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La bontà uccide
C’era una volta, c’è stato a lungo anche se non visibile,
l’Amico Sconosciuto, di cui ora si annuncia il decesso. Importante nel nome,
teutonico, come quello della pace divina, incerto nella figura, e come
invisibile, un’ombra accanto, per il sorriso degli occhi che lo apriva nel
mentre che lo proteggeva, e lo chiudeva. Pieno di umori e singolarmente muto. Si
muoveva come un corvide, curioso e pellegrino – una gazza senza la nomea,
bianco e nero anche - se qualcuno o qualcosa ne stimolava l’istinto di maestro,
di pedagogo. Una periferia, una fabbrica, una lingua o linguaggio, o modo di
essere, e la creatività, quella altrui, al cinema, nelle arti, nella scrittura.
Di cui era avido e riconoscente di partecipare. Modesto sempre e gregario. Ma
ultimativo – si vuole dal critico, da chi legge e giudica le opere degli altri,
che sia benevolente oltre che disponibile, lui no. Sempre come il Maledetto
Toscano voleva quelli della sua stirpe: “Hanno voglia a tenere gli occhi
chiusi, o, come San Francesco, a parlare agli uccellini, ma se li guardi bene,
hanno tutto l’aspetto di facinorosi”- uno di quelli dell’ “o…o”, non di quelli dell’
“e...e”.
Era scrittore. Ma scrisse perciò poco di sé e molto degli
altri. Sempre degli altri, anzi, vigile, pronto. Ascoltando, guardando, leggendo,
con curiosità, con attenzione, con generosità. E poi attardandosi in lunghi, lenti apprezzamenti – quando scriveva per
apprezzare.
Era anche l’ultimo socialista. Appartato, celato come tutti,
la polizia politica essendo sempre occhiuta. Ma senza dimissioni “i meccanismi
infernali della guerra” li capisce “da socialista: ero un ragazzo ma a casa mia
si leggeva l’“Avanti!””.
Finì così solo, benché avesse molti amici. Decine, forse
centinaia, di cui parlava con entusiasmo. Gli autori, artisti, scrittori,
registi erano lontani, distratti, lo tenevano come nel cassetto. Gli elogi si
fecero post mortem. Ma gli ultimi giorni, gli ultimi momenti, l’ultimo
istante non ebbe a chi raccontarlo. Nessuno ne fece l’elogio, se non per dirlo
un brav’uomo, anche entusiasta, a volte. Laico, ma con sensibilità religiosa, e
socialista libertario quanto non erano cose gradite, ma questo sì, seppe
vincere il tempo, i suoi tempi magri, pigri, della oscura passione per
l’ideologia. Son nato scemo e morirò cretino disse di sé quando decise di
raccogliere i suoi scritti sparsi, in un momento di buonumore. Ma nulla gli
sfuggiva, si è infine detto di lui, molto lasciava cadere, ma quel che salvava
era prezioso, mai banale.
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