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Autore – “Trombetto e
recitatore delle altrui opere” è per Leonardo, se non è inventore” - nella serie
di “Proemi” raccolti nell’antologia Bur “Scritti letterari”, in polemica con chi
gli disconosceva la qualifica di autor e: “Se bene, come loro, non sapessi allegare
gli autori, molto maggiore e più degna cosa allegherò allegando la sperienza, maestra
ai loro maestri. Costoro vanno sgonfiati e pomposi, vestiti e ornati, non delle
loro ma delle altrui fatiche; e le mie a me medesimo non concedono; e se me
inventore disprezzeranno, quanto maggiormente loro, non inventori, ma trombetti
e recitatori delle altrui opere, potranno essere biasimati”.
Dnipro – Il luogo dell’“ultima
(ma non ultima) strage”, questa volta di “minatori sul bus” che li portava al lavoro, è luogo-simbolo del
conflitto Russia-Ucraina. Per essere stata una città di creazione, e luogo di
elezione, della Russia, prima di diventare importante cent o minerario ucraino
– e uno dei “teatri di guerra”, della guerra interminabile, da quattro anni
ormai. Ricorrente nella letteratura russa come ora nelle cronache di guerra,
come Dnipropetrovskij. O anche come Ekaterinoslav, il suo nome fino alla creazione
dell’Unione Sovietica. La città cioè fondata da Caterina II di Russia – creata per
lei, che morirà poco tempo dopo, dal principe Potëmkin.
L’espansione della
Russia nell’attuale Ucraina fu una conseguenza della vittoria sull’impero
ottomano. Dnipro fu uno dei primi insediamenti russi in Ucraina dopo la
sconfitta dell’impero ottomano, a cui i territori facevano capo, sancita dal trattato
di Kücük Kaynarka, 1774. Fondata come Ekaterinoslav, la gloria di Caterina.
Il fiume non aveva
portato fortuna a Prokofiev, che aprì con la suite “Sul Dnepr” i suoi tentativi
un di sfondare nel balletto con quattro composizioni – prima del successo di
“Romeo e Giulietta”. Debuttò fiducioso nel genere con “Sul Dnepr” garantito del
successo da Sergej Diaghilev e i suoi Ballets Russes. Ma il balletto andò in
scena dopo la morte dell’impresario, e condivise il fallimento dei Ballets
Russes.
Gruppi di lettura – “La
Cassazione del libro” li dice Viola Ardone, che ne è oggetto preferenziale: “I gruppi
di lettura sono cassazione!”, “La Lettura” di domenica.
Libro – “Nei libri
puoi scoprire molte cose”, spiega a un ragazzo Florio padre Alberto, il parroco
del Carmine a Bagnare del romanzo di Stefania Auci, “L’alba dei leoni”: “Sono come
finestre…. Ne apri uno, e conosci la vita dei santi; nei apri un altro e impari
cosa si trova al di là del mare. È esattamente come se guardassi dalle finestre
di una casa… e ogni giorno puoi scegliere una casa diversa”.
Livorno – “Ho preso il
Livorno (la squadra di calcio, n.d.r.) perché me l’hanno chiesto gli armatori
israeliani”, Aldo Spinelli “il re della logistica portuale a Genova e altrove”,
sul “Corriere della sera” oggi - “maledetto quel giorno: in 20 anni ci ho lasciato
61 milioni e 700 mila lire”. Armatori israeliani appassionati del Livorno calcio
per essere di famiglia o di affetti sempre legati a Livorno, città dove molte radici
ebraiche affondano, per essere stata per prima liberata dalle “interdizioni
israelitiche” nel Mediterraneo occidentale.
Mussolini – “Un
improvvisatore”, Angelo Polimeno Bottai, nipote di Giuseppe Bottai, il
governatore di Roma e di Addis Abeba, ministro delle Corporazioni di Mussolini,
sul “Corriere della sera” lunedì l’altro: “Mussolini è sempre stato un improvvisatore,
forse non aveva neanche in testa di mettere in piedi un regime. Gli è venuto un
po’ alla volta…. Durante il regime fascista Bottai ha pubblicato il Capitale di
Marx, con la Utet.”.
Palmerston – “Mi è sembrato
un miscuglio stranissimo di uomo di Stato e di ragazzino”, Prosper Mérimée alla
contessa di Montijo, donna Manuela, la madre della futura imperatrice di
Francia Eugénie, sua confidente dal tempo del suo primo viaggio in Spagna, nel
1830, scrivendone tardi, ilx13 lglio1857: “Ha la sicurezza di un vecchio ministro
e il gusto delle avventure di uno scolaro., Lo credo molto confuso, uno che
confida nella sua buona stella e perfettamente senza scrupoli. Rivolterebbe il
mondo per avere un piccolo successo d’eloquenza. Ha tutti i pregiudizi e tutta
l’ignoranza di John Bull, con la sua ostinazione e il suo orgoglio. Per farla breve,
credo che sia uno dei cattivi geni della nostra epoca”. Henry John Temple, lord
Palmerston, si direbbe che è diventato il patrono dell’Italia liberale per caso
– lui stesso spiegò del resto che non sapeva nulla della Napoli che aveva
deciso di affondare.
Mérimée era stato spesso a Londra da giovane per svago o studio: nel 1825,
a 22 anni, con i pittori Delacroix e Gérerad, l’anno successivo in contemporanea
con Stendhal, ma senza conoscersi, nel 1832 e nel 1835. Negli ultimi due viaggi
era già un funzionario importante del governo in Francia.
Nel 1862, il 3 giugno, sempre alla contessa Montijo, racconta che i
Palmerston, dandogli più importanza di quanta ne potesse avere, lo trattavano amichevolmente,
E lady Palmerston una volta lo introdusse nel suo bagno privato (“cabinet de
toilette”) per spiegargli un furto con destrezza che aveva subito.
Lamentando che, dopo aver incamerato un petit Dunkerque, un piccolo ammasso
di gioielli, “si erano lavati le mani con un sapone profumato fabbricato espressamente
per lei”, e si eran “accuratamente ripulite le unghie con un limone”. Mérimée
racconta ancora di avere visto nel bagno un piccolo tavolo ingombro di carte
etichettate e legate con nastri rossi, per concludere: “È evidentemente a quella
tavola, tra milord e milady, che si fanno gli affari di quel Paese”.
Poesia – Non ce n’è mai
stata tanta quanta nel Millennio - Alfonso Berardinelli, sul “Foglio” sabato -
quando non ce n’è più: “Può facilmente succedere che la poesia venga annientata
da se stessa e quasi dal proprio nome. Dal vuoto di che cosa, di perché,
e quindi anche di un vero come”.
Di Berardinelli è anche “L’ultimo secolo di poesia italiana. Testi e
ritratti” – l’ultimo secolo, il Novecento, come finale di partita?
Ma Pasolini già lo diceva, che Berardinelli cita, nel 1973. Piovene ancora
prima, nel 1962. Una morte a rate?
Recensioni – Sul “settimanale”
di sabato 31 “il Foglio” ha una pagina durissima di Claudio Giunta, “Orge di barocco
brianzolo”, contro il film “Sirat”:, per “dissuadere”, dice alla prima riga,
“il lettore dall’andare a vederlo” – “come è possibile prendere sul serio
patacche del genere, pataccari del genere?” Mentre il mensile del quotidiano,
“Review”, che anch’esso si pubblicava quel sabato, la direttrice Annalena Benini
apriva con un panegirico dello stesso film,
raccomandandolo a “tutta la famiglia”, per mostrare “lo shock davanti alla vita
che cambia per sempre”.
letterautore@antiit.eu

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