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Cronache dell’altro mondo – scristianizzate (405)
“Sono un professore di Princeton. Molti studenti non sanno nulla del
cristianesimo”, scrive al “Washington Post” Gregory Conti, che a Princeton
insegna Scienza Politica. Non un caso isolato, afferma: “Gli studenti delle
università della Ivy League (le più prestigiose e costose, n.d.r.) soffrono di
analfabetismo religioso.” E ciò ha ripercussioni sull’apprendimento e la
capacità di analisi.
“Alcuni anni fa un mio collega a Princeton ha tenuto un seminario su
religione e libertà di parola”. Che stentava a decollare. “Finché non scoprì il
perché: aveva fatto ripetutamente riferimento ai Dieci Comandamenti, e molti
studenti non sapevano cosa fossero”.
Succede anche altrove: all’università “è sempre più frequente incontrare
studenti che non conoscono gli aspetti più basilari del cristianesimo, come la
differenza tra Antico e Nuovo Testamento o tra cattolici e protestanti.
Raramente riconoscono i riferimenti biblici presenti nelle opere di Shakespeare
o nel secondo discorso inaugurale di Lincoln (o, per esempio, nel primo di
Obama)”. Studenti per lo più “brillanti, coscienziosi e curiosi”.
L’ignoranza “in materia di idee religiose” rende difficile capire molta
storia, e “un’ampia gamma di opere d’arte, di letteratura, di filosofia dell’Occidente”
– “né Shakespeare, né Austen, né Mozart, né Rembrandt, né John Ford, né Oscar
Wilde possono essere apprezzati senza una solida base nel cristianesimo”.
Una novità preoccupante, “persino per i non credenti come me”. Carl
Schmitt ha potuto sostenere che “tutti i concetti politici sono concetti
teologici secolarizzati”. In ogni caso “la mancanza di contatto con la
religione – e in particolare con il cristianesimo e la sua storia – rappresenta
un ostacolo alla padronanza di molte materie”. Nel solo campo del pensiero
politico. Di Thomas Hobbes, p.es., il teorico dello “Stato laico moderno”, di
pensiero “straordinariamente egualitario”, ma solo se si “possiede una certa sensibilità religiosa”. O di Rousseau, perseguitato “egualmente dai cattolici
e dai protestanti”, che però può dirsi “il solo uomo in Francia che realmente
ha creduto in Dio”. O di Marx, peraltro uno di famiglia di rabbini – se non altro
per l’egualitarismo, o per “l’oppio dei popoli”.
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