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mercoledì 5 aprile 2017

Letture - 298

letterautore

Cicli – Ricorrono anche nella letteratura, oltre che nella geologia e – pare – nell’economia. Giotto “non esisteva” nell’Ottocento. Dante era un “barbaro” per il Settecento. Non si legge più D’Annunzio, e non si tollera, che ha “fatto” il Novecento italiano, fino a Pasolini.

Critica – Rifiuta (scarta) l’esistente in blocco. Senza magari dirlo, che sarebbe già una critica, come fece Citati con Baricco. Molti non esercitano più: i “novissimi” Berardinelli, Ficara, La Porta, Onofri, e gli emeriti già militanti, Walter Pedullà, Asor Rosa, Ferroni, lo stesso Citati. “La Lettura” ha Piperno per la narrativa straniera e nessuno per quella italiana. Supplisce con le coperture da ufficio stampa\agente\scuola di scrittura, tutte osanna e niente sostanza – una mano lava l’altra. Lo stesso il “Corriere della sera”, dove Magris copre autori stranieri. Lo stesso il “Domenicale” del “Sole 24 Ore” – i cui contemporaneisti, Gabriele Pedullà, Domenico Scarpa, scantonano - su curiosità, storie, divagazioni, centenari. Nel “Robinson” e nei settimanali non si trova mai un indirizzo giusto, convinto.

Dialetto – “Il dialetto restringe la vita, la rimpicciolisce, la puerizza”, Alberto Savinio, “Ascolto il tuo cuore, città”, 11: “«Con lo scemare della coltura prevalsero i dialetti», dice Francesco De Sanctis nel capitolo della sua Storia della letteratura italiana dedicato ai siciliani”. Peggio: “Il dialetto è una delle espressioni dirette dell’egoismo familiare, di quel «familismo» che è all’origine di tutto il male, di tutte le miserie che deturpano l’umanità”.
Savinio crebbe cosmopolita, e non bene con la madre e col fratello De Chirico. Questo non lo dice, ma si sa. Di suo aggiunge: “E me, che famiglia non ho, mi guardano di tra i dialetti come uno che non ha famiglia, non ha terra, non ha casa”. Peggio ancora: “Il dialetto opera anche sull’apparato oculare, e chi parla in dialetto vede uomini e cose in formato ridotto. Me i miei vicini mi vedono piccolo piccolo”.

Dossi – Carlo Dossi ambasciatore a Atene il “greco” Savinio trova inadeguato, per la statura- “a un ambasciatore si richiede la pienezza «doppia» delle figure delle carte da gioco”.
Quando lo rivide in Italia, dall’ex ambasciatore invitato “nella sua villa presso Como”, qualche anno dopo, lo trovò, racconta in “Ascolta il tuo cuore, città”, p. 301, “un sospiro d’uomo”. Che per di più si schermiva di aver scritto i suoi libri, attribuendoli a un fratello, “che probabilmente non aveva” – Savinio di fratelli se ne intendeva.


Giallo – È lo spirito scientifico, la ricerca. Savinio lo dice in questo modo (“Ascolto il tuo cuore, città”, 57): “Lo spirito scientifico continua lo spirito poliziesco, e tra le nostre facoltà è la più sviluppata di tutte”.

Italia – È il filo conduttore dell’opera testamentaria di Jacques Le Goff, “Faut-il vraiment découper l’histoire en tranches?”, dall’antichità al Settecento  senza cesure: con la Scolastica, Giotto, Dante, Petrarca, Ficino e fino a Muratori (trascura Vico, che pure conosce), e le repubbliche marinare, i Comuni, i Principati. Le piccole patrie, l’equilibrio.

Italia-India L’Italia indiana è esercizio anglosassone – Marx che se ne dilettò si può dire anch’egli per molti aspetti londinese. Isherwood ne ha scritto, che è grande viaggiatore pur non conoscendo l’Italia - c’è venuto tardi, già accasato a Don Bachardy, e a Venezia pianse: “I bengalesi non sono affatto nordici, ma molto vitali, brillanti e volubili, e se piangono non è per molto; somigliano molto agli italiani”. E Forster a proposito del signor Fielding, suo alias in “Passaggio in India”, di una sua fissa: “Guardare un indiano come se fosse italiano non è errore consueto e neanche fatale, forse, Fielding tentava spesso delle analogie tra questa e l’altra penisola, più squisitamente popolata, che si protende nelle classiche acque del Mediterraneo”.
O forse aveva ragione Loti, cui l’India piaceva ma senza inglesi.

Latino – È la ragione per Savinio (“Ascolto il tuo cuore, città”, 276): “Non dico che nella sola mente latina splende la santa luce della ragione, ma che soltanto in essa questa luce splende e piena”.
Ne fa un esempio: “La ragione precede i fatti e ne determina l’esistenza. È uno degli assiomi più beli della «mente latina»”.

Leopardi – Va di fretta, geniale e sbrigativo. Che il francese disse lingua “della mediocrità”. E il Vesuvio della “Ginestra” “Sterminator Vesevo”. E non leggeva romanzi.

Manzoni – A lungo se ne sono evocate, ma senza indagarle, le “parti nere” del carattere e della vita. I tanti figli morti, l’odio poco represso verso la madre, la moglie dimenticata al passeggio. Di ogni altro si fa, italiano e straniero, si pettegola anzi molto, di Manzoni niente. Gloria milanese, nazionale? La tragedia della sua vita, che in qualche modo c’è stata, e non di poco conto dietro l’olimpismo, lo diminuirebbe o non lo accrescerebbe? Per esempio lo “modernizzerebbe”, levandolo dal bolsismo.
Fu stanziale – per sessantadue anni abitò nella stessa casa, in piazza Belgioioso, dai ventisei fino alla morte. Ma non grigio. La conversazione e gli aveva vivaci. Anche in quello che stampava: negli scritti storici, per esempio, compresi quelli dei “Promessi sposi”, è molto temperamentale, scopertamente, anche sulla pagina.

Mito – In greco antico è semplicemente “parola”.
I miti “si creano”, parlando.

Natura – Non è remota, secondo Savinio (“Ascolto il tuo cuore, città”, 57): “La natura a portata d mano è tutta registrata nei libri”. La natura di cui fantastichiamo “sta fuori dei libri, e forse della stessa natura”.

Omero – È volentieri freddurista, nei nomi, che talvolta si diverte ad argomentare, e le etimologie.
Freddurista fa anche Pallade Atena, quando, al termine del discorso agi dei, gioca su Odisseo-odisào, che è odiare.

Sorella – Venuto in auge con i giudici palermitani assassinati dalla delinquenza, il personaggio è in auge con molti letterati: Byron, Leopardi, Stendhal, Nietzsche, Pascoli, con “L’uomo senza qualità” di Musil, seconda parte,  anche in Thomas Mann, che non ne aveva.

Veneziano – “Il veneziano è una lingua senz’osso”, Alberto Savinio, “Ascolto il tuo cuore, città”, 12: “Dà riposo a incisivi e canini. È a uso di mastodonti, ossia di coloro che hanno i denti a forma di mammelle. Il veneziano invita agli argomenti scherzosi e a goldoneggiare...”.

letterautore@antiit.eu

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