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sabato 15 luglio 2017

A Sud del Sud - il Sud visto da sotto (332)

Giuseppe Leuzzi

La Sicilia Ungaretti dice “frizzante e frivola”, nel taccuino egiziano del 1931 (“Il deserto”). A proposito di Teocrito ad Alessandria, reduce dall’avervi celebrato le imprese di Alessandro Magno, “e sono appena passati trent’anni dalla morte”: “Poeta della corte di Filadelfo, poeta del momento, in figure frizzanti e frivole riduce il soffio dorico della sua Siracusa. E la Sicilia dei bovi, del sole, della lieta visione omerica, della verità naturale dopo gli inganni della natura, è per Teocrito, appena nostalgica, una Sicilia bucolica. L’arte, in mezzo a tanta sintassi e metrica, è ormai puro gioco?”

Servizio fotografico in stile coloniale su “Sette” per illustrare il Sud. Il 13 luglio del 2017. Uno si meraviglia che Milano domini l’Italia, con tanta ignoranza. Ma forse conta la superbia.

A didascalia delle foto sull’improbabile Sud di Simone Raeli “Sette” pubblica un testo della scrittrice Stella Pulpo, “tarantina di nascita e milanese di adozione”. Che esordisce sonora: “Sono terrona (io posso dirlo, di essere «terrona», per la stessa ragione antropologica per la quale i neri possono definirsi «nigger» e i grassi possono  definirsi «grassi»)”. Cioè, da vittima di un pregiudizio, che rivendica la sua condizione. Si può essere milanesi d’adozione, poiché gli editori stanno a Milano. Ma come scelta di vita? In ambiente leghista, cioè razzista?
Protestarsi terrona deve essere faticoso – non si vive una volta sola?

Il grammatico del primo Cinquecento Andrea Guarna ricorre come “umanista meridionale” nelle storie e i commenti critici. È detto anche Andrea Guarna Salernitano. Ma è nato a Cremona ed è morto a Milano. Diventa “meridionale” e “Salernitano” perché forse i suoi genitori, o forse i suoi nonni, erano di Salerno o dintorni. C’era il leghismo anche nel Cinquecento?

La soppressata classista
Non si discute d’altro, a parte Trump: la scena intellettuale americana, ancora sotto choc per l’elezione presidenziale, ha trovato un diversivo martedì in una column  sul “New York Times” firmata David Brooks. Il quale, invitata a pranzo un’amica, racconta, “peccando d’insensibilità”, aggiunge, l’ha portata “in un posto di panini gourmet”. Salvo vederla smarrita, “tirata in volto”, avendo davanti panini con “ingredienti come la soppressata, il capocollo” – in italiano. Risate. Brooks è un commentatore dichiaratamente conservatore. La comunità intellettuale ha quindi avuto buon gioco a deriderlo, spiegando, aiutata da volenterosi italiani, che soppressate e capicollo sono ingredienti poveri, e quindi l’insensibilità di Brooks era semmai la sua taccagneria.
L’articolo di Brooks è invece interessante per due motivi. Uno è proprio questo: che soppressata a capocollo, essendo cibi “esotici”, comunque sapori nuovi, sono da ritenersi gourmet, raffinati. L’altro – il motivo per cui ha scritto l’articolo – è che la sua amica non apparteneva ai ceti professionali o intellettuali, avendo fatto pochi studi, e che questo in America da alcuni anni rinchiude come in un ghetto, rende paria. Il paese delle opportunità per tutti è diventato classista, è la tesi del commentatore, al punto da ingenerare complessi: la sua amica non sapeva come affrontare un cibo nuovo – una senza laurea non poteva avere nemmeno curiosità. 

