domenica 3 maggio 2026
La guerra ha rafforzato il regime in Iran – che detta l’agenda del negoziato
La guerra di Trump e Netanyahu ha rafforzato il regime islamico in Iran?
È l’analisi, con reportage dall’interno del Paese, dell’“Economist” – e di
“Foreign Affairs” – sugli esiti, finora, dei due mesi di guerra. Che oggi l’avversaria
numero uno del regime in Iran, Narges Mohammadi, Nobel per la Pace nel 2003, benché
detenuta per le sue opinioni, anche se in brute condizioni di salute, argomenta
in un testo che il “Corriere della sera” pubblica: “Avvezzi al dolore,
sopravviviamo”. Delusi e rassegnati – “gli iraniani siamo un popolo che da anni
soffre”, sottoposto a sanzioni. Con l’inevitabile verità, anche a conoscere poco
l’Iran – come dovrebbe fare l’America, che da ottant’anni s’immischia nelle
vicende del Paese (sottratto dopo la guerra dalla Cia all’“influenza” britannica,
nella logica imperialista-colonialista): “Sotto pressione esterna, negli iraniani
cresce il senso di appartenenza”.
Trump si è messo contro le destre europee
O “Come Trump ha frainteso l’Europa”. Un primo
esame del “rovesciamento” trumpiano delle relazioni Usa-Europa, alla luce dei presupposti
MAGA, del movimento americano di destra di cui Trump è l’esponente.
“Un rapporto conflittuale con l’Europa” fa “comodo
al movimento MAGA”? È dubbio. L’amministrazione Trump afferma “regolarmente che
i problemi principali dell'Europa sono l’immigrazione, la perdita di sovranità a
favore della Ue e una sfera pubblica non abbastanza conservatrice. Questa tesi è stata espressa in
modo specialmente da vicepresidente Vance un ano fa, ala conferenza per la
Sicurezza di Monaco di Baviera: “In Gran Bretagna e in tutta Europa, temo che
la libertà di parola sia in declino”. Ma, “dopo oltre un anno di tentativi, l’amministrazione
Trump non è riuscita nemmeno ad avvicinarsi alla formazione di una coalizione
di partiti di estrema destra in Europa”. Anzi, ha i partiti di destra avversari
se non nemici: “I dazi arbitrari, gli attacchi verbali e le minacce
territoriali di Trump sono difficili da digerire”. Tanto più che “la maggior
parte dei partiti nazionalisti in Europa ha anche un retaggio di
antiamericanismo”. Come si è visto in Ungheria.
La sconfitta di Orbàn in Ungheria ha allontanato
le destre europee dalle professioni di vicinanza all’America, se ancora la praticavano.
Senza contare che “il sostegno aperto ai partiti e ai candidati di destra
europei ha danneggiato il rapporto di Washington con i leader europei che non
appartengono all’estrema destra”.
Liana Fix-Michael Kimmage, How Trump Misread Europe, “Foreign Affairs”, free
online (leggibile anche in italiano, Come Trump ha frainteso l’Europa)
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