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Un anno di lutto
Un titolo fantasioso per una lunga elaborazione del
lutto, dettagliata, inventiva. Duplice, per il marito dell’autrice morto
d’infarto e delle sue opere, anche lui scrittore, John Gregory Dunne, e per la
figlia, minata nel fisico, in lunghi trattamenti ai vari piani di vari
ospedali, dentro e fuori la terapia intensiva (minata dagli abusi, nd.r.).
Una elaborazione che dura un anno, molto costruita.
Della morte come innaturale, abusiva. Con molti materiali, ricordi, luoghi,
oggetti, eventi, sogni anche, per tendere la corda del lutto – uno a pagina
mediamente, quindi un paio di centinaia. Quando riflette, senza “pezze”,
l’autrice non sa saprebbe che dire – non c’è tensione. Non c’è nemmeno un pezzo
importante della storia vissuta prima dei lutti, che la scrittrice tenne sotto
forma di diario ed è stato poi pubblicato postumo, come “Diario per John”.
Presto detto il capolavoro della scrittrice. Ma una
forma di new journalism - di narrazione di cose viste e vissute, di cui
Didion è stata una delle maggiori interpreti - profusa. Non page turner ma
questo è il meno: costruita, golosamente ripiena, di pagine inventive ma
ripetitive, non in crescendo.
Con l’Alcesti di Euripide, Philippe Ariès, e altri
classici della morte. Con citazioni qua e là
memorabili, di poeti e scrittori. E con molte anamnesi, ipotesi,
diagnosi, terapie, cliniche, ospedali, ambulanze, degenze, terapie intensive -
decine di sigle, lavoro improbo per la traduzione.
Un morto all’improvviso e una lunga agonia, ma la
narratrice è solo capace di compiangersi e non di addolorarsi, di compiangere.
Per scoprire, verso la fine, che tutto era stato detto, in mezza pagina, da C.S
.Lewis.
Joan Didion, L’anno del pensiero magico, Il
Saggiatore, pp. 240 € 19
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