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La sinistra europea restrittiva sull’immigrazione
Non c’è solo la Germania del cancelliere Merz, che, col sostegno dei
socialdemocratici, ha bloccato i ricongiungimenti familiari dei rifugiati (categoria
che beneficia di sussidi e alloggio), e ha deciso di non finanziare più le ong dei
soccorsi in mare – derubricati a sfogo umanitario dell’avventurismo. Dappertutto
la sinistra europea, socialista, sta ricalibrando in senso restrittivo le politiche
dell’immigrazione. Per una ridefinizione dello status di esule politico, e contro
l’immigrazione illegale.
Il giro di vite deciso dai socialdemocratici danesi nel 2019 è ora adottato
dagli svedesi. In Gran Bretagna il Labour al governo è molto condizionato dalla
corrente Blue Labour, cui appartiene la
stessa ministra dell’Interno, Shabana Mahmood, che ha avviato una politica
restrittiva analoga a quella danese. In Francia le formazioni di sinistra convergono
sulla necessità di “affrontare il tema immigrazione”, per bloccare lo scivolamento
elettorale verso il lepenismo. “Le Monde” ha ricordato che il primo “non c’è problema
più grave di quello della manodopera straniera” fu il 28 giugno 1914, un mese
prima della guerra, Jean Jaurès, in prima pagina sul quotidiano socialista “L’Humanité”.
Un sondaggio sul tema sicurezza ha dato una maggioranza favorevole alla
espulsione di tutti i condannati tra gli elettori di estrema sinistra, La
France Insoumise, e i socialisti.
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