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Trent'anni di niente – di guai
Sul “Foglio” che ripubblica per i suoi trent’anni la prima uscita campeggiano,
pur nell’understatement che caratterizza la grafica del giornale, Ernesto
Pascale con la Sip-Stet, la Olivetti di De Benedetti, anche lui aggrappato (“sogna
la Stet”), “Kohl alle prese col «modello renano» (deficit troppo alto e troppi
disoccupati)”, la Germania di ieri come quella di oggi, e il filosofo Lucio Colletti
sul liberalismo.
Che vuoi, dice Colletti, il marxista caduto da cavallo da un quindicennio
sulla via del liberalismo, al suo amico Giuliano Ferrara, “scrivo sempre di liberalismo
ma, in fondo, mi inganno”. Mentre Ernesto Pascale aveva avviato cablatura
di tutta Italia, negli anni 1990, che ci avrebbe reso la vita facile su internet.
mentre adesso siamo in ritardo su tutto e tutti – si fa la cablatura adesso, a
spese dello Stato.
Una vicenda sintomatica di malfunzionamento della democrazia in Italia,
tropi “interessi costituiti”, questa della rete – già raccontata su questo sito, ma merita
di essere richiamata. Sip-Stet, di cui Tim è oggi l’erede quanto impoverito, aveva
in atto un progetto
Socrate, Sviluppo Ottico Coassiale Rete Accesso Telecom: il cablaggio
dell’intera penisola a fibra ottica. Un piano da 13 mila miliardi di lire,
partito infine nel 1995. Ma presto bloccato. Prima perché i Comuni
volevano poter decidere ognuno per sé, a chi dare l’appalto e come – il
business del sottogoverno: Bologna, Venezia, Roma, Torino. Sollecitati da
gruppi concorrenti, che ambivano a una parte della rete anche se non
spendevano: Cable & Wireless, un consorzio anglo-italiano, la Olivetti di
De Benedetti, British Telecom, France Telecom. Poi perché la Sip andava
privatizzata – data a privati che non ne avevano voglia, hanno spopolato quanto
potevano, e l’hanno ridotta a un’agenzia di fatturazione (la carriera politica
di Grillo è decollata vent’anni fa dichiarando sul suo blog impunemente la Telecom
un morto vivente, un’azienda fallita).
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