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La Legione straniera siriana e la “dottrina Trump”
A Beirut sono convinti che l’“operazione Bekaa”, per il fittizio recupero
della salma di un pilota militare israeliano disperso nella regione quarant’anni
fa, sia stata operata dalla “legione straniera” siriana, e non da soldati israeliani
elitrasportati. Le “notizie” a Beirut vanno prese con le molle, ma la legione straniera
siriana esiste.
Non si chiama così, ma raggruppa immigrati di varia provenienza, asiatici
e africani, assoldati dal fronte anti-Assad. Riorganizzati dopo il cambio di
regime a Damasco, sarebbero stati messi alla prova del fuoco nella valle della
Bekaa, per una missione di tutto riposo – giusto una incursione in territorio
libanese. Gli elicotteri israeliani sarebbero intervenuti evacuare la legione siriana, che Hezbollah martellava.
Ahmed al Sharawa “al Jolani” sarebbe, secondo la stessa narrazione, il primo
caso della “dottrina Trump”, la sostituzione di un regime avverso con esponenti
dello stesso regime disposti a collaborare. Al Sharawa, che ora veste in doppiopetto,
era uno dei nemici di Assad, ma jihadista di Al Qaeda. Un terrorista convertito,
secondo la nuova tattica della Cia, che Trump ha fatto propria. Come poi in
Venezuela, e ora prova in Iran.
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