stampa” indicano, magari con l’ausilio di speciali, ancorché anonime, confidenze?   
 
Però, pensare “la Repubblica” ceduta a Iervolino, l’editore-caronte verso la chiusura, fa accapponare la pelle – checché accapponare voglia dire. Che pagherebbe a Elkann quanto Elkann ha sborsato ai fratelli De Benedetti, più gli interessi. In cambio di che?
 
Il Monza, appena arrivato in serie A, va a Torino e vince contro la Juventus, il club con la rosa più estesa e qualificata e il monte ingaggi più elevato. Poi va a casa e perde con la Sampdoria, ultima in classifica - pareggia di fatto, ma per un regalo dell’arbitro. Tutto atletismo non è. Compreso il regalo dell’arbitro.
 
Il Manchester City è sotto un’inchiesta, legale e federale, della Premier League, con imputazioni più gravi della Juventus. In un paese, l’Inghilterra, che ha la piaga dei tabloid, giornali che vivono di scandalismo. Ma non c’è lo stillicidio di anticipazioni, rivelazioni, intercettazioni, senza contraddittorio possibile, in uso in Italia, patria del diritto. È (anche) per questo che la Gran Bretagna, che ha le pezze al culo, dà un’impressione di solidità e l’Italia di sempiterna fragilità: è il paese dei marpioni. Un apparato repressivo di marpioni (polizie e giudici) è tutto dire, il costituzionalista Benigni dovrebbe riflettere.
 
Grandi spiegazioni su “L’Economia” dell’amministratore delegato di Arca Fondi, la Sgr delle banche ex popolari, che rimprovera i risparmiatori di non avere educazione finanziaria. La quale non si sa che cosa sia (forse predire il futuro), ma: lui ce l’ha, con i fondi che perdono, anche il 30 per cento? Nessuno glielo chiede, e lui evita di spiegarlo, come mai i fondi sono in Italia un investimento a perdere. “L’era dei soldi facili è finita!”, ammonisce. Non per i fondi, le banche dei fondi?

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