Giuseppe Leuzzi
Sosteneva Silone che l’apporto del Sud alla cultura
nazionale era soprattutto di “eretici”. In effetti, se ne può fare una lista lunga:
Campanella, Bruno, anche Vico, e poi i moralisti del Novecento, da Salvemini a Sciascia. Volendo,
sono “meridionali” anche Carlo Levi e Pasolini, per le loro attività maggiori.
Enzo Sellerio teneva appeso alla porta del suo studio, in casa editrice, un cartello: “Vietato l’ingresso ai mendicanti e ai bagarioti”. Cioè a Ferdinando Scianna, altro fotografo eccellente, con cui era in lite, di Bagheria. La provenienza geografica si preferisce al Sud nella forma latina, -ano, e francese, -ese. Quella in -oto, che pure è greca, è spregiativa, diminutiva. Bagarioti erano all’epoca anche Guttuso, Buttitta padre (Ignazio) e la villa Valguarnera dei Maraini, Dacia compresa, e poi Tornatore, il regista, sicuramente non dei provinciali.
Harry, niente pietà per il Sud
“Harry, niente pietà per il Sud” è il titolo della rubrica
“posta e risposta” del quotidiano “la Repubblica” il 23 gennaio - “Harry” è il nome
del ciclone che ha devastato la Sicilia tirrenica, la Sardegna di Sud-Est e la
Calabria jonica.
Caro Merlo, ho (ri)scoperto che
esiste l’indifferenza nei confronti del Meridione. In Sardegna, Calabria
e Sicilia sono state distrutte dal devastante ciclone spiagge, strutture
economiche e commerciali, interi quartieri delle città. La triade geografica
del sud non è come l’Emilia Romagna: nessuna mobilitazione dei partiti, delle
associazioni, nessuna sottoscrizione indetta dai quotidiani (anche la Repubblica,
il mio quotidiano che leggo dal 1978) e, infine, notizie riportate nelle pagine
interne e nelle tv solo spazio marginale. È già tutto dimenticato. Quale
amarezza. È la sedimentazione razzista che appare e ritorna quando si tratta
del Sud?
Antonio Testini — Bolzano
Risponde per il giornale Francesco Merlo,
titolare della rubrica:
“Ha ragione a indignarsi: la disgrazia al Centro e al Nord
fa esplodere gli animi e stimola la fraternità e le sottoscrizioni, mentre la
disgrazia al Sud provoca rassegnazione e diffidenza, addolorate alzate di
spalle, una stanca pietà che mai diventa solidarietà, aiuto e partecipazione.
Un po’ perché nel nostro disgraziato Sud la disgrazia è considerata endemica,
il prolungamento della normalità. E un po’ perché prevale l’idea che è meglio
farsi gli affari propri, evitare di aiutare il Sud imprevedibile, inaffidabile,
sprecone, confusionario, corrotto, mafioso, dove anche l’aiuto chissà poi dove
andrebbe a finire: persino nella pietà si può bagnare il becco. Da tempo ho
smesso di pensare che il buon giornalismo possa cambiare il mondo. Sono però
sicuro che il cattivo giornalismo lo danneggia. Buon giornalismo sarebbe
chiederci, raccontare, spiegare perché quelle terribili immagini di distruzione
del ciclone Harry, che ha colpito il Sud, fanno più paura che pena”.
Testini è nome lombardo – apulo-lombardo.
Di comodo?
Merlo scriveva al suo giornale – che pure
ha ancora, nel naufragio, una redazione (molto buona, che non fa né paura né pena) a Palermo?
Sudismi\sadismi – La corruzione è meridionale
L’associazione Libera pubblica “un report impietoso e a tratti imbarazzante” sulla corruzione –mazzette, appalti, specie per le Grandi Opere, concorsi, voto di scambio: “Italia sotto mazzetta”. In “forte crescita” nel 2025: dal primo gennaio al primo dicembre sono state avviate otto indagini giudiziarie al mese, in media, in materia, da parte di 49 Procure della Repubblica, in 15 regioni, in media 8 indagini al mese, in 15 regioni, e 1.028 indagati, quasi il doppio rispetto ai 588” del 2024. Di cui il rapporto fa colpa soprattutto al Sud: “Sud e isole primeggiano con 48 indagini, seguite dal Centro con 25 e dal Nord con 23. La Campania è «maglia nera con 219 persone indagate, seguita dalla Calabria con 141 e dalla Puglia con 110».
