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giovedì 10 dicembre 2015

Contro l’Is sunnita ribaltamento delle alleanze

Dentro la Russia e l’Iran, fuori, se necessario, le petromonarchie del Golfo, con la Turchia di Erdogan  C’è qualcosa di drammatico nell’annuncio americano della guerra all’Is, che i mercati hanno recepito immediatamente: non è una guerra contro una guerriglia, per quanto munita, è un diverso schieramento internazionale, e quasi un rovesciamento delle alleanza stabilite da lungo corso. Su questo presupposto: la crociata sunnita che i re e regnicoli della penisola arabica hanno alimentato, e Obama ha finora sostenuto, non funziona ed è pericolosa. È la presa d’atto che l’Is non è una banda di guerriglieri ma uno schieramento e una politica, come tutto da tempo indica, finanziamenti, armamento, comunicazione.
L’annuncio americano è sicuramente di una svolta. Il “discorso importante” fatto attendere dalla presidenza per tutta la domenica. Il tono e l’occasione solenni scelti dal ministro della Difesa Ashton Carter per dirlo al Congresso. E la reazione molto negativa dei mercati, appunto, per gran parte  alimentati dalle petromonarchie. Più di un segnale concorre a definire la scelta di Obama una svolta. L’attivismo sunnita avendo creato scompensi rischiosi nel Medio Oriente, Turchia inclusa, e il Nord Africa, e un terrorismo inaccettabile in Europa e in America.
Le ragioni per una svolta sarebbero economiche, oltre che politiche. La decisione saudita di ridurre i prezzi inondando il mercato di petrolio, al fine di conservare le quote del mercato stesso, ha messo in difficoltà la Russia e gli Usa – l’importante industria del petrolio da scisti bituminosi, che avrebbe dovuto dare l’autonomia energetica al Nord America. I petrodollari, che da quarant’anni sono un pilastro dei mercati finanziari mondiali, non avrebbero più lo stesso peso a fronte della crescita asiatica, e della convertibilità dello yuan cinese – i capitali arabi hanno un peso rapidamente  decrescente nella finanza globale

I mercati finanziari hanno reagito all’annuncio con quattro giorni di flessione. Pur in presenza di dati monetari espansivi: la Bce ha ridotto i tassi, la Fed non ha pratica l’annunciato aumento. Il semicrollo si ritiene l’effetto dei timori di sganciamento politico in Europa e negli Usa dalle petromonarchie.

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