domenica 17 maggio 2026
Cronache dell’altro mondo – scristianizzate (405)
“Sono un professore di Princeton. Molti studenti non sanno nulla del cristianesimo”, scrive al “Washington Post” Gregory Conti, che a Princeton insegna Scienza Politica. Non un caso isolato, afferma: “Gli studenti delle università della Ivy League (le più prestigiose e costose, n.d.r.) soffrono di analfabetismo religioso.” E ciò ha ripercussioni sull’apprendimento e la capacità di analisi.
La guerra per la pelle dopo la guerra
“I prezzi dei bambini
e delle ragazze, da qualche giorno, erano caduti e continuavano a ribassare”.
Napoli 1944, liberata cioè occupata, miserabile, e il commercio del sesso
ultimo rifugio, disperato. Ma, poi, “una terribile peste dilaga a Napoli dal
giorno in cui, nell’ottobre del 1943, gli eserciti alleati vi sono entrati come
liberatori: una peste che corrompe non il corpo ma l’anima, spingendo le donne
a vendersi e gli uomini a calpestare il rispetto di sé” - l’anamnesi migliore è quella
dei curatori della riedizione, Caterina Guagni e Giorgio Pinotti. Il “romanzo” –
i racconti in realtà – è di una mezza dozzina di forme di abiezione. La pelle
è degli occupati, la peste, si può dire, dei liberatori.
Un “romanzo” che si
vuole osceno. Ma nel senso della pietas, della umana comprensione. Che
si manifesta nel racconto della nobile Caracciolo che si denuda per rivestire
dei suoi rasi e le scarpine di seta la ragazza povera morta sotto le bombe: per
farne alla tumulazione una Principessa delle Fate, una Madonnina.
La più terribile
narrazione della sconfitta – plastica, realistica. Con l’ammonizione, in esergo,
ai vincitori, l’invito alla prudenza – Malaparte è narratore dal vivo, in
medias res, sa di cosa si tratta: “Se rispettano i templi e gli Dei dei
vinti,\ i vincitori si salveranno” - Eschilo, “Agamennone”. Una scrittura che
non si dimentica.
Non una novità – se non
la “pubblicazione” online dell’intera edizione Adelphi, in anastatica.
Ma la conferma di uno scrittore notevolissimo. A lungo in uggia alla critica autorevole
- canonica o “impegnata”, politicamente corretta, e non libera. Uno di cui Kundera
poteva dire, a proposito di “La pelle” e in generale: “Con le sue parole fa
male a se stesso e agli altri; chi parla è un uomo che soffre. Non uno
scrittore impegnato. Un poeta”. Ma non un cinico, come si professava, qui specialmente:
di forte senso morale, seppure istrionico. Non “impegnato”, anzi volutamente,
polemicamente, disimpegnato, eppure un uomo del suo tempo, come nessun altro
scrittore della guerra.
Curzio Malaparte, La
pelle, Adelphi, pp. 379 € 14
leggibile gratuitamente
in rete
https://www.rodoni.ch/A9/malaparte-pelle.pdf
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