Rifiuti tossici
Vivendo sull’Aspromonte, seppure alle balze, e in ambiente che si vuole urbano più che agreste o montano, se ne media – si vive, si introietta – la nomea. Siamo mafiosi, abigeatari, sequestratori, coltivatori di erba, trafficanti di coca. Ultimamente tossici. Viviamo cioè su una serie di discariche di rifiuti tossici, venuti chissà da dove, chissà quando.
Questa delle discariche tossiche è un classico da qualche tempo dei pentiti  di mafia. I quali, invece di dichiarare i loro assassinii e i loro complici, spiegano che il territorio è infestato di rifiuti tossici. La cosa è maturata proprio qui, attorno all’Aspromonte, diffondendosi poi a Cetraro, a Caserta e perfino nella mite Basilicata.
La cosa è una sorta di evoluzione naturale, i delitti oggi sono soprattutto contro l’ambiente. Inoltre, si coniuga con l’industria ambientale: appalti diventano necessari per la prospezione di queste discariche. E eventualmente, Dio non voglia, per il risanamento, qualora emergessero. Mentre l’apparato repressivo non ha bisogno di circostanziare i delitti, aspetta: le colpe non tarderanno a emergere.
Nell’attesa il sindaco, più sindaci, la minaccia è cronica, hanno disposto analisi chimiche e ricerche epidemiologiche, e niente, non abbiamo più tumori della media, né di diversa natura. Ma non sono risultati convincenti. Più di una famiglia ha cambiato residenza, con notevole aggravio economico.
Ora avviene, trovandosi alle balze delle Apuane, che una discarica abusiva di rifiuti tossici è stata trovata. Accertata, cioè, scavata. E vicina al centro abitato, anzi allo stadio,  alla periferia della città capoluogo. Ma la notizia, di mercoledì, giovedì già non c’era più nella gazzetta locale.

Calabria
La “Gazzetta del Sud”, giornale delle Calabrie, scopre l’Aspromonte con Paolo Rumiz. Rumiz c’è stato con la sua Topolino alcuni anni fa, ci è ritornato, e ne farà una delle sue cinque tappe per li Appennini, “Ritorno sui Monti Naviganti”, su Laeffe. “L’Aspromonte spinge Rumiz ad alzare il tono della voce”, scrive Francesco Musolino che lo ha intervistato, “scaldandosi dinnanzi «a tanta bellezza lasciata sciupare». Come se la Montagna fosse indipendente e anzi vittima dei suoi abitanti e amministratori”

Non l’olio ma la birra, abbiamo inventato la birra: “La terra da cui partono le grandi birre bavaresi” è la Calabria, assicura Rumiz: “Con metodologie che rievocano le birre figlie del Nilo. Passando le Alpi fino ad invadere il Nord”.
Anche questa una scoperta dello scrittore: “Eppure nessuno conosce queste storie, nemmeno gli amministratori”. Questo è vero.

Una regione (mondo, nazione) senza mendicanti.
Senza città, e per questo senza mendicanti?

Con l’eccezione di Alvaro, lo scrittore forse più impegnato – per serietà, applicazione – del Novecento, la Calabria pullula di scrittori beffardi. Ha un’anima beffarda, fino alla distruzione di sé. Riflessiva dopo, quando “ride per non piangere”.
Uno stile, una forma mentis, non riservata ai letterati – giornalisti, insegnanti, funzionari pubblici – tra i quali anzi lo stereotipo roboante è prevalente.

Ritornando alla sua città, Palmi (“Sarmura”) in “Un riccone torna alla terra”, Leonida Répaci la presenta sotto un solo spetto: ognuno ha un soprannome. Come dire: ognuno è un altro.
I soprannomi sono  però “quasi sempre il nome della cosa che meglio rappresenta” le persone:. “Parlatore”, “Cataletti”, “Bandone”, “Geloso”, Pititto”. “Schifenza”.

Bighellonando per il Sud della Francia un secolo fa, Ezra Pound fa all’improvviso una riflessione: “Grazia & Oriente\ in Provenza”. Lo stesso blend – origini, cultura, cucina, linguaggi – che in Calabria. È condiviso anche l’Aspromonte.

Presiedono alla questione immigrati due calabresi, il ministro Minniti e l’ambasciatore in Libia Perrone. Due, anzi, quasi compaesani, della provincia di Reggio. Un caso, certo. Ma all’apice delle ambizioni del calabrese c’è il servizio allo Stato. Tanti ancora ci credono: lavorano con una certa fermezza, ma con misura. E con costanza, la vecchia testardaggine che si è perduta. 

Si celebra ovunque, a Roma, a Milano, a Firenze, Gianni Versace per i venti anni della morte: geniale, esagerato, superstar, ha trasformato le modelle in dive, i cantanti in icone, Diana in una principessa. Ma non a Reggio, sua città di nascita e di apprendistato, nell’atelier della mamma. Tutti snob in città.
Se ne fa anche un film. Una serie tv, regista Ryan Murphy, celebrato autore di blockbuster. Ma il film, è vero, è americano. 

leuzzi@antiit.eu

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