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Letture - 605
letterautore
Avanspettacolo – “Una grande storia che ha
innervato il cinema, il teatro di rivista e, secondo alcuni, per esempio
Fellini, alle origini del neorealismo c’è il documentario di Rossellini, i film
di guerra di Rossellini, ma c’è anche la
tradizione dell’avanspettacolo. Non a caso in ‘Roma città aperta’, il film che
dà il via alla grande storia del cinema italiano del dopoguerra, i protagonisti
sono Magnani e Fabrizi, che sono due vecchie volpi del teatro di rivista” –
Goffredo Fofi, “Famiglia Maggio”, in «Arcipelago Sud», p.162.
Brancati – “Vitaliano Branacti era
di Catania (era nato non lontano di lì, a Pachino, morirà a Torino nel 1954,
ancora assai giovane”), che nei suoi romanzi chiama Nataca, almeno nei primi” –
Goffredo Fofi, “Arcipelago Sud”, p. 21 sgg., che di Brancati ha grande stima. No, era nato lontano cento
km o poco meno, che nell’isola sono molti, allora moltissimi – un altro mondo
(tale, per esempio, che Catania non lo ama, non molto - ma neanche Pachino, molto
meno, anzi affatto). È però vero che muore di nemmeno cinquant’anni. Avendo attraversato
due guerre mondiali, quattro o cinque con la Libia, l’Etiopia e la Spagna, e scritto
di tutto, molto.
“Il gogolino di Catania”: Fofi
ricorda che lo chiamavano così “i suoi contemporanei, critici importanti”, per
la vena soprattutto satirica. E ne cita anche i film, che definisce “capolavori”:
le sceneggiature per due film di Zampa, “Anni difficili”, tratto da uno dei suoi
racconti sul fascismo, “Il vecchio con gli stivali”, e “Anni facili” – mentre di
qualche film successivo di Zampa, sulle stesse tematiche ma senza Brancati, si
è persa la memoria.
Fofi lo ricorda anche per “tre
piccoli libretti”, per i quali prova “riconoscenza”: “I fascisti invecchiano”,
oltre a “Il vecchio con gli stivali”, e “Le due dittature”. E dice “interessanti
e molto istruttivi” gli scritti “del Brancati moralista” raccolti dopo la sua
morte nel volume “Il borghese e l’immensità”.
Uno dei suoi quattro romanzi
(oltre cioè i tre per cui ebbe qualche fama, un successo ”etnico”: “Don Giovanni
in Sicilia”, “Il bell’Antonio”, “Paolo il caldo”), “Gli anni perduti”, sembra
un’anticipazione della “storia” del Ponte sullo Stretto, che anch’essa ha
alcuni decenni di vita: un catanese che torna nella sua città di origine progetta
con un amico una torre da cui si veda dall’Etna al mare e fino a Siracusa, e la
realizzano anche, ma non ottengono il permesso di farla visitare, e quindi di
utilizzarla.
Céline - Ora che, otre ai manoscritti, si liberano anche le
foto di Céline, lo si vede sorridente e confidente, anche in pose di sfida, mite,
alla Arbasino, o alla James Dean, E nella medianità o quotidianeità, la voga
del momento, alla Cary Grant.
Cronaca nera -Prende il nome dal
“mattinale” della questura, spiegano Castronovo e Tranfaglia , “La stampa
italiana nell’età liberale”: era un brogliaccio dalla copertina nera, che i
cronisti potevano liberamente consultare.
Declino
– Arnold J. Toynbee, seguace e poi critico di Spengler,
lega lo sviluppo a fattori culturali e religiosi, e il declino delle civiltà al
deterioramento o cedimento interno – “le civiltà muoiono per suicidio, non per
assassinio”.
Due culture – “Galileo e Darwin scrivevano da Dio, Leopardi è pieno di Cartesio e di
Galileo stesso” – Gian Luigi Becacria, “la Repubblica” venerdì 23.
