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mercoledì 14 gennaio 2026

Il poeta in prima serata

Dunque, famigliare e non familiare, siamo nell’Ottocento. Ma un Pascoli come non s’i mmagina, magro, svelto, nervoso. Secco umorista. Polemico il giusto, anche quando non è più giovane e socialsita barricadiero. C’è perfino D’Annunzio con i capelli – tutt’altro D’Annunzio.
Non sono le sole sorprese. L’idea stessa è avventurosa, di fare un film – un vero film, con molti attori e molte pose, Porcari, Scamarcio, Buy, oltre al sempre giovane Federico Cesi “Zvanì” - su un poeta domestico, quasi casalingo, e di proiettarlo in prima serata.
Il romanzo di un solitario, dall’assassinio del padre agli studi erratici, a Urbino, Rimini, Firenze, Cesena e Bologna, alla vita coatta con le sorelle, Ida e Maria, poi con quest’ultima, fino alla fine, troppo legato al bicchiere, fra le tante amarezze. Fu in cattedra lontano, a Messina e poi a Bologna, ma su questo il film non s’intrattiene. Giusto un pizzico di Firenze, con Emma Corcos, la moglie del pittore Vittorio, che ricorda la lunga affettuosa corrispondenza – una sorta di rapporto interruptus.  
Un racconto ricalcato sulla biografia (pubblicata solo nel 1962) scritta da Maria-Mariù, e sulle confidenze all’amico di una vita e corrispondente Severino Ferrari. Ideato e sceneggiato da Petraglia. Con un taglio preciso, di un poeta sempre schivo e come isolato, dalla campagna romagnola al mare di Massa e alla valle chiusa del Serchio, a Castelvecchio di Barga. In convivenza forzosa con le sorelle, che ne controllano ogni movimento, confida a Severino, e anche le tasche della giacca. Ma poeta – per questo? – semplice, della vita minima, delle persone, gli animali, le piante, le cose.  
Giuseppe Piccioni, Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli, Rai 1, Raiplay

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