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martedì 10 febbraio 2026

Letture - 606

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Autore
– “Trombetto e recitatore delle altrui opere” è per Leonardo, se non è inventore” - nella serie di “Proemi” raccolti nell’antologia Bur “Scritti letterari”, in polemica con chi gli disconosceva la qualifica di autor e: “Se bene, come loro, non sapessi allegare gli autori, molto maggiore e più degna cosa allegherò allegando la sperienza, maestra ai loro maestri. Costoro vanno sgonfiati e pomposi, vestiti e ornati, non delle loro ma delle altrui fatiche; e le mie a me medesimo non concedono; e se me inventore disprezzeranno, quanto maggiormente loro, non inventori, ma trombetti e recitatori delle altrui opere, potranno essere biasimati”.
  
Dnipro
– Il luogo dell’“ultima (ma non ultima) strage”, questa volta di “minatori sul bus”  che li portava al lavoro, è luogo-simbolo del conflitto Russia-Ucraina. Per essere stata una città di creazione, e luogo di elezione, della Russia, prima di diventare importante cent o minerario ucraino – e uno dei “teatri di guerra”, della guerra interminabile, da quattro anni ormai. Ricorrente nella letteratura russa come ora nelle cronache di guerra, come Dnipropetrovskij. O anche come Ekaterinoslav, il suo nome fino alla creazione dell’Unione Sovietica. La città cioè fondata da Caterina II di Russia – creata per lei, che morirà poco tempo dopo, dal principe Potëmkin.
L’espansione della Russia nell’attuale Ucraina fu una conseguenza della vittoria sull’impero ottomano. Dnipro fu uno dei primi insediamenti russi in Ucraina dopo la sconfitta dell’impero ottomano, a cui i territori facevano capo, sancita dal trattato di Kücük Kaynarka, 1774. Fondata come Ekaterinoslav, la gloria di Caterina.
 
Il fiume non aveva portato fortuna a Prokofiev, che aprì con la suite “Sul Dnepr” i suoi tentativi un di sfondare nel balletto con quattro composizioni – prima del successo di “Romeo e Giulietta”. Debuttò fiducioso nel genere con “Sul Dnepr” garantito del successo da Sergej Diaghilev e i suoi Ballets Russes. Ma il balletto andò in scena dopo la morte dell’impresario, e condivise il fallimento dei Ballets Russes.
 
Gruppi di lettura
– “La Cassazione del libro” li dice Viola Ardone, che ne è oggetto preferenziale: “I gruppi di lettura sono cassazione!”, “La Lettura” di domenica.
 
Libro
– “Nei libri puoi scoprire molte cose”, spiega a un ragazzo Florio padre Alberto, il parroco del Carmine a Bagnare del romanzo di Stefania Auci, “L’alba dei leoni”: “Sono come finestre…. Ne apri uno, e conosci la vita dei santi; nei apri un altro e impari cosa si trova al di là del mare. È esattamente come se guardassi dalle finestre di una casa… e ogni giorno puoi scegliere una casa diversa”.
 
Livorno – “Ho preso il Livorno (la squadra di calcio, n.d.r.) perché me l’hanno chiesto gli armatori israeliani”, Aldo Spinelli “il re della logistica portuale a Genova e altrove”, sul “Corriere della sera” oggi - “maledetto quel giorno: in 20 anni ci ho lasciato 61 milioni e 700 mila lire”. Armatori israeliani appassionati del Livorno calcio per essere di famiglia o di affetti sempre legati a Livorno, città dove molte radici ebraiche affondano, per essere stata per prima liberata dalle “interdizioni israelitiche” nel Mediterraneo occidentale.
 
Mussolini – “Un improvvisatore”, Angelo Polimeno Bottai, nipote di Giuseppe Bottai, il governatore di Roma e di Addis Abeba, ministro delle Corporazioni di Mussolini, sul “Corriere della sera” lunedì l’altro: “Mussolini è sempre stato un improvvisatore, forse non aveva neanche in testa di mettere in piedi un regime. Gli è venuto un po’ alla volta…. Durante il regime fascista Bottai ha pubblicato il Capitale di Marx, con la Utet.”.
 
Palmerston – “Mi è sembrato un miscuglio stranissimo di uomo di Stato e di ragazzino”, Prosper Mérimée alla contessa di Montijo, donna Manuela, la madre della futura imperatrice di Francia Eugénie, sua confidente dal tempo del suo primo viaggio in Spagna, nel 1830, scrivendone tardi, ilx13 lglio1857: “Ha la sicurezza di un vecchio ministro e il gusto delle avventure di uno scolaro., Lo credo molto confuso, uno che confida nella sua buona stella e perfettamente senza scrupoli. Rivolterebbe il mondo per avere un piccolo successo d’eloquenza. Ha tutti i pregiudizi e tutta l’ignoranza di John Bull, con la sua ostinazione e il suo orgoglio. Per farla breve, credo che sia uno dei cattivi geni della nostra epoca”. Henry John Temple, lord Palmerston, si direbbe che è diventato il patrono dell’Italia liberale per caso – lui stesso spiegò del resto che non sapeva nulla della Napoli che aveva deciso di affondare.
Mérimée era stato spesso a Londra da giovane per svago o studio: nel 1825, a 22 anni, con i pittori Delacroix e Gérerad, l’anno successivo in contemporanea con Stendhal, ma senza conoscersi, nel 1832 e nel 1835. Negli ultimi due viaggi era già un funzionario importante del governo in Francia.
Nel 1862, il 3 giugno, sempre alla contessa Montijo, racconta che i Palmerston, dandogli più importanza di quanta ne potesse avere, lo trattavano amichevolmente, E lady Palmerston una volta lo introdusse nel suo bagno privato (“cabinet de toilette”) per spiegargli un furto con destrezza che aveva subito. Lamentando che, dopo aver incamerato un petit Dunkerque, un piccolo ammasso di gioielli, “si erano lavati le mani con un sapone profumato fabbricato espressamente per lei”, e si eran “accuratamente ripulite le unghie con un limone”. Mérimée racconta ancora di avere visto nel bagno un piccolo tavolo ingombro di carte etichettate e legate con nastri rossi, per concludere: “È evidentemente a quella tavola, tra milord e milady, che si fanno gli affari di quel Paese”.
 
Poesia – Non ce n’è mai stata tanta quanta nel Millennio - Alfonso Berardinelli, sul “Foglio” sabato - quando non ce n’è più: “Può facilmente succedere che la poesia venga annientata da se stessa e quasi dal proprio nome. Dal vuoto di che cosa, di perché, e quindi anche di un vero come”.
Di Berardinelli è anche “L’ultimo secolo di poesia italiana. Testi e ritratti” – l’ultimo secolo, il Novecento, come finale di partita?
Ma Pasolini già lo diceva, che Berardinelli cita, nel 1973. Piovene ancora prima, nel 1962. Una morte a rate?  
 
Recensioni – Sul “settimanale” di sabato 31 “il Foglio” ha una pagina durissima di Claudio Giunta, “Orge di barocco brianzolo”, contro il film “Sirat”:, per “dissuadere”, dice alla prima riga, “il lettore dall’andare a vederlo” – “come è possibile prendere sul serio patacche del genere, pataccari del genere?” Mentre il mensile del quotidiano, “Review”, che anch’esso si pubblicava quel sabato, la direttrice Annalena Benini apriva con un panegirico dello stesso  film, raccomandandolo a “tutta la famiglia”, per mostrare “lo shock davanti alla vita che cambia per sempre”.

letterautore@antiit.eu

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