skip to main |
skip to sidebar
Corsa all'Oscar a spese di Shakespeare
“La morte di Hamnet – La
nascita di Hamlet”, il dittico apre il film. Nelle carte shakespeariane Hamlet
compare a volte Hamnet. Ma Maggie O’Farrell, scrittrice inglese di best-seller
sentimentali, che figura sceneggiatrice del film insieme con la regista,
immagina nel romanzo “Nel nome del figlio”, il soggetto del film, che Amleto
sia il ricordo e la celebrazione di un figlio morto ragazzo, di nome Hamnet.
Che Will, padre assenteista perché impegnato nel teatro a Londra, tuttavia non
trascura negli anni di Stratford, e nelle visite successive.
Un po’ – un po’ meno nel
film rispetto al romanzo – O’Farrell prova anche il lui\lei, il genio, maschio,
che deve molto alla compagna di vita.
Un altro film “americano”
della regista cinese. Con baci rubati, a fine Cinquecento, da film americano.
C’è pure un amplesso frettoloso, su un tavolo in cucina, con lei
improvvisamente a gambe nude per aria, mentre lui, più storicamente
caratterizzato, ha difficoltà a sciogliersi i pantaloni.
Un film limaccioso,
dall’inizio alla fine, da quando lei è una ragazza libera nella natura, cui il
falco viene a tenere compagnia. Non storico, non drammatico, non sentimentale.
E umido, buio, mai un raggio di sole, fino a, e compreso, il trionfo finale al
Globe Theatre a cielo aperto. Che però “il Mereghetti” non finisce d’incensare
sul “Corriere della sera”.
Che film avrà visto
Paolo, con lo stesso titolo? O è proprio questo, di cui già si sa che avrà
tutti gli Oscar? La regista sino-americana ci è abituata, con l’insipido
precedente, “Nomadland”, avendo collazionato tutti i premi a Venezia e un paio
di Oscar.
Chloé Zhao, Hamnet
Nessun commento:
Posta un commento