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venerdì 6 febbraio 2026

Corsa all'Oscar a spese di Shakespeare

“La morte di Hamnet – La nascita di Hamlet”, il dittico apre il film. Nelle carte shakespeariane Hamlet compare a volte Hamnet. Ma Maggie O’Farrell, scrittrice inglese di best-seller sentimentali, che figura sceneggiatrice del film insieme con la regista, immagina nel romanzo “Nel nome del figlio”, il soggetto del film, che Amleto sia il ricordo e la celebrazione di un figlio morto ragazzo, di nome Hamnet. Che Will, padre assenteista perché impegnato nel teatro a Londra, tuttavia non trascura negli anni di Stratford, e nelle visite successive.
Un po’ – un po’ meno nel film rispetto al romanzo – O’Farrell prova anche il lui\lei, il genio, maschio, che deve molto alla compagna di vita. 
Un altro film “americano” della regista cinese. Con baci rubati, a fine Cinquecento, da film americano. C’è pure un amplesso frettoloso, su un tavolo in cucina, con lei improvvisamente a gambe nude per aria, mentre lui, più storicamente caratterizzato, ha difficoltà a sciogliersi i pantaloni.
Un film limaccioso, dall’inizio alla fine, da quando lei è una ragazza libera nella natura, cui il falco viene a tenere compagnia. Non storico, non drammatico, non sentimentale. E umido, buio, mai un raggio di sole, fino a, e compreso, il trionfo finale al Globe Theatre a cielo aperto. Che però “il Mereghetti” non finisce d’incensare sul “Corriere della sera”.
Che film avrà visto Paolo, con lo stesso titolo? O è proprio questo, di cui già si sa che avrà tutti gli Oscar? La regista sino-americana ci è abituata, con l’insipido precedente, “Nomadland”, avendo collazionato tutti i premi a Venezia e un paio di Oscar.
Chloé Zhao, Hamnet

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