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2.600 giornalisti accreditati alla Casa
Bianca. Però. Al pranzo annuale dei corrispondenti da Washington, dell’attentato
ennesimo a Trump, tanti erano attavolati, in smoking – e onorati di esserci, ma
questo è un altro discorso. Però, poi si dice che l’America è finita.
“”Oggi il popolo italiano ricorda uno dei
momenti decisivi della propria storia: la fine dell’occupazione nazista e la
sconfitta dell’oppressione fascista, che aveva negato agli italiani libertà e
democrazia”. Però, detto di Meloni. Ma non è una notizia, non per i media bene
informati, “Il Messaggero”, “Corriere della sera”, “La Stampa”, “la Repubblica”
“il Sole24 Ore (“Il Sole a p. 9). Se ci tolgono l’antifascismo non sappiamo che
dire?
Ai padroni certo fa comodo, un governo
debole.
Unicredit imputa a un errore di traduzione
in tedesco, di una parola, il divieto che la Bafin, la Consob tedesca, le impone
di commentare i conti Commerzbank - a due settimane dall’ops, il 5 maggio. Ma l’errore non è stato puntare su Commerzbank con la Germania nazionalista senza più
scrupoli, anzi in corsa verso la destra estrema, di Afd - un partito al 20 per
cento al voto un anno fa, e al 27 per cento nei sondaggi?
È strano che la Germania, di cui pure
tutto si sa, sia così remota.
L’ex sindaco missino Alemanno unico condannato
“definitivo” di Mafia Capitale, per accorgimenti, di imputazione e di
procedura, suggeriti all’evidenza alla Procura dagli stesi giudici che poi lo
hanno condannato è l’evidenza di quanto politicizzata è certa giustizia. Mentre
i coimputati – al cuore della vicenda - sono poi stati sbiancati dalla
Cassazione..
Alemanno, destra impenitente, unico
condannato per finanziamento illecito da una cooperativa di sinistra. Ci
sarebbe da ridere di questa giustizia, se non fosse un dramma.
“La Repubblica” pubblica due volte lo
stesso articolo – nomen omen? La recensione di un libro Adelphi. Una
prima volta a opera dello scrittore di casa Romagnoli, la seconda, in grande
evidenza in prima pagina, del bestsellerista francese Carrère. Potenza dell’ufficio
stampa Adelphi? Nessuno al giornale legge (più) il giornale?
Lo stesso giornale
titola enfatico: “Conti, Meloni contro la Ue”. Chissà che sfacelo di questo governo
antieuropeista – che ottiene a Bruxelles (quasi) tutto quello che chiede. Poi il
giornale ex di Scalfari prosegue, in piccolo: “Ma i tecnici del Parlamento e
l’Ocse avvertono: ‘Pil del 2026 a rischio, servirà una correzione’”. Cioè, ha
ragione Meloni?
Ancora “la Repubblica” fa i conti a
Emiliano, il giudice-politico-scrittore-professore, uno dei prominent
Pd, alla cui guida si è anche candidato, di quanto guadagna destreggiandosi
alla Zalone tra varie “dipendenze”
statali, quindi a carico nostro. Ma in piccolo, nella rubrica della posta. I
panni sporchi si lavano poco, in casa?
Italia bocciata all’esame Ue dei bilanci
per 600 milioni, lo zero virgola zero qualcosa. Cioè per niente. È quanto della
Ue è insopportabile, la “procedura Ue” costa. Si poteva rimediare spostando contabilmente
qualche posta di spesa, minima, da dicembre a gennaio. Ma Eurostat ha detto no
alla Ragioneria dello Stato.
Forse non è cattiveria, è stolidità –
l’Europa dei ragionieri.
O non sarà un caso di stupidità – l’Ue
è “stupida”, dixit Prodi, che se ne intende. Ma puzza di ipocrisia. Francia
e Belgio navigano da anni su un disavanzo annuo del 5 e passa per cento, e non
si occupano di rimediare – la Francia non fa neanche il bilancio, non c’è la maggioranza
politica per farlo (la Spagna pure non fa il bilancio, da tre anni, e fa crescere
il pil del 2 e 3 per cento).
Si susseguono i “rovesciamenti” di
sentenze anti-governo delle giudici di Roma, in tema di rimpatri degli immigrati
illegali condannati e della condanna del sottosegretario alla Giustizia Delmastro
(di cui la Procura aveva chiesto in Tribunale l’archiviazione e poi l’assoluzione
– le loro condanne sono cassate dalla Corte europea e dalla Corte d’Appello. Giudici
tricoteuses – leggono troppi volantini rivoluzionari? Isteriche, alla
Freud – Grande Scienziato? E dire che erano – e sono sotto sotto – di sacrestia,
buone democristiane.
La giustizia politica è come l’alluvione,
che i rifiuti riporta a galla.
E i giudici del Tribunale dei minori
dell’Aquila, che si accaniscono a fare dei mostri i bambini del bosco? Si diventa
magistrati memorizzando le pandette. Ma non ci vuole un esame della capacità di
giudizio?
Centoventi minuti di noia, di tira-e-molla,
a velocità ridotta, per appassionarsi infine ai rigori. Con un ragazzetto, Motta,
che appare brevilineo ma misura metri - si raggomitola e sgomitola come un
felino - e li para tutti. Il calcio si è ridotto ai rigori: due ore di niente per
pochi minuti di spettacolo vero - atletico, sportivo.
