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lunedì 27 maggio 2019

Quando la Germania fregò il risparmio itakiano

Singolare confessione di Salvatore Rossi, l’ex direttore generale della Banca d’Italia, a “la Repubblica”: “Berlino ci ha ostacolato nel salvare le nostre banche”. Dopo avere salvato le sue banche, con ingentissime risorse pubbliche, ha imposto il bail-in alle banche degli altri paesi, perfino retroattivo, spiega. E riflette: “Si potrebbe attribuire alla Germania questo pensiero: ‘Noi abbiamo salvato le nostre banche, adesso non diamo il permesso agli alti di salvare le loro’”. Si potrebbe? Il direttore generale della Banca d’Italia ha ancora paura.
Ma forse è una maniera, per questi “europeisti” d’un pezzo, di affossare l’Europa nei momenti e nei gangli delicati: la scorrettissima politica bancaria finalmente denunciata, alla vigilia delle elezioni. Quando è evidente a tutti che la Germania di Merkel ha dell’Europa una concezione mercantilista: tirare l’acqua al suo mulino, fregare gli altri. E che un vero europeismo, non questo “germanizzato”, nei media bisogna dire più che nella Banca d’Italia, doveva e dovrebbe consistere nel disinnesco della “naturale tendenza” ad approfittarsene.
C’erano regole per i salvataggi, bancari compresi, anche prima, a cui la Germania non si è attenuta (e non si attiene). E non si possono imporre regole europee valide solo per gli altri, e per loro anche retroattivamente. Questa non è Europa e non è nemmeno politica, è solo ignoranza – o connivenza.
Singolarità nella singolarità: la confessione di Rossi viene con la candidatura al vertice della Bce di Jens Weidmann, il giovanottone senza carriera e senza titoli che Angela Merkel ha messo a capo della Bundesbank. Lo stesso che con dichiatazioni contro l'Italia a settimane alterne ne ha fomentato la crisi finanziaria - finché Draghi non lo ha messo a tacere (il capo di un banca centrale che attizza il disordine monetario è stato una novità assoluta).

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