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giovedì 15 gennaio 2026

Borges senza intimità

Titolo civetta, per l’ennesima intervista, alla tv spagnola nel 1976, dopo la fine di Franco al ritorno della democrazia. Borges gnomico al solito, da saggio – dal filosofo che non ha voluto, o potuto, essere. Ma anche più del solito scherzoso. E autocritico. “Inquisizioni”? “Un pessimo libro”. La rilettura fa scherzosa delle “beatitudini” – il poema “Frammenti di un vangelo apocrifo”, nella raccolta “L’oro delle tigri”. Col ricordo degli anni passati in gioventù in Spagna, molto fertili. E dei maestri, Cansinos Assens a Madrid per la letteratura e Macedonio Fernàndez a Buenos Aires per la filosofia. Maestri che operavano in tertulias, in gruppo. Il che lo porta a chiedersi, nel 1976, che ne è dei giovani, che procedono isolati, che passioni hanno, “la politica, forse”, il denaro? “Tutt’al più, queste passioni possono darsi in forma individuale, non vengono più condivise, come accadeva allora”.
A suo agio si dice in tutta Europa, meno che a Parigi. E in Germania, i può aggiungere, stranamente, malgrado la venerazione che qui professa per il tedesco, di cui celebra perfino la “vocalità”. Appreso da solo, con l’aiuto di Heine, per poter leggere Schopenhauer. E poi esteso all’applicazione sassone, e alle origini islandesi.
Eccezionalmente, un accenno al suo matrimonio. Che Borges liquida come un “one’s too many”, uno è troppo. Sposerà quattro mesi prima di morire Maria Kodama, sua ex allieva all’università che lo assistette fino all’ultimo, collaboratrice e accudente. Si era sposato nel 1967, quando aveva 68 anni ed era cieco, con Elsa Artete, di 57. L’aveva conosciuta quando lei aveva 20 anni, nel 1931, e si erano scambiati parole affettuose. Ma quando si ricordò di cercarla lei era già sposata, con un ufficiale. Borges non frequentò mai la casa coniugale, dormiva dalla madre. Dopo tre anni abbandonò anche Buenos Aires, senza dire nulla alla moglie. Qualche mese dopo la separazione si incontrarono casualmente in Florida e Elsa si avvicinò per salutarlo. Borges chiese: “Chi è?” E il nipote, che lo accompagnava: “È Elsa, zio”.  
Jorge Luis Borges, Il linguaggio dell’intimità, Mimesis, pp.62 € 6

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