Un portiere, questo Motta, della Juventus,
che ce l’aveva gratis, dal vivaio, e l’ha scartato. Per spendere decine di
milioni per altri portieri. Sicuro che non ci sono “sfioramenti” (tangenti, bustarelle)
nel mercato del calcio? Che si svolge tutto nei paradisi fiscali.
Nela stessa partita, Atalanta-Lazio, si
vede un arbitro che non ha mai giocato al calcio (l’impressione è corroborata dalla
biografia): questo Colombo, che pure gode buona fama, non sa che per buttare
giù un attaccante in corsa basta toccarlo, poco, sul fianco del piede sollevato
- accortezza elementare per qualsiasi terzino. Si può arbitrare uno sport che non
si è praticato? È il problema dei giudici italiani, che vengono dalle pandette
e non dalla vita vissuta.
“Dal dopoguerra gli Stati Uniti, mai
attaccati, hanno preso di mira e bombardato una trentina di Paesi”. Carlo Rovelli,
il fisico, è anti-americano, però.
Era più che ovvio che il passaggio di
Mediobanca sotto una banca fallita, due volte, avrebbe spaventato i grandi clienti.
Che sono subito scappati da via Filodrammatici – con i loro wealth manager,
i banchieri di loro fiducia. La Lega è milanese, ma Milano non è la Lega – non
è stupida.
Che squallore pretendere di sapere su
Epstein di più, molto più, di quanto sanno gli americani, con il loro giornalismo
scandalizzatissimo. Per di più pagando, la solita “ex spia” (israeliana) e la “compagna
abbandonata”(argentina) – una che le Procure (democratiche) di New York tengono
con cura fuori della porta, benché l’ex compagno che lei accusa, Rampoldi, sia repubblicano
e amico di Trump. Si capisce che l’abbonamento Rai sia ormai di pochi spiccioli,
se ne fa questo uso.
Che dire dell’opposizione a Meloni? C’è
odio, sicuro: c’è gente che perde giornate, settimane, mesi per scovare per
scovare sue foto con questo e con quello fra le tante che circolano in rete,
per “dimostrare” che il tale è il padre rifiutato, il tal altro un mafioso. Senza
alcuna ricaduta pubblicitaria-commerciale, giusto per l’odio. O c’è una
organizzazione per fare questo (immane) lavoro? A pagamento? Da parte di chi?
Nelle cronache delle morti per ricina,
che si susseguono ormai da settimane, non si è mai menzionato l’olio di ricino,
che deriva(va) dalla stessa pianta – neanche nella prossimità del 25 aprile. Un
passo avanti nella storia si è dunque fatto?
“Questo
saggio esamina il concetto di tolleranza nella nostra società industriale
avanzata. La conclusione a cui si giunge è che la realizzazione dell’obiettivo
della tolleranza richiederebbe intolleranza verso le politiche, gli
atteggiamenti e le opinioni prevalenti, nonché l’estensione della tolleranza a
politiche, atteggiamenti e opinioni che sono illegali o represse. In altre
parole, oggi la tolleranza appare di nuovo per quello che era alle sue origini,
all’inizio dell’era moderna: un obiettivo di parte, una nozione e una pratica
sovversiva e liberatoria. Al contrario, ciò che oggi viene proclamato e
praticato come tolleranza, in molte delle sue manifestazioni più efficaci,
serve la causa dell’oppressione”. C’è tutto nell’attacco del saggio.
Anche quando la tolleranza
fosse legge: “In un sistema autoritario, il popolo non tollera – sopporta le
politiche stabilite”. Oggi, 1965, quando il saggio si scrive, come oggi, quando
il saggio si ripubblica. La tolleranza come un dovere non è tollerante. È anzi
intollerante – non più aperta, liberale, democratica. Diventa quello che sarà mezzo
secolo più tardi, p.es., il politicamente corretto - è in questa chiave che il saggio
è stato ripubblicato.
Notevole anche la non
citazione di Voltaire. Sì di John Stuart Mill, anche di Baudelaire, di passaggio,
e di Sartre (prefazione a Frantz Fanon) e Robespierre, o di fra Dolcino e Savonarola,
a chi fosse il tollerante più intollerante.
Un saggio del 1965, poi pubblicato
in volume, nel 1969, con altri saggi di Robert Paul Wolff e Barrington Moore,
jr., “A Critique of Pure Tolerance”, ma già tradotto, nel 1967, su “Giovane
Critica”, la rivista di Giampiero Mughini, nel n.15-16, primavera-estate 1967,
col titolo “La tolleranza repressiva”.
A tratti sembra scritto oggi: “La tolleranza verso ciò che è radicalmente malvagio appare ora come un bene perché serve alla coesione del tutto sulla strada verso il benessere, o un benessere ancora maggiore. La tolleranza verso il sistematico imbecillimento di bambini e adulti attraverso la pubblicità e la propaganda, lo sfogo della distruttività nella guida aggressiva, il reclutamento e l'addestramento di forze speciali, la tolleranza impotente e benevola verso l'inganno palese nel commercio, lo spreco e l'obsolescenza programmata non sono distorsioni e aberrazioni, bensì l'essenza di un sistema che promuove la tolleranza come mezzo per perpetuare la lotta per la sopravvivenza e sopprimere le alternative. Le autorità in materia di istruzione, morale e psicologia si scagliano con veemenza contro l'aumento della delinquenza giovanile; sono meno veementi contro la fiera presentazione, a parole, nei fatti e nelle immagini, di missili, razzi e bombe sempre più potenti: la delinquenza matura di un'intera civiltà”....