Sotto indagine anche “concorsi
universitari truccati”. E soprattutto “lo scambio politico elettorale col
coinvolgimento di un migliaio di amministratori, politici, funzionari, manager,
imprenditori, professionisti vari e mafiosi”. Tra i politici “la classifica «premia»
di nuovo le regioni del Sud: per politici indagati, al primo posto ci sono
Campania e Puglia con 13, chiude il podio la Sicilia con 8”. Manca l’applauso,
ma si sente lo stesso.
Il
rapporto trascura allegro la sostanza. La corruzione si persegue su denuncia,
quindi è il Sud che denuncia di più – l’uso è di denunciare ogni appalto “perduto”,
poi se la vedono i giudici. Le denunce non sono condanne. Insinuando il sospetto
di mafia si attivano le speciali Procure antimafia, più “organiche” e più
attive al Sud. E, poi, i procedimenti e gli indagati sono raddoppiati, ma con che
esito? Gratteri, p.es., il Procuratore Capo di Napoli, è famoso per
il ridimensionamento in Tribunale dei suoi rinvii a giudizio, con carcerazione,
dai due terzi ai tre quarti degli indagati.
Il problema vero del Sud è che le associazioni come Libera, create per “liberare
il Sud”, ne vivono – vivono del tuttomafia. A spese dello Stato, e del Sud. E senza
“mazzette”. Anzi, applausi.
Aspromonte (non) è
francese
Si opinava nel 1992, “Fuori l’Italia
dal Sud”, che il toponimo Aspromonte fosse un misto di latino e greco, aspros,
bianco e mons. essendo il suo versante jonico – essendo stato fino alle
recenti forestazioni - brullo, spoglio, calcinato.
Ma è anche vero che il
toponimo non ha echi nella classicità, non nella geografia di Strabone, pure
puntigliosa, né altrove. Si era perciò presa poi in considerazione l’italianizzazione
del francese Aspremont, provenzale, occitanico, per montagna aspra. Anche
perché il toponimo ricorre per la prima volta nel poema anonimo dallo stesso
titolo, che localizza le gesta carolingie sulla Montagna calabrese, a partire da
Risa (Reggio Calabria). Un poema cantabile, in decasillabi rimati, del XIImo
secolo. Anonimo. Ordinato probabilmente dai re normanni di Palermo per la Crociata in partenza
da Messina, la “crociata dei re”, 1188-1190 – oppure, ipotesi oggi considerata più
probabile, in preparazione della crociata successiva, parte dell’appello all’unione
di tutte le forze cristiane d’Europa.
Ma il poema è scritto in antico
normanno, cioè il francese del Nord, langue d’oïl. Con molti
riferimenti alla Normandia. Dove non ci sono monti – come invece al Sud, in
Provenza, dove il toponimo Aspremont ricorre. E l’etimologia greco-latina si
ripropone.
Già nel 1890 il lessicografo
Giovan Battista Marzano, che quell’anno pubblicava un “Dizionario etimologico
del dialetto Calabrese”, registrava una commistione latino-greca per molti
lemmi. Non a proposito dell’Aspromonte (Marzano lavorava “sul campo” in pianura,
il suo dizionario non recepisce il toponimo della montagna), e nella fattispecie sul cognome Asprea. Che derivava non da aspros ma da ásporos,
non seminato.
La commistione di greco e
latino in nomi e toponimi ha molti casi, la popolazione, la religione e
l’idioma greco-grecanico nella Calabria Ultra (reggino) mescolandosi nei secoli
con genti, riti e idioma latini. Policastro p.es. – kastra essendo, secondo il grecista Nisticò, “Controstoria
della Calabria”, p.37) una parola greca derivata dal latino, nel senso non di accampamento
ma di fortezza. O Nicastro, Iermanata, Mussomeli, Panopoli. O la città albanese
di Argirocastro, il posto dell’argento.
Cronache della
differenza: Puglia
Il maestro Muti, col
caratteristico humour da ragazzo impenitente, spiega che è nato a Napoli
invece che a Molfetta, perché la madre, napoletana, voleva “più rish-petto”.
