Cerca nel blog

mercoledì 11 febbraio 2026

L’America è più forte delle sue guerre

“Una cosa è diventata chiara negli ultimi mesi: i tiepidi tentativi del governo di aggirare le garanzie costituzionali e di intimidire coloro che hanno deciso di non farsi intimidire, che preferirebbero andare in prigione piuttosto che vedere le proprie libertà rosicchiate, non sono sufficienti e probabilmente non saranno sufficienti a distruggere la Repubblica”.
Scrivendo dei “Pentagon Papers”, i documenti sulla guerra in Vietnam pubblicati dal “New York Times” e dal “Washington Post”, H. Arendt si congratula per avere scoperto che l’America non l’ha delusa, non è un paese colonialista o imperialista come nella vecchia Europa, perché ha un’opinione pubblica vigile. Comprovata dal fatto che tutti i “segreti” dei Pentagon Papers erano in realtà pibblici, denunciati qui e là nei loro varia aspeti pubblicamente. Ma rileva che l’opinione pubblica è intossicata dalle “notizie di guerra”, una pratica anche necessaria di riarmo morale, che però è degenerata in una sorta di arte della menzogna, passando per le agenzie pubblicitarie, o di “formazione” dell’opinione pubblica.
“Non sorprende che la recente generazione di intellettuali, cresciuta nell'atmosfera folle della pubblicità dilagante e a cui è stato insegnato che metà della politica è «creare immagini» e l'altra metà è l’arte di far credere alle persone nelle immagini” abbia saputo, come tutti, ma non abbia reagito. Perché “ai numerosi generi dell’arte della menzogna sviluppati in passato dobbiamo ora aggiungere due varianti più recenti…., l’inventiva di Madison Avenue”, le agenzie di pubblicità commerciale a New York, e le “relazioni pubbliche”, che gli enti, anche i partiti e le istituzioni, modellano su” Madison Avenue” – “le pubbliche relazioni sono una variante della pubblicità, quindi hanno origine nella società dei consumi, con la sua smodata brama di beni da distribuire attraverso un'economia di mercato”. Come meglio “vendere” la politica.
Con una considerazione suppletiva che, all’epoca solo ipotetica, oggi sembra invece una constatazione: “Stranamente, l’unica persona che potrebbe essere la vittima ideale di una manipolazione totale è il Presidente degli Stati Uniti. Data l’immensità del suo incarico, deve circondarsi di consiglieri”. La cui funzione, spiga Arendt citando uno di questi consiglieri all’epoca, Richard J. Barnet, “esercitano il loro potere principalmente filtrando le informazioni che giungono al Presidente e interpretando per lui il mondo esterno”. Al punto che “si è tentati di sostenere che il Presidente, presumibilmente l’uomo più potente del Paese più potente, è l’unica persona in questo Paese la cui gamma di scelte può essere predeterminata”. Peggio ancora, annota Arendt nel 1971, se se il Senato è indebolito, la cui funzione originaria era, ed è stata, “di proteggere il processo decisionale dagli umori e dalle tendenze transitorie della società in generale”.
La rivista ripropone il saggio per il motivo che H. Arendt ne dava presentadolo all’epoca: “Il famoso divario di credibilità, che ci accompagna da sei lunghi anni, si è improvvisamente spalancato in un abisso. Le sabbie mobili di dichiarazioni menzognere di ogni genere, inganni e autoinganni, rischiano di travolgere qualsiasi lettore desideri approfondire questo materiale, che, purtroppo, deve riconoscere come l’infrastruttura di quasi un decennio di politica estera e interna degli Stati Uniti”. L’America può fondamentalmente non essere imperialista, l’americano lo è, non è “jingoista” come lo era l’inglese, ma è come se.
I “Pentagon Papers” erano stati fatti redigere nel 1967 da Robert McNamara, ministro della Difesa di Lyndon Johnson, che insieme col presidente aveva voluto e organizzato l’escalation della guerra in Vietnam, avviata da John Kenedy. McNamara li aveva approntati per Robert Kennedy, che si preparava alla campana presidenziale l’anno successivo, prima di dimettersi nello stesso autunno del 1967, convinto del fallimento della strategia della escalation . Sono la documentazione di 23 anni di coinvolgimento degli Stati Uniti in Indocina, con numerosi errori ed eccessi militari.
La battaglia di Nixon contro la divulgazione dei “Pentagon Papers” lo porterà alle dimissioni forzate tre anni più tardi. McNamara vi spiega che  l’“incidente del Golfo del Tonchino” - un attacco di motosiluranti nordvietnamite contro un cacciatorpediniere statunitense - con cui il presidente Johnson si fece autorizzare dal Congresso ad attaccare il Nord Vietnam senza dichiarare guerra, non era mai avvenuto.
Hannah Arendt, Lying in Politics: Reflections on the Pentagon Papers, “The New York Review”, 18 novembre 1971, free online, leggibile anche in italiano, Mentire in politica: riflessioni sui Pentagon Papers)

Nessun commento: