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giovedì 12 febbraio 2026

Secondi pensieri - 578

zeulig


Declino – Arnold J. Toynbee, seguace e poi critico di Spengler, lega lo sviluppo a fattori sociali e religiosi, e il declino delle civiltà al loro deterioramento, dei fattori sociali e religiosi, o al loro abbandono - “le civiltà muoiono per suicidio, non per assassinio”.
È anche l’anamnesi di Santo Mazzarino, lo storico della decadenza. In sintesi, “la meditazione sulle epoche di travaglio e di radicali catastrofi è il più fascinoso, ma anche il più grave, dei problemi che si presentano all'umanità: è il problema stesso della validità di costituzioni che l'uomo amerebbe ritenere eterne, e che la travolgente vicenda può distruggere” (“Aspetti sociali del quarto secolo”, 1951).


Populismo – “Il gande silenzio sul crollo dei salari” (Marco Leonardi) ne è il motore principale – forse meglio detto “dei redditi”, perché molti lavoratori autonomi ne sono afflitti.
È cronologicamente e causativamente effetto del neo-liberismo di Milton Friedman e la Scuola di Chicago, detto anche thatcheriano e reaganiano: della dottrina e la prassi per cui l’arricchitevi sarebbe stato a profitto di tutti – di più: avrebbe fatto il maggior bene di tutti. Il liberalismo portato alla sua logica conseguenza, l’anarchia, o l’anti-Stato, in un’ottica di massimizzazione della ricchezza. Il populismo è l’effetto di una delusione.
In un primo momento la “reaganomics” sembrò la panacea democratica: riduzione delle imposte sul reddito e sulle plusvalenze (il risparmio investito è largamente diffuso in America), nel quadro di una riduzione dell’interventismo governativo, dei poteri pubblici di regolazione, con riduzione della spesa pubblica in quanto spreco e inefficienza – e aumento dell’offerta monetaria in funzione anti-inflazione. Misura tanto più ben viste in quanto l’inflazione era al 13 per cento, il prezzo del gallone di benzina (metro principale del carovita in Usa) era più che triplicato in sette o otto anni, dai 35 centesimi del 1973 a 1,20 dollari nel 1980. Con un calo negli ultimi due anni della presidenza democratica Carter di quasi il 5 per cento del reddito medio pro capite, e la perdita di 700 mila posti di lavoro, con un tasso di disoccupazione record per gli Stati Uniti, attorno al 7 per cento. Sotto silenzio, ma non per molto, passavano i licenziamenti massicci nella Funzione Pubblica, i tagli alla spesa sociale, la moltiplicazione delle spese militari – per l’affondo che Reagan porterà all’Unione Sovietica, poco dopo negli anni di Gorbaciov.
La deriva verso il populismo è conseguente agli effetti fortissimamente sperequativi. Dopo un primo momento di euforia, per meno irpef e più dividend. Esteso attraverso la globalizzazione che si lanciava, la liberalizzazione del commercio -  la Cina fornitrice degli americani poveri, per abbigliamento, utensili, e anche alimentari.
I redditi non sono aumentati, non per i molti, mentre il welfare per i molti è sfumato, con la defunzione dello Stato – la proclamazione della crisi fiscale dello Stato.
Trump si inscrive in questa deriva in quanto è il tipo di quello che ne ha tratto personalmente profitto, ma conoscendone meglio il meccanismo prova a mettere a frutto anche la sua conoscenza – o esperienza, o fiuto politico: la delusione, il populismo.
Si capisce con Trump che il populismo serva – possa servire, ma finora non è servito ad altro – alla ideologia dominante: una protesta generica, una insoddisfazione, senza un programma o un’idea di azione. Una protesta fine a se stessa. Come quando si è dispiaciuti per una morte, per la sofferenza di qualcuno, ma inermi, giusto genericamente insoddisfatti.
 
Il liberismo è matematicamente motore di disuguaglianza – seppure nel quadro di una moltiplicazione della ricchezza complessiva. A meno di “ristori” o contrappesi della Funzione Pubblica, perequativi, dello Stato. Per questo conduce al populismo, al riflesso condizionato degli scontenti – i più – in un un insieme in cui la ricchezza cresce.
 
Socialismo democratico – “In molte cose il socialismo democratico era ed è vicino alla dottrina sociale cattolica” – cardinale Ratzinger (poi papa Benedetto XVI), “La necessità dell’Europa in un mondo globalizzato”, conferenza alla Biblioteca del Senato, 13 maggio 2004, ora in “L’Occidente vincerà”).
 
Sogno – È una ricostruzione. Anche quado la trascrizione è – fosse possibile – immediata e tal quale. La sua identità - ricognizione – è relativa (soggettiva). Può essere oggettiva nel senso del soggetto, del tempo – del suo tempo interiore.
Una trascrizione al risveglio non è la stessa di una posteriore.
 
È reperto teatrale dalle mitologie classiche, da Gilgameš in poi, Bibbia e Vangeli compresi (il sogno della moglie di Pilato), a Shakespeare e Ibsen - ma anche Pirandello: Pirandello sogna da sveglio. Curiosamente, è forse il tema più trattato dai filosofi, da tutti i filosofi.
 
Stato – “Per la prima volta in assolto nella storia sorge lo Stato puramente secolare che abbandona e mette da parte la garanzia divina e la normazione divina dell’elemento politico, considerandole come una visione mitologica del mondo e dichiarando Dio stesso come affare privato, che non fa parte della vita pubblica e della comune formazione del volere”, card. Ratzinger, op. cit.. Per la prima volta con la Rivoluzione Francese. “Dio e la sua volontà cessano di essere rilevanti nella vita pubblica…Un nuovo tipo di scisma”. Poco avvertito nelle nazioni protestanti, dove le idee liberali e illuministe avevano da tempo “vita facile..,. senza che la cornice di un ampio consenso cristiano di fondo dovesse per questo venire distrutta”. Nelle nazioni latine, è la conclusione del cardinale Ratzinger, “questa lacerazione negli ultimi due secoli è penetrata … come una frattura profonda”. Radicalizzando il nazionalismo.
 
Verità – Gregorio Palamas la differenzia dalla falsità solo per pochi tratti. E ancora, essi sono rilevabili, definibili, solo eticamente: dipende d a ciò che si vuole. 


zeulig@antiit.eu

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