giovedì 5 febbraio 2026
La bontà uccide
C’era una volta, c’è stato a lungo anche se non visibile, l’Amico Sconosciuto, di cui ora si annuncia il decesso. Importante nel nome, teutonico, come quello della pace divina, incerto nella figura, e come invisibile, un’ombra accanto, per il sorriso degli occhi che lo apriva nel mentre che lo proteggeva, e lo chiudeva. Pieno di umori e singolarmente muto. Si muoveva come un corvide, curioso e pellegrino – una gazza senza la nomea, bianco e nero anche - se qualcuno o qualcosa ne stimolava l’istinto di maestro, di pedagogo. Una periferia, una fabbrica, una lingua o linguaggio, modo di essere, e la creatività, quella altrui, al cinema, nelle arti, nella scrittura. Di cui era avido e riconoscente di partecipare. Modesto sempre e gregario. Ma ultimativo – si vuole dal critico, da chi legge e giudica le opere degli altri, che sia benevolente oltre che disponibile, lui no. Sempre come il Maledetto Toscano voleva quelli della sua stirpe: “Hanno voglia a tenere gli occhi chiusi, o, come San Francesco, a parlare agli uccellini, ma se li guardi bene, hanno tutto l’aspetto di facinorosi”- uno di quelli dell’ “o…o”, non di quelli dell’ “e...e”.
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