Non hanno fatto un deserto e lo chiamano pace. Semplicemente, hanno rimesso in piedi un regime traballante. Uccidendone alcune migliaia di cittadini incolpevoli. Hanno mostrato i limiti della loro superiorità e albagia. Hanno creato il caos nei rifornimenti energetici. E probabilmente, anzi sicuramente, tra le monarchie del Golfo, già solide, e ora insonni.
L’America, non solo Trump, non esce bene da Hormuz, la catena di comando, il deep state. Che si è lasciato trascinare dal levantinismo. Prestandosi a fare quello che Israele vuole fare, disorganizzare il Medio Oriente – l’Israele di Netanyahu, ma non ce n’è un altro da un quarto di secolo ormai. Che poteva anche passare per un atto di realpolitik – provare o accettare le cose come vanno senza attenersi a strategie e programmi – ma si è rivelato al terzo o quarto giorno, esauriti i bombardamenti, un miraggio. Disorganizzare il Medio Oriente è un gioco a cui gli ayatollah sono imbattibili.
All’iniziale sorpresa si poteva anche pensare, per dare un filo all’insensatezza, che l’obiettivo fosse il Resto del Mondo: America First come una scrollatina al mondo. In parte lo è stata, ma a beneficio di pochi, seppure potenti – l’industria americana dell’energia. Però a carico anche dell’America, sia la spesa che l’economia, e presto probabilmente la politica. Con i rincari su tutto per tutti, una minaccia d’inflazione che manterrà alto il costo del denaro (investimenti), e uno scadimento della fiducia dell’elettorato. Con quanto ciò potrà significare per Trump e i suoi, e per il “sistema” democratico.
