skip to main |
skip to sidebar
L’America è più forte delle sue guerre
“Una cosa è diventata chiara negli ultimi mesi: i
tiepidi tentativi del governo di aggirare le garanzie costituzionali e di
intimidire coloro che hanno deciso di non farsi intimidire, che preferirebbero
andare in prigione piuttosto che vedere le proprie libertà rosicchiate, non
sono sufficienti e probabilmente non saranno sufficienti a distruggere la
Repubblica”.
Scrivendo dei “Pentagon Papers”, i documenti sulla
guerra in Vietnam pubblicati dal “New York Times” e dal “Washington Post”, H. Arendt
si congratula per avere scoperto che l’America non l’ha delusa, non è un paese
colonialista o imperialista come nella vecchia Europa, perché ha un’opinione
pubblica vigile. Comprovata dal fatto che tutti i “segreti” dei Pentagon Papers
erano in realtà pibblici, denunciati qui e là nei loro varia aspeti
pubblicamente. Ma rileva che l’opinione pubblica è intossicata dalle “notizie
di guerra”, una pratica anche necessaria di riarmo morale, che però è
degenerata in una sorta di arte della menzogna, passando per le agenzie pubblicitarie,
o di “formazione” dell’opinione pubblica.
“Non sorprende che la recente generazione di
intellettuali, cresciuta nell'atmosfera folle della pubblicità dilagante e a
cui è stato insegnato che metà della politica è «creare immagini» e l'altra
metà è l’arte di far credere alle persone nelle immagini” abbia saputo, come
tutti, ma non abbia reagito. Perché “ai numerosi generi dell’arte della
menzogna sviluppati in passato dobbiamo ora aggiungere due varianti più recenti….,
l’inventiva di Madison Avenue”, le agenzie di pubblicità commerciale a New York,
e le “relazioni pubbliche”, che gli enti, anche i partiti e le istituzioni,
modellano su” Madison Avenue” – “le pubbliche relazioni sono una variante della
pubblicità, quindi hanno origine nella società dei consumi, con la sua smodata
brama di beni da distribuire attraverso un'economia di mercato”. Come meglio “vendere”
la politica.
Con una considerazione suppletiva che, all’epoca solo
ipotetica, oggi sembra invece una constatazione: “Stranamente, l’unica persona
che potrebbe essere la vittima ideale di una manipolazione totale è il
Presidente degli Stati Uniti. Data l’immensità del suo incarico, deve
circondarsi di consiglieri”. La cui funzione, spiga Arendt citando uno di
questi consiglieri all’epoca, Richard J. Barnet, “esercitano il loro potere
principalmente filtrando le informazioni che giungono al Presidente e
interpretando per lui il mondo esterno”. Al punto che “si è tentati di
sostenere che il Presidente, presumibilmente l’uomo più potente del Paese più
potente, è l’unica persona in questo Paese la cui gamma di scelte può essere
predeterminata”. Peggio ancora, annota Arendt nel 1971, se se il Senato è
indebolito, la cui funzione originaria era, ed è stata, “di proteggere il
processo decisionale dagli umori e dalle tendenze transitorie della società in
generale”.
La rivista ripropone il saggio per il motivo che H. Arendt
ne dava presentadolo all’epoca: “Il famoso divario di credibilità, che ci
accompagna da sei lunghi anni, si è improvvisamente spalancato in un abisso. Le
sabbie mobili di dichiarazioni menzognere di ogni genere, inganni e
autoinganni, rischiano di travolgere qualsiasi lettore desideri approfondire
questo materiale, che, purtroppo, deve riconoscere come l’infrastruttura di
quasi un decennio di politica estera e interna degli Stati Uniti”. L’America
può fondamentalmente non essere imperialista, l’americano lo è, non è “jingoista”
come lo era l’inglese, ma è come se.
I “Pentagon Papers” erano stati fatti redigere nel
1967 da Robert McNamara, ministro della Difesa di Lyndon Johnson, che insieme col
presidente aveva voluto e organizzato l’escalation della guerra in Vietnam,
avviata da John Kenedy. McNamara li aveva approntati per Robert Kennedy, che si
preparava alla campana presidenziale l’anno successivo, prima di dimettersi
nello stesso autunno del 1967, convinto del fallimento della strategia della escalation
. Sono la documentazione di 23 anni di coinvolgimento degli Stati Uniti in Indocina,
con numerosi errori ed eccessi militari.
La battaglia di Nixon contro la divulgazione dei “Pentagon
Papers” lo porterà alle dimissioni forzate tre anni più tardi. McNamara vi
spiega che l’“incidente del Golfo del Tonchino”
- un attacco di motosiluranti nordvietnamite contro un cacciatorpediniere statunitense
- con cui il presidente Johnson si fece autorizzare dal Congresso ad attaccare
il Nord Vietnam senza dichiarare guerra, non era mai avvenuto.
Hannah Arendt, Lying in Politics: Reflections on
the Pentagon Papers, “The New York Review”, 18 novembre 1971, free online,
leggibile anche in italiano, Mentire
in politica: riflessioni sui Pentagon Papers)
Nessun commento:
Posta un commento