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giovedì 14 aprile 2022

Ma che guerra è questa - dei danni collaterali

Il presidente Biden buon cattolico, novello Eolo, scatena la tempesta perfetta ogni paio di giorni.
Ora è Nato per tutti, sfidiamo il mondo intero, dopo che per anni ci ha portati alla sconfitta in Afghanistan, in Iraq e in Siria. E genocidio a carico di Mosca, prodromo a un’altra Norimberga, a una delenda Russia. Allegramente: fa un certo effetto seguirlo che sorride mentre sta stritolando l’Europa.
 
“La Repubblica”, giornale incondizionale pro Zelensky e Biden, fa parlare il Procuratore Generale Militare, Marco De Paolis: “Speriamo che al più presto si possa fare chiarezza con organi giudiziari imparziali”; “Non ci sono informazioni pervenute dall’Ucraina che facciano pensare a un genocidio”: “Occorre documentare le violenze e le uccisioni. Occorrono prove”, eccetera, il rosario dei giudici. Con una precisazione: “Il danno collaterale non è un reato (crimine di guerra, nd.r.). Il bombardamento che per errore distrugge edifici con civili è considerato un danno collaterale. Lo abbiamo visto in Iraq, Siria, Afghanistan”. In guerre che Biden ci ha fatto pure perdere. 
 
Arriva anche a “Repubblica” la foto del leader dell’opposizone parlamentare a Zelensky, Medvedchuk, esibito in tuta mimetica, il tipo senza lacci alle scarpe, da manicomio o da Regina Coeli (ma sempre con le manette spennellate), che il quotidiano ex di Scalfari ritiene giusto bilanciare con una foto dello stesso parlamentare ieri. Specificando ampiamente come Zelensky, “a corto di consensi, non andava troppo per il sottile” un anno fa: “Da febbraio dello scorso anno la sua vita era un inferno”, sua di Medvedchuk: “Il Consiglio di sicurezza e difesa nazionale, molto vicino al presidente Zelensky,”, gli aveva chiuso le stazioni tv, e aveva imposto “sanzioni personali a lui e alla moglie, l’ex presentatrice tv Oksana Marchenko”. Un Consiglio molto vicino a Zelensky “assai poco amato solo tre mesi fa”.



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