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E l’America restò sola
Trump non vuole – non può – fare una guerra all out, ma non sa
come uscirne. E gli iraniani sanno come impedirglielo, sono di vecchissima
scuola. Né il presidente cinese gli darà una mano, anche questo è certo – a meno
di un “futuribile”, uno scambio di cortesie, Taiwan contro Iran.
Per Trump è come rimescolare le carte in una partita incerta. Senza
sapere nemmeno quale sarebbe poi la carta giusta. Soprattutto ora, in questo stallo
prolungato, la nostra diplomazia guarda con distacco il dimenarsi scomposto
americano. Gli Stati Uniti hanno fatto guerra senza nemmeno la cortesia di avvisare,
e la partita Usa-Ue hanno loro stessi ribaltato in favore della Ue.
La guerra all’Iran ora più che mai non convince. Che certo non è più gesto sfuggito di mano - non per una dipendenza di Trump da Netanyahu, come si
dice, né per una “follia” dello stesso Trump
(si fanno piani per queste cose). Qual è la ratio di questa
guerra?
Non è l’atomica: Teheran ci aveva già rinunciato una dozzina d’anni fa. Si
può ritenerla come l’ultimo atto di una strategia di sgonfiamento dell’islamismo
militante – il ribaltamento della vecchia strategia di radicalizzazione dell’islam,
elaborata negli anni 1970 per circoscrivere il sovietismo nell’“Arco della Crisi”,
il Medio Oriente esteso, dal Nord Africa all’Afghanistan. Avviata dopo l’11
settembre. A mano armata – con la parentesi obamiana (ma di Hillary Clinton) delle
“primavere arabe nel 2011, il tentativo di domare l’islamismo con i Fratelli mussulmani,
il sunnismo-wahabismo moderato, presto chiuso con i soliti generali. Ma allora
mal considerato.
La guerra – quale che ne sia l’esito - ha solo effetti negativi. Ha destabilizzato
le petromonarchie della penisola arabica. Ha messo gli Usa in posizione
svantaggiata di fronte alla Cina, e perfino alla Russia. Crea problemi
all’Europa e all’ex Terzo mondo.
Con l’Europa gli esiti potrebbero essere perfino
di divisione. Cioè il contrario dello stimolo a una presenza internazionale più
attiva, quale era, o sembrava essere, l’aggressività minacciata da Trump, al
fianco degli Stati Uniti.
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