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domenica 24 settembre 2017

Letture - 317

letterautore


Barbusse –La casuale lettura in contemporanea di “L’Outsider” di C.Wilson e delle “Umoresche” di Čechov fa emergere due Barbusse. Il notissimo Henri, celebre per il romanzo di denuncia della Grande Guerra, “Il fuoco”, pubblicato mentre la guerra era in corso, nel 1917, che Wilson celebra per il suo primo romanzo, naturalistico-metafisico, “L’inferno”. E un Adrien Barbusse in quanto coautore, col prolifico napoletano-parigino Henri Crisafulli, di un drammone di successo a Mosca, “L’affaire Croverley”. Ora, Henri Barbusse è anche lui Adrien – Adrien Gustave Henri. È l’autore de “Il fuoco” il coautore di Crisafulli? Non può essere: è nato nel 1873, appena tre anni prima della messinscena del “Croverley”.
Il coautore dev’essere il padre di Henri, anche lui Adrien: un protestante che si voleva pastore, e per questo era andato a Ginevra a studiarvi la teologia, ma ne era tornato “ateo, repubblicano e letterato”, secondo i biografi di Henri, e fu poi giornalista al “Siècle”. Un personaggio dimenticato, non fosse per questo accenno in nota a Čechov – anche come co-autore del “Croverley”: nessuna bibliografia lo cita, le biografie di Crisafulli non lo menzionano
Il figlio Henri ebbe un’educazione privilegiata. Allievo di Mallarmé per l’inglese, e di Bergson per la filosofia, genero presto di Catulle-Mendes. Morirà a Mosca, la città dove Čechov lo celebrava mezzo secolo prima, a fine agosto 1935. Vi si recava spesso, da ammiratore del bolscevismo, amico di Lenin e di Gorkij, forse non avvelenato da Stalin, d cui aveva appena pubblicato una agiografia.

Bath – Per scrivere “I Janeites”, il racconto umoristico della setta segreta degli adoratori di Jane Austen, di cui era devoto, Kipilng raccontò di essersi recato a Bath per respirarne l’atmosfera che “Jane” aveva respirato. Ma prima che di Jane Bath era stata teatro di Moll Flanders, l’eroina non proprio austeniana di Defoe.

Forza – È femminile di fatto, oltre che di genere grammaticale? Michel Tournier assicura di sì, se non ora presto. Nella nostalgica rievocazione della Repubblica Democratica Tedesca, in “Le bonheur en Allemagne?”, l’agiografia di cui volle da ultimo la riedizione incrementata, spiega che , per un progetto di romanzo sull’atletismo, aveva avuto lunghi incontri con le campionesse tedesco-orientali, trovandolo non solo femminili e affascinanti ma anche forti. E in progresso, ogni anno le atlete riducono le distanze con le perfomances maschili, nota. E prima o poi le eguaglieranno: “Dopotutto”, conclude, “negli ippodromi le giumente sono altrettanto potenti e corrono altrettanto veloci che gli stalloni”.

Freud - Sul suo conto se ne leggono di ogni tipo – le persone celebri attirano il gossip. Però alcune fisse restano sorprendenti. La fobia del treno. E delle felci. Le 32 candidature al Nobel – finché non prevalse l’opinione che non poteva essere premiato, non era uno scienziato della medicina. Il fumo incontinente, anche in presenza di multipli polipi alla gola e al palato. La presenza costante, durante le sedute di analisi, di Jofi, la sua chow-chow. La raccolta sistematica, seppure non furtiva (allora si poteva), di reperti archeologici dovunque andasse – accumulò circa duemila pezzi.

Joyce - Un romantico lo dice Colin Wilson, facendone un personaggio di “L’Outsider”: “Il suo «artista», Stephen Dedalus, comincia come il poeta predestinato”. E “questa prosa,che echeggia i ritmi di «Mario l’Epicureo», è deliberatamente ipnotica, intesa a indurre uno stato ipnotico”. Non proprio romantico, Joyce “teneva i piedi in entrambe le tradizioni, romantico e realista sociale”.
Ma poi lo dicono in molti. Wilson dice di più: dice Joyce di “approccio platonico-idealista”, e molto estetizzante. Sarà vero che è un postmoderno, come lo vuole Eco, uno che raccontava per non saper raccontare?

Marx – Non può funzionare, sosteneva Spengler, che ne fa il ritratto in “Prussianesimo e socialismo”, perché è un ibrido. È un tedesco, che crede quindi nella virtù dello Stato, imbevuto di Francia del ribellismo ugualitarista, quindi antistatale, che pensa e progetta a Londra, nel mondo del mercato. Se ne capisce, argomenta Spengler arguto, il disprezzo del lavoro, come mai il lavoro sia ridotto a merce, e di poco valore.

Nietzsche – Se ne fece uno falso negli Usa nel 1951 una “autobiografia” intitolata “Mia sorella e io”. Che però ha tenuto e tiene ancora banco, non il testo, ma il problema: il rapporto di Nietzsche con la sorella, autoelettasi curatrice dell’opera.
Samuel Roth, l’editore della compilazione, che ne è probabilmente l’autore, firmandosi Oscar Levy, era interessato a Nietzsche a letto, con la sorella, e con Cosima Wagner In carcere per aver distribuito illegalmente negli Usa l’“Ulisse” di Joyce, Roth spiegò di avere avuto il manoscritto da un codetenuto che – cinquant’anni prima – aveva incontrato Nietzsche in Turingia, e di aver assunto l’ignoto Levy per la traduzione dal tedesco. Però è scritta nello stile perentorio (profetico) di Nietzsche, tra aforismi e aneddoti.

Prussia – Non ha un poeta. Non ha lasciato molte tracce in letteratura, se non i romanzi di Fontane. Gottfried Benn, l’ultimo della Pépinière, dell’accademia di Potsdam, ne è molto lontano nello spirito. La letteratura tedesca è ricchissima in altre regioni e storie, sa poco di Prussia.
Thomas Mann, forse, si vedeva prussiano, ma era anseatico, quindi mezzo inglese, se non altro nella pronuncia – e di madre brasiliana. Curiosamente, un romanzo di autore prussiano, Carl Freytag, “Dovere e avere”, fa una storia alla “Buddenbrooks” quasi mezzo secolo prima, nel 1855, ma in piccolo: è l’epopea della drogheria all’ingrosso.

Scatole cinesi - Schiller è nato dopo Goethe ed è morto prima di lui. Novalis è nato dopo Schiller ed è morto prima di lui. Tournier, nel suo ditirambo da germanista, “Le bonheur en Allemagne?, evidenzia la circostanza come una sorta di processo creativo mammale.

Voltaire - “Si voleva autore drammatico, ma il suo teatro è nullo”. “Le sue opere di storia ugualmente sono cadute nel dimenticatoio”. “Che ne resta? I racconti? Ma Voltaire era sprovvisto all’ultimo grado di ogni senso del meraviglioso e del fantastico” (“I suoi racconti sono di una’aridità e un’indigenza…”). “Quanto alla filosofia, il suo «Dizionario filosofico» è scandaloso di banalità, di superficialità e anche di bassezza”
Michel Tournier, tutto teso a vantare il germanesimo, ne è stroncatore cattivissimo in una sola pagina dell’apologetico “Le bonheur en Allemagne?”. Indisposto da un sondaggio che dice Voltaire lo scrittore più ammirato in Francia, più di Victor Hugo.

letterautore@antiit.eu

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