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martedì 12 maggio 2026

E l’America restò sola

Trump non vuole – non può – fare una guerra all out, ma non sa come uscirne. E gli iraniani sanno come impedirglielo, sono di vecchissima scuola. Né il presidente cinese gli darà una mano, anche questo è certo – a meno di un “futuribile”, uno scambio di cortesie, Taiwan contro Iran.
Per Trump è come rimescolare le carte in una partita incerta. Senza sapere nemmeno quale sarebbe poi la carta giusta. Soprattutto ora, in questo stallo prolungato, la nostra diplomazia guarda con distacco il dimenarsi scomposto americano. Gli Stati Uniti hanno fatto guerra senza nemmeno la cortesia di avvisare, e la partita Usa-Ue hanno loro stessi ribaltato in favore della Ue.
La guerra all’Iran ora più che mai non convince. Che certo non è più gesto sfuggito di mano - non per una dipendenza di Trump da Netanyahu, come si dice, né per una “follia” dello stesso Trump  (si fanno piani per queste cose). Qual è la ratio di questa guerra?
Non è l’atomica: Teheran ci aveva già rinunciato una dozzina d’anni fa. Si può ritenerla come l’ultimo atto di una strategia di sgonfiamento dell’islamismo militante – il ribaltamento della vecchia strategia di radicalizzazione dell’islam, elaborata negli anni 1970 per circoscrivere il sovietismo nell’“Arco della Crisi”, il Medio Oriente esteso, dal Nord Africa all’Afghanistan. Avviata dopo l’11 settembre. A mano armata – con la parentesi obamiana (ma di Hillary Clinton) delle “primavere arabe nel 2011, il tentativo di domare l’islamismo con i Fratelli mussulmani, il sunnismo-wahabismo moderato, presto chiuso con i soliti generali. Ma allora mal considerato.
La guerra – quale che ne sia l’esito - ha solo effetti negativi. Ha destabilizzato le petromonarchie della penisola arabica. Ha messo gli Usa in posizione svantaggiata di fronte alla Cina, e perfino alla Russia. Crea problemi all’Europa e all’ex Terzo mondo. 
Con l’Europa gli esiti potrebbero essere perfino di divisione. Cioè il contrario dello stimolo a una presenza internazionale più attiva, quale era, o sembrava essere, l’aggressività minacciata da Trump, al fianco degli  Stati Uniti.

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