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giovedì 29 gennaio 2026

Un anno di lutto

Un titolo fantasioso per una lunga elaborazione del lutto, dettagliata, inventiva. Duplice, per il marito dell’autrice morto d’infarto e delle sue opere, anche lui scrittore, John Gregory Dunne, e per la figlia, minata nel fisico, in lunghi trattamenti ai vari piani di vari ospedali, dentro e fuori la terapia intensiva (minata dagli abusi, nd.r.).
Una elaborazione che dura un anno, molto costruita. Della morte come innaturale, abusiva. Con molti materiali, ricordi, luoghi, oggetti, eventi, sogni anche, per tendere la corda del lutto – uno a pagina mediamente, quindi un paio di centinaia. Quando riflette, senza “pezze”, l’autrice non sa saprebbe che dire – non c’è tensione. Non c’è nemmeno un pezzo importante della storia vissuta prima dei lutti, che la scrittrice tenne sotto forma di diario ed è stato poi pubblicato postumo, come “Diario per John”.
Presto detto il capolavoro della scrittrice. Ma una forma di new journalism - di narrazione di cose viste e vissute, di cui Didion è stata una delle maggiori interpreti - profusa. Non page turner ma questo è il meno: costruita, golosamente ripiena, di pagine inventive ma ripetitive, non in crescendo.
Con l’Alcesti di Euripide, Philippe Ariès, e altri classici della morte. Con citazioni qua e là  memorabili, di poeti e scrittori. E con molte anamnesi, ipotesi, diagnosi, terapie, cliniche, ospedali, ambulanze, degenze, terapie intensive - decine di sigle, lavoro improbo per la traduzione.
Un morto all’improvviso e una lunga agonia, ma la narratrice è solo capace di compiangersi e non di addolorarsi, di compiangere. Per scoprire, verso la fine, che tutto era stato detto, in mezza pagina, da C.S .Lewis.
Joan Didion, L’anno del pensiero magico, Il Saggiatore, pp. 240 € 19

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