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Il poeta in prima serata
Dunque, famigliare e non familiare, siamo nell’Ottocento.
Ma un Pascoli come non s’i mmagina, magro, svelto, nervoso. Secco umorista. Polemico
il giusto, anche quando non è più giovane e socialsita barricadiero. C’è perfino
D’Annunzio con i capelli – tutt’altro D’Annunzio.
Non sono le sole sorprese. L’idea stessa è avventurosa,
di fare un film – un vero film, con molti attori e molte pose, Porcari, Scamarcio,
Buy, oltre al sempre giovane Federico Cesi “Zvanì” - su un poeta domestico, quasi
casalingo, e di proiettarlo in prima serata.
Il romanzo di un solitario, dall’assassinio del padre
agli studi erratici, a Urbino, Rimini, Firenze, Cesena e Bologna, alla vita
coatta con le sorelle, Ida e Maria, poi con quest’ultima, fino alla fine,
troppo legato al bicchiere, fra le tante amarezze. Fu in cattedra lontano, a
Messina e poi a Bologna, ma su questo il film non s’intrattiene. Giusto un pizzico
di Firenze, con Emma Corcos, la moglie del pittore Vittorio, che ricorda la
lunga affettuosa corrispondenza – una sorta di rapporto interruptus.
Un racconto ricalcato sulla biografia (pubblicata
solo nel 1962) scritta da Maria-Mariù, e sulle confidenze all’amico di una vita
e corrispondente Severino Ferrari. Ideato e sceneggiato da Petraglia. Con un
taglio preciso, di un poeta sempre schivo e come isolato, dalla campagna romagnola
al mare di Massa e alla valle chiusa del Serchio, a Castelvecchio di Barga. In
convivenza forzosa con le sorelle, che ne controllano ogni movimento, confida
a Severino, e anche le tasche della giacca. Ma poeta – per questo? – semplice,
della vita minima, delle persone, gli animali, le piante, le cose.
Giuseppe Piccioni, Zvanì – Il romanzo famigliare
di Giovanni Pascoli, Rai 1, Raiplay
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