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domenica 25 gennaio 2026

La rivoluzione del papa tedesco

“L’Europa, per sopravvivere, ha bisogno di una nuova – certamente critica e umile – accettazione di se stessa, se essa vuole davvero sopravvivere. La multicuturalità, che viene continuamente e con passione incoraggiata e favorita, è talvolta soprattutto abbandono e rinnegamento di ciò che è proprio, fuga dalle cose proprie. Ma la multicuturalità non può sussistere senza costanti in comune, senza punti di riferimento a partire da valori propri”. Se l’Europa vuole sopravvivere si direbbe che anzitutto ha bisogno di fare figli. Ma un po’ di ubi consistam è certamente necessario.
Oppure: “Se mai si è verificato nella storia un bellum justum è qui che lo troviamo”, in Normandia il 4 giugno 2004, per i sessant’anni dello sbarco, “nell’impegno degli Alleati, perché il loro intervento operava nei suoi esiti anche per il bene di coloro contro il cui Paese era condotta la guerra. Questa constatazione mi pare importante perché mostra, sulla base di un evento storico, l’insostenibilità di un pacifismo assoluto”.
Una liberazione che ci ha regalato “un periodo di pace lungo come non mai in tutto il corso della storia del continente”. Anche per merito “della prima generazione di politici che hanno operato nel dopoguerra, Churchill, Adenauer, Schuman, De Gasperi”, E dell’idea politica che governò la ricostruzione, “il legame fra l’agire politico e la morale” – un legame che non significa “costruire uno Stato confessionale”, ma uno Stato che prende “forma attraverso l’etica”. In un mondo peraltro che, nell’insieme, era sconvolto dalle guerre” – lunga la lista (nel 2004), dalla Corea alla Cecenia, e alla Terra Santa.
Oppure la decostruzione di Derrida. Che “ha ‘decostruito’ l’ospitalità, la democrazia, lo Stato e infine anche la nozione di terrorismo, per ritrovarsi poi atterrito dagli avvenimenti dell’11 settembre. Una ragione che sappia riconoscere solo se stessa e ciò che è empiricamente certo si paralizza e si autodistrugge”. Con l’avocazione alla “tradizione cristiana” – nella dottrina se non nella storia (in linea con molta dottrina laica dello Stato, si può aggiungere, da Alessandro Passerin d’Enrtrèves a Hannah Arendt), che procede per contraddizioni - dello Stato laico, pur senza polemizzare, senza evocare i fondamentalismi e le jihad: “La fede cristiana ha soppresso, seguendo il cammino di Cristo, l’idea della teocrazia politica. Per dirla in termini moderni, essa ha fondato la secolarità dello Stato nel quale i cristiani coabitano, nella libertà, con gli esponenti di altre convinzioni. Una coabitazione fondata peraltro sulla comune responsabilità morale, insita nella natura dell’uomo e nella natura della giustizia”.
Molto prolungata questa avocazione: “Le tentazioni di Gesù hanno come tema di fondo proprio questa distinzione, il rifiuto della teocrazia politica, la relatività dello stato e il diritto della ragione, e anche la libertà di scelta, garantita a tutti gli uomini”. Un riconoscimento senza il quale lo Stato è destinato all’inerzia. A “uno «Stato delle pura ragione», uno Stato separato dalle sue radici storiche e perciò incapace di riconoscere i fondamenti morali che alla ragione si impongono, altro non resta, su queste basi, che il positivismo del principio di maggioranza e la decadenza del diritto, con la conseguenza che quest’ultimo risulta essere retto in fin dei conti da criteri statistici”.
Si parte alti – un minisaggio del 1995 “Libertà e verità” – e senza paracadute: “La rivoluzione anticomunista segna anche la fine delle illusioni dell’Illuminismo, cioè la distruzione della concezione intellettuale fondamentale nello sviluppo iniziale dell’Europa moderna”. Che fin qui è Furet, lo storico, “Il passato di un’illusione”. Ma, poi, “è iniziata un’epoca straordinaria e senza precedenti di sviluppo uniforme. E d’un tratto si è visto, probabilmente per la prima volta nella storia, che esiste un’unica formula, un’unica via, un unico modello e un unico metodo per organizzare il futuro. E l’essere umano ha perso la fede nel significato delle rivoluzioni in corso. Ha perso anche la speranza che il mondo possa cambiare, e che la trasformazione valga la pena…. Tuttavia, in assenza di alternative, le persone si pongono interrogativi del tutto nuovi. La prima domanda è la seguente: l’Occidente si è forse sbagliato, dopotutto? E la seconda: se l’Occidente nn aveva ragione, chi l’aveva allora? Nessuno in Europa può dubitare che il comunismo non avesse ragione, e così sorge la terza domanda: non sarà che nessuno aveva ragione? Se è così, tutto il patrimonio intellettuale dell’Illuminismo è privo di valore… Forse, dopo due secoli di funzionamento utile e senza difficoltà il logoro motore a vapore dell’Illuminismo si è fermato sotto i nostri occhi e con la nostra cooperazione. E il vapore semplicemente si sta dissipando”. Per concludere: “Libertà e verità, il dilemma dell’Illuminismo, nel quale siamo caduti, ci obbliga a ripensare le due domande, e a rinnovare la ricerca della relazione tra di esse”. Non poco, qualcosa come “tornare a considerare nuovamente il punto di partenza del percorso della libertà nella modernità”.
Ratzinger era un debole e un passatista? Questa minisilloge, di pochi articoli e discorsi, da cardinale e da papa, ne fa uno scienziato politico di prim’ordine. Di pensieri chiari e semplici su temi impegnativi – libertà e verità aprono e chiudono la raccolta. E ben capace di argomentarli. Partendo dalla critica dell’idea di libertà senza limiti e a portata di mano, una volta per tutte, massimo sostenitore Marx, dell’uomo prometeico (ma è quello della “Ideologia tedesca”, che lui non aveva pubblicato, n.d.r.).  
Un cardinale e papa che si difende con la pubblicazione, via via sempre più intensa, dei suoi scritti. La novità di questa mini-raccolta è Giuliano Ferrara, che l’ha voluta e la presenta. Una vindicatio rigorosa, sostanziosa, di Ratzinger e l’aggiornamento. Con un elogio senza ombre del moderno, o del riconoscimento della forza del moderno,
Un piccolo indice avrebbe giovato. Eccolo, parla da sé:
“Le ragioni dell’Occidente” (“Communio – Rivista cattolica internazionale”, n. 24, 1995
“L’Europa, la tradizione e l’etica in un mondo dominato dalla tecnica”. Forum di Cernobblio, Villa d’Este, 8 settembre 2001
“La necessità dell’Europa in un mondo globalizzato”. Conferenza alla Biblioteca delSenato, 13 maggio 2004
“La guerra giusta e gli errori del pacifismo assoluto”. Discorso per i sessant’anni dallo sbarco alleato in Normandia, Normandia 4 giugno 2004
“Dio e il lamento di Israele. Il papa tedesco a Auschwitz”. Discorso ad Auschwitz-Birkenau, 28 maggio 2006
“La riconciliazione di Oriente e Occidente”. Congresso Cmece (Commissione episcopati Comunità Europea), 24 marzo 2007
Contro il relativismo, L’anelito per la libertà e la verità”. Incontro col mondo accademico al castello di Praga, 27 settembre 2008
Joseph Ratzinger, L’Occidente vincerà, “Il Foglio”, pp. 118 € 1,50

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