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Borges senza intimità
Titolo civetta, per l’ennesima intervista, alla tv
spagnola nel 1976, dopo la fine di Franco al ritorno della democrazia. Borges gnomico
al solito, da saggio – dal filosofo che non ha voluto, o potuto, essere. Ma
anche più del solito scherzoso. E autocritico. “Inquisizioni”? “Un pessimo
libro”. La rilettura fa scherzosa delle “beatitudini” – il poema “Frammenti di
un vangelo apocrifo”, nella raccolta “L’oro delle tigri”. Col ricordo degli
anni passati in gioventù in Spagna, molto fertili. E dei maestri, Cansinos Assens
a Madrid per la letteratura e Macedonio Fernàndez a Buenos Aires per la
filosofia. Maestri che operavano in tertulias, in gruppo. Il che lo porta
a chiedersi, nel 1976, che ne è dei giovani, che procedono isolati, che passioni
hanno, “la politica, forse”, il denaro? “Tutt’al più, queste passioni possono
darsi in forma individuale, non vengono più condivise, come accadeva allora”.
A suo agio si dice in tutta Europa, meno che a Parigi.
E in Germania, i può aggiungere, stranamente, malgrado la venerazione che qui
professa per il tedesco, di cui celebra perfino la “vocalità”. Appreso da solo,
con l’aiuto di Heine, per poter leggere Schopenhauer. E poi esteso all’applicazione
sassone, e alle origini islandesi.
Eccezionalmente, un accenno al suo matrimonio. Che Borges
liquida come un “one’s too many”, uno è troppo. Sposerà quattro
mesi prima di morire Maria Kodama, sua ex allieva all’università che lo
assistette fino all’ultimo, collaboratrice e accudente. Si era sposato nel 1967,
quando aveva 68 anni ed era cieco, con Elsa Artete, di 57. L’aveva conosciuta
quando lei aveva 20 anni, nel 1931, e si erano scambiati parole affettuose. Ma
quando si ricordò di cercarla lei era già sposata, con un ufficiale. Borges non
frequentò mai la casa coniugale, dormiva dalla madre. Dopo tre anni abbandonò anche
Buenos Aires, senza dire nulla alla moglie. Qualche mese dopo la separazione si
incontrarono casualmente in Florida e Elsa si avvicinò per salutarlo. Borges
chiese: “Chi è?” E il nipote, che lo accompagnava: “È Elsa, zio”.
Jorge Luis Borges, Il linguaggio dell’intimità,
Mimesis, pp.62 € 6
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