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sabato 17 gennaio 2026

La sinistra europea restrittiva sull’immigrazione

Non c’è solo la Germania del cancelliere Merz, che, col sostegno dei socialdemocratici, ha bloccato i ricongiungimenti familiari dei rifugiati (categoria che beneficia di sussidi e alloggio), e ha deciso di non finanziare più le ong dei soccorsi in mare – derubricati a sfogo umanitario dell’avventurismo. Dappertutto la sinistra europea, socialista, sta ricalibrando in senso restrittivo le politiche dell’immigrazione. Per una ridefinizione dello status di esule politico, e contro l’immigrazione illegale.
Il giro di vite deciso dai socialdemocratici danesi nel 2019 è ora adottato dagli svedesi. In Gran Bretagna il Labour al governo è molto condizionato dalla corrente  Blue Labour, cui appartiene la stessa ministra dell’Interno, Shabana Mahmood, che ha avviato una politica restrittiva analoga a quella danese. In Francia le formazioni di sinistra convergono sulla necessità di “affrontare il tema immigrazione”, per bloccare lo scivolamento elettorale verso il lepenismo. “Le Monde” ha ricordato che il primo “non c’è problema più grave di quello della manodopera straniera” fu il 28 giugno 1914, un mese prima della guerra, Jean Jaurès, in prima pagina sul quotidiano socialista “L’Humanité”. Un sondaggio sul tema sicurezza ha dato una maggioranza favorevole alla espulsione di tutti i condannati tra gli elettori di estrema sinistra, La France Insoumise, e i socialisti.   

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