C’è sempre un più e un meno,
anche nel Sud che pure non avrebbe molto da spartire.
Si va in Africa, nel 1933, nel
reportage di Georges Simenon, “L’Africa che dicono misteriosa”, in aereo dal Centro
Europa facendo scalo a Brindisi. Poi da Brindisi al Cairo.
“Puglia, la convivenza dei «due
papi», Decaro-Emiliano. L’uno presidente della Regione l’altro assessore e viceversa.
E si dimentica il paterno Emiliano, giudice e presidente, che l’improvvido Decaro
dai contatti mafiosi ha tirato fuori dai guai. Una politica dell’amicizia. Tra
galantuomini. Un secolo dopo Salvemini.
Questo
si rifletteva prima che Decaro, pupillo
e delfino di Emiliano alla Regione Puglia, desse a Emiliano, giudice integerrimo,
l’incarico di consigliere giuridico, per non fare niente, per 130 mila euro
l’anno. Si potrebbe perfino sospettare tra i due un patto diabolico. Ma è solo
il comparaggio come politica – un nepotismo elastico, non legato al sangue. Un modo
di governo molto comune nell’ex Terzo mondo.
Ha avuto l’onore, con la Calabria, di ospitare Carlo Magno.
Nella “Chanson de Roland”, vv. 370-371 (ediz. Cesare Segre, Ginevra, Droz,
2003), Blancandrino lo segnala a Ganellone (Gano di Maganza): “Merveilus hom
est Charles,\ Ki cunquist Puille et trestute Calabre!”
Una voce ricorrente: già Eginardo, “Vita di Carlo Magno”,
cap. 15, lo faceva in Puglia. Seguito dal cronista dell’Abbazia di Sant’Andrea
del Monte Soratte. Che è anche il primo che attribuisce a Carlo Magno un viaggio
in Oriente, dopo essere passato per la Puglia e la Calabria – poi ripreso, fine
XIImo secolo, nel “Pantheon” di Goffredo da Viterbo, il cronista che molto girò
l’Europa per conto di Federico Barbarossa.
Carmelo Bene Goffredo Fofi
incorona, “Arcipelago Sud”, “il più grande dei grandi teatranti del nostro
Novecento, anzi di tutto il Novecento”. E “di un secolo che oso chiamare ‘meridionale’
piuttosto che italiano, per la particolare storia del nostro Sud, di quel ‘Sud
del Sud dei santi’ che fu proprio lui, con pochi altri, a far conoscere a un’Italia
che ne ignorava pressoché tutto”.
È vero che è stata una regione
molto teatrale. Basta, con Bene, il nome di Eugenio Barba, di Gallipoli-Brindisi,
poi allievo di Grotowski, e creatore dell’Odin Theatret in Scandinavia.
E Matteo Salvatore, altro santificato da Fofi, “uno dei personaggi più singolari che ho avuto modo di conoscere nel Sud”. Che da Apricena passò a Roma, “posteggiatore in viale Trastevere”, alle pizzerie. Finché il regista Peppe De Santis, per un film che aveva in progetto (“Non c’è pace tra gli ulivi”), gli propose di girare a sue spese in Puglia col registratore e raccogliere dei canti popolari, di contadini. Detto fatto: “I canti popolari in Puglia non c’erano, il massimo era ‘Bandiera rossa’”, Salvatore confiderà a Fofi, “e allora siccome Peppe mi pagava anche bene li ho scritti io. Ne ha scritti “circa 200, in chiave comica, di lotta, religiosa, erotica, di tutti i generi, con vena poetica interminabile”.
Si fa in fretta a ribaltare la geografia
economica. La Puglia era il granaio d’Italia, con la Capitanata, e il ponte sul
Mediterraneo, con la Fiera del Levant e. Poi il grano e la Capitanata sono
andati in bassa fortuna, e il Levane è scomparso dall’orizzonte – proprio quando
diventava ricco e ricchissimo. Poi il Gargano è uscito dall’ombra, luogo di
elezione. E il Salento. E le masserie. E gli eventi”, il carnevale di Putignano,
la pizzica e la taranta a Melpignano. Basta la narrazione.
leuzzi@antiit.eu

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