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venerdì 30 gennaio 2026

Trent'anni di niente – di guai

Sul “Foglio” che ripubblica per i suoi trent’anni la prima uscita campeggiano, pur nell’understatement che caratterizza la grafica del giornale, Ernesto Pascale con la Sip-Stet, la Olivetti di De Benedetti, anche lui aggrappato (“sogna la Stet”), “Kohl alle prese col «modello renano» (deficit troppo alto e troppi disoccupati)”, la Germania di ieri come quella di oggi, e il filosofo Lucio Colletti sul liberalismo.
Che vuoi, dice Colletti, il marxista caduto da cavallo da un quindicennio sulla via del liberalismo, al suo amico Giuliano Ferrara, “scrivo sempre di liberalismo ma, in fondo, mi inganno”. Mentre Ernesto Pascale aveva avviato cablatura di tutta Italia, negli anni 1990, che ci avrebbe reso la vita facile su internet. mentre adesso siamo in ritardo su tutto e tutti – si fa la cablatura adesso, a spese dello Stato.
Una vicenda sintomatica di malfunzionamento della democrazia in Italia, tropi “interessi costituiti”, questa della rete – già raccontata su questo sito, ma merita di essere richiamata. Sip-Stet, di cui Tim è oggi l’erede quanto impoverito, aveva in atto
un progetto Socrate, Sviluppo Ottico Coassiale Rete Accesso Telecom: il cablaggio dell’intera penisola a fibra ottica. Un piano da 13 mila miliardi di lire, partito infine nel 1995.  Ma presto bloccato. Prima perché i Comuni volevano poter decidere ognuno per sé, a chi dare l’appalto e come – il business del sottogoverno: Bologna, Venezia, Roma, Torino. Sollecitati da gruppi concorrenti, che ambivano a una parte della rete anche se non spendevano: Cable & Wireless, un consorzio anglo-italiano, la Olivetti di De Benedetti, British Telecom, France Telecom. Poi perché la Sip andava privatizzata – data a privati che non ne avevano voglia, hanno spopolato quanto potevano, e l’hanno ridotta a un’agenzia di fatturazione (la carriera politica di Grillo è decollata vent’anni fa dichiarando sul suo blog impunemente la Telecom un morto vivente, un’azienda fallita).  

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