Effetto
Zalone – Negli anni 1980 e 1990, quando ancora c’erano le
librerie (le librerie “indipendenti”, col libraio vero), i librai aspettavano l’uscita
di un Eco e poi di un Camilleri, per “riempire la libreria” – per rilanciare le
vedute. Lo stesso aviene con “Ceccho Z alone”, atteso d agi esercenti: dopo i record
del suo ultimo film, le sale cinematografiche hanno avuto un gennaio discreto,
anzi buono, con aumento del numero degli spettatori - un film indigesto
(serioso) come “La grazia” di Sorrentino, è diventato milionario in pochi giorni
di programmazione.\
Lutto
– “Il lutto è diverso (da dolore per la perdita dei
propri cari, nd.r.). Il dolore non ha distanza. Il dolore viene in onde, parossismi,
improvvise apprensioni che indeboliscono le ginocchia e accecano gli occhi e
obliterano la quotidianeità della vita. Virtualmente, chiunque ha mai
sperimentato il lutto menziona questo fenomeno delle «onde»” - Joan Didion, “L’anno
del pensiero magico”, 27.
Monachesimo – “Nei grandi
sommovimenti della storia (il millennio tra la caduta dell’impero romano e la
nascita degli Stat, n.d.r.) è rimasto l’essenziale portatore non solamente della
continuità culturale, bensì soprattutto dei fondamentali valori religiosi e
morali, degli orientamenti ultimi dell’uomo, e in quanto forza pre-politica e
sovra-politica divenne portatore delle sempre nuovamente necessarie rinascite”,
card. Ratzinger, poi papa Benedetto XV, conferenza alla Biblioteca del Senato, 13
maggio 2004, “La necessità dell’Europa in un mondo globalizzato”, ora in “L’Occidente
vincerà”.
L’abbazia di Benediktbeuren, sotto Garmisch, in Baviera, nella quale
sono stati ritrovati nell’Ottocento i “Carmina
burana”, gestì a lungo, dal IX secolo in poi, una fascia di territorio
che dalle pendici delle Alpi bavaresi si estendeva fino alla pianura padana,
Milano compresa – l’area oggi più ricca dell’Europa.
Pangramma – La frase di
senso compiuto che contiene tutte le lettere dell’alfabeto più famosa è quella
– in uso anche per collaudare dispositivi di scrittura o esemplificare i vari font,
i caratteri tipografici – in inglese: “The quick brown fox jumps over the lazy
dog”,
la rapida volpe bruna salta sul cane
pigro. L’uso più famoso ne è stato per avviare il “telefono rosso” (allarma pre-atomico)
tra Stati Uniti e Russia dopo la crisi dei missili a Cuba nel 1962.
Ce n’è in ogni lingua. In italiano si utilizza spesso un pangramma
alternativo, “pranzo d’acqua fa volti sghembi”.
Piemonte – L’architrave del
secondo Novecento letterario: lo introna Gian Luigi Beccaria parlando con l’altro
piemontese Crosetto ai suoi novant’anni su “la Repubblica”: “Sarò campanilista
ma le colonne del tempio son i nostri grandi piemontesi: Pavese, Primo Levi,
che più passa il tempo più diventa un gigante, non soltanto il maggiore testimone
del lager ma uno scrittore totale, assoluto. E quel selvatico di Fenoglio,
talento allo stato brado….. E naturalmente il monumentale Calvino, nato a Cuba
ma torinese a tutti gli effetti, che ricordo all’Einaudi sempre al lavoro, sempre
alla scrivania” – solo Gilio Einaudi non era all’altezza, “oltremodo sgradevole”.
Socialismo – Ratzinger cardinale,
non ancora papa, lo voleva cattolico: “In molte cose il socialismo democratico
era ed è vicino alla dottrina sociale cattolica, in ogni caso esso ha considerevolmente
contribuito alla formazione di una coscienza sociale” – conferenza alla Biblioteca
del Senato,13 maggio 2004, ora in “L’Occidente vincerà”.
letterautore@antiit.eu
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